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L’autunno del Sultano

Articolo di fondo del Die Welt: Il potere di Silvio Berlusconi crolla

Per Silvio Berlusconi quest’anno non ci sono state ferie estive. Non se le è concesse. Rilassarsi nel lusso era possibile una volta – benché negli ultimi tempi egli fosse divenuto ancora più famoso per i suoi sontuosi festini. Che forse nel frattempo i party gli siano divenuti nocivi? Il cangiante premier italiano li avrebbe tenuti lontani da sé. Perché lui non ride più sempre così a 32 denti come prima, non dice più le sue vecchie spiritosaggini? La gente non dice: "Meno male, che Silvio c'è!”.

Si, qualcuno ancora lo dice. Eppure che egli abbia pronunciato al meglio la formula perfino in una conferenza stampa a La Maddalena con il capo del governo spagnolo Zapatero alla fine ha tolto ogni fascino al leggiadro slogan. Lui è Superman, si è pavoneggiato l’ometto con gli alti tacchi, e il consenso fantastico della popolazione la dice sempre lunga. Sì, lui è il premier più ricco di successi nei 150 anni di storia della Repubblica italiana.

In un certo senso questo è vero, eppure: stavolta dietro la vecchia sceneggiata si poteva udire il sommesso frusciare del sipario per l’ultimo atto di un dramma, nel quale sotto gli occhi di tutti sembra trasformarsi la vecchia commedia con Silvio Berlusconi. Colui che da sé si presenta come Superman non lo è già più. Chi da solo celebra le proprie azioni eroiche è diventato un monumento a sé stesso che si sta sgretolando. Al vostro premier è successo qualcosa.

Ancora una volta, da vero sovrano, lo scaltro illusionista aveva plasmato il vertice G-8 nella città terremotata de L’Aquila come un vertice alla propria carriera. Eppure, invece di lasciar estinguere, rilassato, l’irritazione che nella primavera avevano acceso numerose – e non troppo sostanziali – rivelazioni sulla sua vita amorosa, ha sorpreso sempre più frequentemente con insoliti errori di posizione e col bombardamento di sempre nuove accuse, con un nuovo nervosismo accompagnato di quando in quando da isteriche tirate. Anche precedentemente aveva incaricato i suoi avvocati di sporgere querela contro tutta una serie di diversi media in Italia e all’estero. Ma mai prima d’ora aveva autorizzato il “Giornale”, suo quotidiano di famiglia, a entrare con la Conferenza episcopale italiana e con l’ “Avvenire”, che della CEI è la nave da guerra pubblicistica, in un conflitto al cui termine Dino Boffo, direttore di quel foglio, diede sorprendentemente le dimissioni, dopo che anche a lui da parte di giornalisti di Berlusconi erano state rinfacciate macchie sulla sua vita amorosa.

Il capo del governo ha smarrito il suo istinto strategico? Con questa piccola vittoria di Pirro in ogni caso ha leso per la prima volta il ferreo principio “vivi e lascia vivere”, in base al quale la Chiesa cattolica ha sempre tollerato nei mutevoli partiti di Berlusconi i liberi pensatori e i massoni, i quali per questo avevano grande riguardo per l’identità cattolica, profondamente radicata, di una gran parte degli elettori italiani. Anche se da quasi vent’anni la Democrazia cristiana non è più presente come motore della politica italiana, sono rimasti gli strati elettorali che l’hanno conservata così a lungo al potere. Ma ciò non basta. Nel frattempo il premier ha fatto minacciare da Vittorio Feltri, il capo del “Giornale”, perfino Gianfranco Fini, il suo più stretto alleato al potere, della diffusione di dossier piccanti riguardanti il suo precedente partito “Alleanza nazionale”.

Suo marito è “malato”, aveva rivelato Veronica Lario, la moglie del Cavaliere, in aprile scorso a “la Repubblica”. Da allora suo marito ha perduto il suo orientamento da sonnambulo nella conservazione del potere. Non sono state le diverse componenti dell’opposizione, è stata la vecchia amica nel suo letto coniugale, è stata la moglie del donnaiolo, che ha inferto nell’ego di Silvio una profonda ferita che non vuole più guarire. Quindi autunno del patriarca? Non necessariamente. Perché Silvio Berlusconi non è stato mai un patriarca – come a grandi linee Giulio Andreotti. Egli non sarebbe neppure un dittatore, bensì un “sultano”, come lo ha definito recentemente il politologo Giovanni Sartori. Certamente questo o quello. Adesso attorno a lui è autunno. Tuttavia è inverosimile che nel sistema politico italiano si arrivi presto a una primavera. Gianfranco Fini verrà certamente. Il resto è incerto.

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