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Berlusconi non affonda: affonda l’Italia

Con lui al timone, il default è garantito: è il re Mida alla rovescia. Sfiduciato dagli elettori, delegittimato nel mondo: pagheremo tutti

Il “black-out” tecnico delle Borse, mentre quella di Milano precipitava più di tutte, è sintesi e metafora del “tilt” politico di Berlusconi e dell’Italia: sospesa sull’abisso. E’ davvero finito l’esorcista del tempo che fu, l’ex mago Merlino. Le inesorabili repliche della realtà spazzano via l’overdose di ottimismo sfoggiato da Berlusconi. I fatti non si lasciano incantare o esorcizzare da parole così platealmente opposte a un’emergenza che si aggrava in diretta. Come in diretta il premier scatena un battibecco con Tremonti mentre la Borsa affonda: incredibile, segno di una tensione esplosiva e allarmante. Annunciava miracoli. Ora va contromano e controcorrente: spinge l’Italia fuori strada. A dirlo non è il complotto mondiale speculativo. I mercati ostili. L’opposizione politica. O l’intera stampa mondiale: boccia, quasi deride il suo intervento alle Camere. “Basta scuse e scappatoie”: a incalzare così Berlusconi è l’inedito asse tra industriali e imprese, banche, sindacati, associazioni di categoria. Mentre la Borsa italiana andava al tracollo: salvata dal peggio grazie alla Banca centrale europea e ai suoi massicci acquisti di Buoni del Tesoro.

Basta scuse e scappatoie: detto in faccia, a muso duro a palazzo Chigi nell’incontro imposto dalle parti sociali. Hanno lanciato un manifesto, vera contromanovra rispetto a quella appena varata. Esigono sia attuata dal governo. Al quale anche la BCE intima di rimangiarsi la furbesca trovata di rinviare al 2014  – dopo le elezioni – il risanamento dei conti pubblici. Berlusconi è alle corde e con lui l’Italia: solo questo conta. Mai crisi di sfiducia per un premier è stata così radicale e inappellabile. Ormai il Cavaliere è un re Mida alla rovescia, macina al collo del Paese: lo trascina a fondo nella caduta precipite. Le sue repliche sono surreali. “La Borsa è come un orologio rotto, non dice mai la verità. Io investirei nelle mie aziende”. Ovvero, se il termometro segnala febbre, rompilo e guarirai. Infatti il governo greco è crollato perché la Borsa mentiva. Zapatero si è dovuto dimettere e ritirare, portando la Spagna al voto anticipato, perché il giudizio dei mercati è bugiardo e conta nulla.

Sarebbe irresponsabile addossare tutto e solo al Cavaliere. Ogni italiano, anche l’antiberlusconiano più viscerale, ora punterebbe tutto sulla sua tenuta: se coincidesse con quella dell’Italia. Ma è l’opposto. Nessuno nel Paese e nel mondo gli concede il  minimo credito. Non solo l’immagine ma la percezione del premier è del tutto compromessa. Un manager “americano” cauteloso come Marchionne dice che l’Italia non è più credibile: ha bisogno di una leadership autorevole. A questo punto, è ridicolo accusare i mercati di complottare contro Roma. Non capiscono la forza della nostra economia, replica Silvio l’incompreso. Certo, la speculazione c’è e attacca: ma c’è sempre stata. I grandi fondi che vendono o non acquistano più i Bpt italiani sono i nostri creditori: difendono i soldi dei loro risparmiatori. Hanno sfiduciato l’Italia di Berlusconi ma è incredibile la sorpresa di chi mostra sorpresa. Nessuno ricorda più? Appena due mesi fa sono stati milioni di elettori italiani a sfiduciare Berlusconi. I suoi venerati sondaggi ne confermano da un anno il tracollo nel consenso. Perché mai all’estero i risparmiatori e i loro soggetti finanziari dovrebbero ancora prestargli il credito negato dagli stessi italiani?  Ormai la golden share del Cavaliere funziona da palla di piombo per la credibilità dell’Italia. Resiste perché mantiene la maggioranza in Parlamento comprando all’asta i voti che gli servono per pareggiare quelli perduti. Ma nel Paese è minoranza, inesorabilmente delegittimato. Questa è l’unica certezza. Ma serve a poco. Siamo alla sua mercé: può resistere fino all’ultimo italiano. Se può, lo farà. Davanti al rischio fatale, solo uno strappo nella maggioranza o una mossa drastica di Napolitano può segnare una svolta salvifica. Senza retorica, la salvezza nazionale la imporrebbe.

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