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Così Lettieri spreme Atitech

Buoni pasto invece del premio di produttività. Così si ragiona alla nuova Atitech, impresa di manutenzioni aeronautiche acquisita nell'autunno del 2009 dalla Meridie, la investment company di Gianni Lettieri, candidato Pdl a sindaco di Napoli

I sindacati hanno tenuto per settimane la cosa sotto traccia per non essere accusati di voler influenzare la campagna elettorale. Ma la questione è deflagrata dopo l'ennesima provocazione dell'azienda, l'altro ieri: ai lavoratori sono stati offerti nuovamente i ticket restaurant o, in subordine, 180 euro una tantum, meno della metà di quanto era stato previsto dall'accordo di cessione dell'azienda stipulato a Palazzo Chigi il 13 ottobre del 2009, garante Gianni Letta.

Di fronte alla ferma opposizione delle rappresentanze sindacali, i manager di Lettieri hanno minacciato di devolvere le somme accantonate in beneficenza. Finora una sessantina di lavoratori, in prevalenza quadri medio alti, hanno già ritirato i buoni pasto: sono i fedelissimi di Lettieri, che non si sono preoccupati troppo di incrinare l'unità delle maestranze, creando un clima di tensione in fabbrica. Eppure, nell'ex punta di diamante del polo aeronautico napoletano, squassata da una crisi devastante durata anni, il recupero di produttività è stato prodigioso, nonostante l'assenza assoluta di nuove commesse e la politica di lacrime e sangue posta dall'aspirante primo cittadino come condizione essenziale per rilevare l'azienda.

Oggi la media dei salari oscilla tra i 1200 e i 1400 euro: e parliamo di personale ad elevata specializzazione. Ma i sacrifici non si fermano all'aspetto economico: l'accordo di Palazzo Chigi ha notevolmente peggiorato le condizioni di lavoro, in riferimento a turni, permessi e ferie. Il salario pieno, peraltro, resta un privilegio di pochi: 250 addetti sui 642 complessivi. Più del 60% dei lavoratori è a carico dello Stato: Cassa integrazione straordinaria, con lo stipendio decurtato del 20%. Due mesi fa, nuovo accordo: altre 81mila ore di Cigs. Formalmente, nessuna violazione dell'accordo dell'ottobre 2009, ma tra i sindacati comincia a serpeggiare la preoccupazione che Lettieri abbia intenzione di applicare ad Atitech il «metodo Mcm».

Una vicenda che ha ispirato al suo competitor per la poltrona più prestigiosa di Palazzo San Giacomo, Luigi De Magistris, la definizione di «prenditore». Di soldi pubblici. A Salerno, le antiche Manifatture Cotoniere Meridionali, rilevate ormai decotte una quindicina di anni fa dal «self made man» nato nei vicoli del Vasto e arrivato fino alla poltrona di presidente degli industriali di Napoli senza aver mai prodotto niente nel corso della sua folgorante carriera, non sono mai più rientrate in produzione. Nei locali della fabbrica aprì una sala Bingo.

In proiezione futura, le caratteristiche casette svizzere edificate dai Wenner alla fine dell'Ottocento avrebbero dovuto lasciare il posto ad una lottizzazione, poi bloccata dall'intervento della magistratura: c'è un processo in corso, imputato lo stesso Lettieri, che però corre veloce verso la prescrizione. Nel frattempo l'azienda è stata delocalizzata nella zona industriale di Salerno, ma sulla destinazione produttiva del nuovo sito l'aspirante alla successione di Rosa Iervolino ha cambiato idea almeno una decina di volte. La gran parte dei lavoratori è passata direttamente dalla Cigs, rinnovata di anno in anno, alla pensione.

Restano "attivi" (solo sulla carta) meno di un centinaio di addetti, tuttora pagati con soldi dello Stato. Per l'Atitech, Lettieri si trova più o meno a metà del guado: ha tempo fino al 2014 per riportare nei cicli produttivi l'intera platea di addetti: "Riassorbiremo tutti, lo garantisco. Nessuno sarà espulso dalla fabbrica", dichiarò tronfio subito dopo la stipula dell'accordo di cessione. Ma, da circa due anni, oltre a non aver messo un solo centesimo di suo nel rilancio dell'azienda, tira a campare, non avendo mai presentato un piano industriale. E intanto, Alitalia, che doveva trasferire a Napoli quote consistenti della manutenzione pesante dei vettori, continua a lavorare in proprio. "Dal 2009 - afferma Mario Salsano, della segreteria confederale Cgil - Atitech non ha acquisito una sola nuova commessa, né ha recuperato commesse esterne".

Nel frattempo Finmeccanica, continua a fare orecchie da mercante sull'assorbimento del personale ritenuto in esubero. E la Regione, che si era impegnata con la passata Giunta a finanziare corsi di formazione per i lavoratori, ha fatto marcia indietro. Con Gianni il fenomeno che non ha mosso un dito.

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