Tu sei qui: Portale » Articoli » Cari Colleghi, è l'ora della rivolta solidale

Cari Colleghi, è l'ora della rivolta solidale

Appello a tutti i docenti

Cari colleghi della scuola e dell’università,

il nuovo anno scolastico si apre all’insegna di una prospettiva drammatica: la rovina della scuola pubblica. Le scelte di Tremonti hanno sprecato soldi per i fini più assurdi, come la tassa invisibile che ogni cittadino pagherà per l’inutile operazione Alitalia, ma hanno impoverito di colpo in una misura finora sconosciuta l’istruzione e la ricerca. E la ministra Gelmini, priva di qualsiasi competenza in materia ma saldamente ostile alla scuola pubblica, detta le regole per il nuovo sistema di riconoscimento del merito. Materia che conosce bene al contrario, avendo preferito migrare a Reggio Calabria per sostenere l’esame di stato.

Ma prima ancora che sulle riforme discutibili è necessario pronunciarsi sulla condizione dei nostri colleghi precari. Il nuovo anno si apre con la cacciata di decine di migliaia di insegnanti, l’impoverimento delle scuole, la diffusione irresistibile del lavoro gratuito nell’università. Le regole del mercato funzionano solo per i manager: stipendi altissimi e liquidazioni principesche. Agli insegnanti il mercato impone miseria e lavoro non retribuito.

I presidi costretti a recitare il ruolo di manager senza fondi, i rettori che devono vendere i beni immobiliari delle università, i responsabili della ricerca rimasti senza finanziamenti non hanno niente da dire? I docenti che hanno uno stipendio e avranno una pensione possono considerare i colleghi precari che si incatenano per protesta solo come testimoni di esasperazione passeggera?

Ma soprattutto come possiamo tutti tollerare una china che presto impedirà la trasmissione della conoscenza e della cultura? Come possiamo assistere senza un gesto alla chiusura della carriera anche degli allievi più meritevoli?

Bisogna riscoprire la solidarietà. Per coloro che si trovano senza lavoro e senza stipendio, sotto ricatto e privi di sicurezza, lottare è più che mai difficile. E chi è più indicato a difenderli se non i loro colleghi più garantiti? Anche i politici dell’opposizione devono impegnarsi a fondo, ma la vanificazione del ruolo del Parlamento indebolisce la loro azione nelle assemblee elettive e deve indurli a essere più presenti nella società. E’ necessario l’impegno di tutti a difendere e garantire l’autonomia del pensiero critico e la libertà di ricerca. Se si rinuncia ora, presto potrebbe essere troppo tardi.

Azioni sul documento

La rivolta c'è già stata...

Inviato da girlando il 07/09/2009 15:47
Caro Pardi,

apprezzo la tua lettera, ma è un po' tardiva... Sono Professore Universitario, e già da settembre l'anno passato ci siamo mobilitati contro tremonti e la gelmini, tramite volantinaggi, delibere di Facoltà, iniziative comuni con le scuole, lezioni in piazza, partecipazione a scioperi (per una cronistoria a Parma, vedi il blog http://unipr-protesta.wetpaint.com/). Per le Università qualcosa (poco) è cambiato, più che altro come fumo negli occhi dei giovani, mistificato con l'attacco a mezzo stampa di tutta la classe accademica indistintamente. Penso però che il poco o nulla ottenuto sia dovuto al fatto che è mancata una sponda efficace in Parlamento (tanto per fare un esempio, le iniziative del PD in materia di riforma universitaria ricalcavano quelle del Governo).
 
Iniziative forti possono essere prese anche in Parlamento (non le ha fatte la Lega, quando era all'opposizione ?), uno almeno si sentirebbe meno solo.

Per ciò che mi riguarda, aderirò a tutte le iniziative che verranno prese a livello locale. Ma sono stanco, anche perché non ho i mezzi degli altri, e la convinzione che a livello universitario almeno abbiamo già perso.

"Nessuno o tutti -- o tutto o niente."

Inviato da hyperlinker il 09/09/2009 10:19



Caro Pancho Pardi, cari professori,

volete solidarietà? Perché non la chiedete ai cittadini tutti e PER i cittadini tutti?

Tanto per cominciare, noi cittadini possiamo dare solidarietà solo a chi non si pone sopra di noi, solo a chi non accetta più di essere uno STATALE.

Dichiarati, caro Pardi, dichiaratevi, cari docenti, contro l'assunzione a vita nei ruoli del Bene Comune, della Res Publica. Dichiaratevi favorevoli ad una periodica redistribuzione dei posti di lavoro di PROPRIETA' COLLETTIVA, ed avrete piena solidarietà da parte di tutto il popolo italiano.


Qui o si lavora tutti o non lavora più nessuno!


E' finita l'epoca del rifugio statale. Basta con gli STATALI, presuntuosi dominatori dei cittadini, disposti a tutto, ad avallare ogni malefatta dei governi, pur di mantenere l'indebito privilegio del posto fisso.

Caro Pardi, cari professori, ecco questa:

Lettera aperta ai Docenti Universitari in favore di una Società Democratica - http://www.hyperlinker.com/ars/emeriti.htm

In verità, queste idee le avreste dovuto sviluppare e diffondere VOI decenni fa, non un qualsiasi cittadino.

Non siete forse voi i detentori della cultura? Non siete forse voi che pretendete di essere le avanguardie intellettuali?

Ed allora siatelo, una buona volta! Smettetela di fingervi progressisti. Iniziate ad esserlo realmente, dandovi da fare anema e core per affermare il dato di fatto che:


http://Una-Societa-Democrat[…]-ne-statali.hyperlinker.org


L'Italia ha smesso di essere uno Stato, una dominazione elitaria, sessantatre anni fa. Ora è una Repubblica, una gestione collettiva! Come mai son rimasti gli STATALI?

Perché queste idee non le avete sviluppate e divulgate VOI professori? A cosa servite, a cosa serve una scuola che non ci dice cose così fondamentali, che non ci rivela il senso compiuto e profondo dell'essere una REPUBBLICA?


E così oggi a noi cittadini ci tocca far da soli, senza di voi. E ce la faremo. In una società realmente democratica, in una Repubblica vera e non solo per finta, non soltanto la scuola e le università, ma l'intera Funzione Pubblica sarà riscritta dalla Collettività e potrà evolvere e divenire finalmente ciò che merita di essere.


Basta dunque con le finzioni! Viva le mille verità non dette!



Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Teramo - Abruzzo

tel. 339 5014947





"Nessuno o tutti -- o tutto o niente."
Bertold Brecht


PERCHÉ NON TI FANNO RIPAGARE IL DEBITO - Marco Bersani"

Come si sta riorganizzando la mafia dopo la morte di Riina: minacce, bombe ed estorsioni"

Attuare la Costituzione
Luciano Barra Caracciolo