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Beata ingenuità ministeriale

L'eterno ministro dimissionario, beneficiato a sua insaputa

Nella pur corposa cronaca che sconfina nell’ aneddotica delle dichiarazioni rilasciate da notabili prese con le mani nel sacco forse mancava un ministro della Repubblica che convoca una conferenza stampa senza domande per dire che sì forse gli hanno pagato a sua insaputa una casa con vista Colosseo e che se così fosse la lascerebbe subito, omettendo di aggiungere che l’ignoto beneficiario è quel Diego Anemone tutt’ora in carcere e perno del sistema “gelatinoso” instaurato dalla cricca della protezione civile dell’onnipotente e onnipresente Guido Bertolaso.

In contemporanea alle dimissioni di Scajola, diventato indifendibile persino per Silvio Berlusconi e impossibile da scudare nonostante il legittimo impedimento allargato ai ministri, il capo della protezione civile incredibilmente ancora al suo posto e pronto a pontificare in ogni occasione si è scagliato contro il film documentario di Sabina Guzzanti “Draquila. L’Italia trema” che sta per uscire nelle sale e che sarà presentato a Cannes, reo, il film, di “far fare una brutta figura all’ Italia”.

Poi per quadrare il cerchio, il presidente del Consiglio, quasi a voler commentare la giornata ha constatato che “in Italia c’è fin troppa libertà di stampa” problema che notoriamente si sta impegnando a risolvere in via definitiva con una legge sulle intercettazioni che se fosse già vigente, pur con le mirabolanti correzioni apportate in senso “permissivo”, avrebbe azzoppato le indagini e impedito la conoscenza delle imprese della cupola che ha gestito emergenze e grandi eventi.

Il profilo del dimissionario dal lungo curriculum e dagli incarichi ministeriali a tempo molto determinato che solo due giorni fa aveva esordito con “sono una vittima non sono indagato” e aveva annunciato “non me ne andrò come nel caso Biagi” è più eloquente di mille commenti.

Il ministro del nucleare detto anche “sciaboletta” per il mix di bellicosità e di democristianissima apparente paciosità da “colomba” ma sempre pronto a ringhiare contro i detrattori del premier, è forse l’esempio più perfetto e più sconcertante di navigatore di lungo corso che ha attraversato da potente, alla ribalta o dietro le quinte, la prima e la seconda repubblica sempre intento a trafficare in provincia, nella sua Imperia come a Roma, tra familiari, famigli, sodali, presunti avversari per distribuire o concordare cariche e poltrone nelle amministrazioni come nelle banche.

La sua influenza sul territorio e la sua area di manovra in loco data dai lontani anni ’80 da quando da sindaco di Imperia fu arrestato per concussione in merito ad una inchiesta sul casinò da cui fu prosciolto e si concretizzò in modo molto tangibile in tempi più recenti quando per agevolare la sua discesa a Roma da ministro dell’Interno sia Alitalia che Airone crearono un volo diretto da Albenga che eccezionalmente contò anche diciotto passeggeri.

Le dimissioni precedenti datano al 2002 quando era al Viminale e gestì nel modo tragicamente noto il G8 di Genova dove andava prima del summit a controllare che non ci fossero i panni stesi alle finestre e che le fioriere fossero piazzate nei punti strategici; ma a costargli il ministero non fu quella gestione sciagurata dell’ordine pubblico e della sicurezza ma le parole disgustose su Marco Biagi, avido “rompicoglioni” carpite da un giornalista.

L’anno successivo è di nuovo ministro per l’attuazione del programma perché Berlusconi lo considera un super- fedelissimo, l’uomo giusto nei posti chiave all’interno del partito, prima come responsabile dell’organizzazione e in seguito anche nel ruolo strategico di presidente della commissione per la scelta dei candidati.

Adesso è costretto al dimettersi da un ministero molto pesante in quanto inchiodato da testimonianze e prove documentali per essere divenuto proprietario ad una cifra irrisoria di un appartamento pagatogli per due terzi in nero nel 2004 da un protagonista assoluto dello scandalo sugli appalti della protezione civile, un personaggio di cui noi siamo venuti a conoscenza in tempi molto recenti ma che evidentemente si prodigava alacremente nei confronti della politica da un tempo ragguardevole. Quello che comunque rimarrà scolpito nella memoria e tramandato negli annali è il contenuto della conferenza stampa delle dimissioni, qualcosa che sta a metà tra i personaggi comici del Decameron e i guitti da avanspettacolo e che fa sempre più pensare all’Italia come ad una Repubblica fondata sull’abuso della credulità popolare.

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