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“Affinché non succeda mai più” - Appello al Procuratore Ocampo sul disastro umanitaria in Libia

Il Procuratore della Corte Penale Internazionale Ocampo riferisce oggi al Consiglio di Sicurezza Onu sull’impegno preso nel novembre scorso di indagare su tutti i crimini commessi durante e dopo la guerra di Libia, compresi quelli degli insorti e della stessa Nato. Una schiera di intellettuali, artisti e attivisti italiani, fra cui Dario Fo, Moni Ovadia, Pancho Pardi e Alex Zanotelli gli ha rivolto un appello. Il mondo ascolti cosa ha da dire Ocampo e lo giudichi.

 

Egregio Procuratore Ocampo,

L’intervento militare in Libia è stato definito “un fulgido esempio di riuscito intervento umanitario”. Solo la disinformazione che ha imperato può avvalorare un simile giudizio. In realtà esso ha causato nel paese un’autentica catastrofe umanitaria.

Non per nulla il 27 ottobre 2011 il Consiglio di Sicurezza Onu deferiva alla Corte dell’Aia, oltre ai crimini del regime, anche le violazioni compiute dagli insorti e dalla stessa Nato.

Abbiamo pertanto apprezzato la Sua dichiarazione al Consiglio di Sicurezza del 2 novembre 2011, dove esprimeva l’intenzione di investigare anche tali crimini, usufruendo del lavoro di indagine della Commissione d’inchiesta del Consiglio per i Diritti Umani Onu.

Lo scorso marzo, quella Commissione depositava il suo rapporto, da cui risultano crimini di estrema gravità commessi da entrambe le parti sul terreno.

Si conferma che forze governative commisero violazioni comprendenti sia crimini di guerra che crimini contro l’umanità, fra cui i più gravi dopo l’intervento Nato del 19 marzo. Non risultano tuttavia né attacchi aerei, né uso di mercenari, né saccheggi.

Quanto agli insorti, anche ad essi sono attribuite violazioni molto gravi, comprendenti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, fra cui il violentissimo attacco a Sirte nell’ottobre 2011, culminato nell’esecuzione di Gheddafi.  

Purtroppo, le violazioni ad opera degli insorti sono continuate in varie forme fino ad oggi, nonostante la nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che nel marzo scorso ha ribadito con rinnovata preoccupazione il deferimento.

Quanto alle forze Nato, la Commissione ritiene che esse abbiano fatto molto per evitare le vittime innocenti, ma documenta nondimeno la morte di almeno 60 civili, di cui 14 bambini. Ci sono buone ragioni per ritenere tale conteggio in difetto.

Ma la più grave responsabilità del comando Nato non risiede tanto in quei sia pur gravi episodi, quanto nell’aver indefettibilmente sostenuto, esorbitando del tutto la Risoluzione 1973, l’azione militare degli insorti, anche mentre essi commettevano proprio quei crimini che la Risoluzione stessa mirava ad impedire, ed anche quando le autorità incaricate della mediazione, in particolare l’Unione Africana, sembravano sul punto di ottenere importanti risultati.

L’intervento in Libia fu giustificato con l’intento di scongiurare morti, ingiustizie e distruzioni. Adesso constatiamo che troppe morti, ingiustizie e distruzioni sono seguite a quell’intervento. Noi la esortiamo a fare tutto ciò che è in suo potere, con la massima imparzialità ed equaniminità, perché tutti i responsabili siano perseguiti e puniti.

 

Italia, 14 maggio 2012

 

Primi firmatari:

Umberto Allegretti, Angelo Baracca, Nancy Bailey, Nino Buttitta, Paolo Cacciari, Tonio Dell’Olio, Nando Dalla Chiesa, Tonino Drago, Luigi Ferraioli, Dario Fo, Iacopo Fo, Domenico Gallo, Johann Galtung, John Gilbert, Alberto L’Abate, Franco La Cecla, Raniero La Valle, Flavio Lotti, Alfio Mastropaolo, Moni Ovadia, Antonio Papisca, Pancho Pardi, Nanni Salio, Alessandro Santoro, Gianroberto Scarcia, Alex Zanotelli.

 

Promotori: Alberto Cacopardo, Alessandro Marescotti, Patrick Boylan e l’Associazione peacelink.

 

Il testo integrale dell’appello su: http://albertocacopardo.blogspot.it

 

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