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Anticorruzione e parlamentari in conflitto d'interessi

La legge anticorruzione invocata last minute anche da Napolitano, ribadita come priorità da Monti, auspicata infine dopo “il caso Fiorito” dal PDL, che l’ha ostacolata con ogni mezzo, sta per tornare in Senato dopo una paradossale ed incredibile peregrinazione che dura da oltre due anni

Il bello è che il Parlamento che dovrebbe approvarla è quello dove siedono oltre cento tra condannati ed imputati chiamati a varare, un provvedimento che pur se inadeguato a fronteggiare le dimensioni e la capillarità di un fenomeno che non ha eguali in Europa né nelle democrazie degne del nome, li mette di fronte ad un tragico conflitto di interessi.

In quello che fu il partito di Berlusconi, secondo un ex ministro berlusconiano in fuga come Stefania Prestigiacomo in preda ad “una guerra per bande”, rimangono ancora le resistenze fortissime sull’illecito traffico di influenze e sulla corruzione tra privati che lascerebbero “troppa discrezionalità” agli odiati e sempre più temuti magistrati.

E naturalmente non è nemmeno immaginabile parlare, come ha fatto di nuovo l’ANM, di priorità di una revisione dei tempi della prescrizione modellati sulle plurime esigenze processuali di Berlusconi dalla memorabile ex-Cirielli.

Così come è impossibile parlare dell’introduzione del reato di autoriciclaggio (vedi Lusi) incredibilmente, ma non troppo, assente dal nostro ordinamento e tantomeno del falso in bilancio, reato di fatto depenalizzato su imput del gotha della classe imprenditoriale e della finanza con il pieno avallo della nomenclatura diessina in tempi ormai remoti, come ci ha ricordato molto puntualmente a Report Milena Gabanelli.

A conferma della necessità assoluta di mettere al primo posto la lotta alla corruzione e della contestuale gigantesca difficoltà che possa essere questo Parlamento e questa maggioranza ad operare seriamente in tal senso, è arrivata tra le mani dei magistrati di Napoli che indagano sulle presunte estorsioni di Tarantini e Lavitola all’ex presidente del Consiglio, la letterina di quest’ultimo indirizzata all’amico Silvio da cui emerge, con una continuità impressionante nell’arco di oltre un decennio, l’attività del direttore-faccendiere per favorire con ogni tipo di attività corruttiva a livello istituzionale il suo beneficiato.

Come ha ribadito senza mezzi termini nell’intervista a Lilli Gruber il presidente della Camera Gianfranco Fini, oggetto di un “trattamento Boffo” sulla casa di Montecarlo, costato secondo Lavitola dai 400 ai 500mila euro a Berlusconi, se anche la lettera fosse falsa al 90 per cento, è sicuramente vera al 10 per cento per la parte che lo riguarda, e dunque “il signor Berlusconi è un corruttore”.

A dire il vero non si tratterebbe di una grande notizia, ma naturalmente nell’operazione di ribaltamento sistematico della verità dei giornali personali dell’ex premier, a cui comunque si accoda ancora buona parte dell’informazione non direttamente a libro paga, l’accento è stato posto sul nuovo “duello” tra due vecchi nemici, piuttosto che sul quadro di turpitudine istituzionale che emerge da quelle righe ricattatorie e sgrammaticate.

Ovviamente Berlusconi avrebbe dato “ampio mandato” ai suoi legali, e cioè quelli che hanno sollevato il conflitto di attribuzioni sul fondamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak, per adire ogni via legale contro Fini, a cui finora sembra che non sia stato dato seguito, anche perché il fatto che Berlusconi sia un corruttore non è solo una non-notizia, ma è una verità processuale stabilita con sentenza definitiva dalla Cassazione nel processo Mills.

Allora cosa possiamo legittimamente aspettarci in merito all’approvazione di un ddl anticorruzione, che porta peraltro il nome dell’ex ministro della giustizia Angelino Alfano e che deve essere approvato dal cosiddetto partito del “sig. Berlusconi” dove per decine di “onorevoli” qualsiasi inasprimento dei reati contro la P.A. costituisce un pericolo oggettivo e molto concreto? Possiamo “solo” pretendere, da cittadini offesi oltre ogni limite di sopportazione, che il Governo ed il Ministro della Giustizia si assumano, dopo un temporeggiamento che non gli fa onore, le loro responsabilità e mettano immediatamente la fiducia senza continuare ad accodarsi alle sparate di Alfano & C. sulla determinazione “del partito degli onesti” a portare a casa il pacchetto anticorruzione.

Anche perché assistiamo quotidianamente all’ostentazione di un quotidiano disprezzo per l’intelligenza degli elettori e per la decenza delle istituzioni: persino dopo “i casi” del Lazio e della Lombardia dobbiamo sopportare che siano Formigoni e la Polverini a fare i tagliatori implacabili dei costi della politica e i risanatori dei bilanci regionali. Mentre nei TG del servizio pubblico e delle reti Mediaset dove imperversano sempre gli stessi parlamentari imposti in modo invariabile e preconfezionato dai rispettivi partiti, gli esponenti “autorevoli” del PDL con una faccia tosta rafforzata probabilmente dalla disperazione, continuano a ripetere incuranti del ridicolo che Berlusconi è un candidato premier che rende superflue le primarie ed, in subordine, punto di riferimento “irrinunciabile”, in quanto “padre nobile” del partito.

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