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Alfano e la pedofilia: il ministro burattino alle prese con l’omertà

Come  in un piccolo palcoscenico siciliano che si rispetti, con tanto di pupi e burattinaio, il ministro siculo Alfano, al quale il concetto di dignità istituzionale poco si addice, viene mosso a scatti (scatti di rabbia) dal burattinaio di turno. Che di volta in volta si può chiamare Predidente del Consiglio o Vaticano o quant’altri esercitino, propriamente o impropriamente, una funzione di dominio sulla piccola figura mossa dai fili del livore.

Nell’inchiesta di Trani su Berlusconi e Minzolini, con evidente scopo intimidatorio nei confronti dei magistrati che provavano a fare il loro dovere, il titolare del dicastero della giustizia manda gli ispettori a controllare chissà cosa, schierandosi apertamente a protezione del proprio datore di lavoro e non a protezione dei propri giudici, per i quali e coi quali è stato chiamato a svolgere un ruolo.

Parimenti, con una tempestività fuori dal comune, su evidente sollecitazione delle gerarchie ecclesiastiche probabilmente per il tramite di Monsignor Gianni Letta, manda altri ispettori in quel di Milano, un altro tribunale particolarmente inviso, dove il procuratore dott. Forno si è permesso di dire che forse nei numerosi casi di pedofilia le stesse gerarchie ecclesiastiche dovrebbero parlare di più. Ma si sa, in Trinacria, terra natale del ministro, quando si sente dire che bisogna parlare di più, a volte scattano logiche omertose di radicata solidità, logiche straordinariamente analoghe a quelle misteriche e nebulose di provenienza religiosa, tanto care all’istituzione Chiesa.

E il rato di pedofilia, lo si sappia con chiarezza, esiste e si è potuto radicare grazie soprattutto all’omertà, alle coperture, in molti casi alle connivenze: questa è la ragione per la quale chi dice che bisogna parlare viene messo all’indice dal potere. Mentre all’estero l’abominio (ormai tranquillamente definibile come planetario) della pedofilia nella Chiesa assume tratti sempre più sconcertanti; in Italia, Paese a sovranità limitata, si mandano inquietanti segnali “tappabocca” a chi vorrebbe invece che qualcuno, nell’anno del signore 2010, parlasse finalmente anche da noi. Perchè è oltremodo singolare che nel Paese non foss’altro che per tradizione e storia più cattolico di tutti, con eserciti di religiosi disseminati in ogni dove, siano usciti fuori solo sparutissimi casi di pedofilia. Veramente poco credibile.

E allora, caro signor ministro, se nell’inchiesta di Trani, fra Berlusconi e i magistrati, lei si è da subito schierato con suo datore di lavoro; in quella che si profila un’inchiesta ancor più delicata, deve usare grandissima attenzione, perchè, fra i magistrati e i pedofili, lei rischia coi suoi atteggiamenti di passare alla storia come il ministro che si è schierato dalla parte sbagliata. Il peggiore degli errori, come ministro e soprattutto come uomo.

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