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A PROPOSITO DI REFERENDUM

L'inizio dell'iter di alcuni nuovi referendum abrogativi (in particolare quelli contro la privatizzazione della distribuzione dell'acqua) ha riaperto la ricorrente polemica contro lo strumento previsto dall'articolo 75 della nostra Costituzione

Non stupisce che i maggiori partiti appaiano ostili nel merito a queste iniziative, ma i contrari fanno anche notare che in un Paese con una astensione media intorno al 30% è sempre più difficile raggiungere il quorum dei votanti, quando non pensano addirittura a modifiche costituzionali che rendano praticamente impossibile in futuro la raccolta delle firme necessarie.

Se l'abuso dei referendum in un recente periodo della nostra storia ne ha in qualche modo limitato l'efficacia, questo non può sminuire l'importanza di questo istituto di democrazia diretta, che, al di là della sua efficacia pratica, è parte rilevante del modello istituzionale su cui è costruita la nostra Repubblica.


Nel nostro sistema democratico il ricorso al referendum, a livello nazionale o locale, denuncia una situazione patologica di scollamento fra la volontà dei cittadini e quella dei partiti e del Parlamento, che, in modo diverso, dovrebbero invece interpretarla. Si ricorre al referendum, strumento macchinoso e impegnativo, solo quando gli organi istituzionali si esprimono su un argomento in modo palesemente difforme al pensiero di una larga parte della opinione pubblica.

Se i cittadini concorrono a determinare la politica mediante i partiti (art. 49 Cost.) e l'elezione del Parlamento è la forma con cui esercitano la loro sovranità (art. 1), il ricorso alla espressione diretta della loro volontà costituisce la dimostrazione di un non-funzionamento del meccanismo rappresentativo, se non di un conflitto.

E l'art. 75 chiarisce senza equivoci che deve sempre prevalere la volontà dei cittadini.


I Costituenti avevano fortunatamente previsto questo 'incidente', pur considerandolo un caso eccezionale, e ci hanno concordemente fornito lo strumento per farvi fronte.

Quello che non potevano prevedere è l'attuale arroccamento delle dirigenze di alcuni partiti, che invece di prendere atto della volontà popolare e farsene interpreti, puntano a cancellare di fatto uno strumento di democrazia.

L'utilità dell'istituto referendario dovrebbe invece essere considerata crescente, se consideriamo che le leggi elettorali maggioritarie (con 'premio' e senza preferenze) possono assegnare le maggioranze a partiti che rappresentano solo una minoranza di cittadini e cancellano di fatto il rapporto diretto fra elettori ed eletti.


Il rischio quindi di vanificare il dettato dell'art.1 ('La sovranità appartiene al popolo ...'), su cui la Repubblica si fonda, è sempre più presente.


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