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La "cricca" alle comiche finali

Assistiamo da un decennio a traffici e ruberie a danno dei cittadini che pagano le tasse con protagonisti ruspanti superstiti della prima repubblica felicemente approdati alla seconda

Dopo l’accorato “non potrei vivere in una casa comprata con i soldi di altri” di un ministro ora ex grazie al lavoro meritorio della magistratura ci siamo dovuti sorbire nell’imminenza della scarcerazione di Diego Anemone la faccia tosta per non usare espressioni più pertinenti, del salvatore della patria e creatore della naufragata protezione civile S.p.a., mancato ministro solo grazie ancora una volta ai magistrati, che apre la sua conferenza stampa da palazzo Chigi con la pietosa battuta boomerang sulla Monica in comune con Clinton. Il giorno dopo è dovuto intervenire persino Frattini per dissociarsi in qualità di ministro degli esteri dall’accostamento che non merita commenti.

“Credo di aver dimostrato con fatti concreti la mia estraneità. Sono io che ho dato soldi ad Anemone per lavoretti a casa mia a non lui a me. Sto valutando la possibilità che la protezione civile si costituisca parte civile nei confronti di Balducci ed Anemone.” Tutte comunicazioni che qualora avessero una qualsiasi rilevanza sono state indirizzate ai destinatari sbagliati.

E poi un pistolotto penoso con oggetto una excusatio non petita da cinepattone sui massaggi che l’hanno “sconocchiato” elargiti “in modo assolutamente valido” al punto da fargli vedere le stelle da professioniste universalmente apprezzate, sui rapporti alla luce del sole con Diego Anemone, sulle consulenze e parcelle “regolari” della moglie per i lavori al Salaria Village, e via di seguito fino alla domanda clou ai giornalisti “ma vi pare che se avessi qualcosa da nascondere avrei fatto queste dichiarazioni?” Non sembra vero.

Intanto quando Tremonti ha parlato alla Camera di crisi economica e del “rischio contagio” mentre ad Atene divampavano la rivolta e la violenza, gli scranni del Governo e i banchi della maggioranza erano vuoti.

Il presidente del Consiglio è infatti impegnato a denunciare che in Italia c’è fin troppa libertà di stampa, che la Dandini, rea di aver invitato un costituzionalista del rango di Gustavo Zagrebelsky e di ospitare le affabulazioni di Ascanio Celestini, la deve piantare di fare satira sulle reti pubbliche con i soldi di tutti, infine last but not least, che in Tv vengono invitati troppi finiani, i quali evidentemente non hanno diritto di parola.

Il suo uomo di punta e coordinatore di ferro Denis Verdini chiamato pesantemente in causa dopo Firenze per gli appalti della scuola dei marescialli e per il G8 alla Maddalena, anche nelle inchieste di Roma e Cagliari sul mega affare dell’eolico in cui ricompare il faccendiere storico Flavio Carboni intanto tuona che andrà avanti e non si farà da parte.

Sullo sfondo, ma nemmeno tanto, il complotto delle solite toghe politicizzate, smentito prontamente dal presidente del Consiglio mentre lo denunciava e attribuitogli naturalmente ancora una volta da un’informazione ostile.

Ma anche sulla ribalta internazionale della cultura e dello spettacolo non vogliamo passare inosservati: dopo il biasimo e lo sconcerto del dominus della protezione civile contro Draquila presente sulla Croisette fuori concorso, anche il ministro della cultura, si è scagliato contro il docufilm di Sabina Guzzanti “che offende gli italiani” e molto indignato diserterà Cannes. In effetti è già un successo!

Resta da domandarsi che cosa ancora ci resterà da vedere dopo l’avanspettacolo e la corrida a cui si sottopongono i protagonisti di questa stagione di scandali tra “casa e chiesa” come li ha opportunamente stigmatizzati Elle Kappa dato che vedono un apporto molto attivo dall’oltretevere e che datano quantomeno dalle grandi opere del Giubileo.

Un decennio di traffici e ruberie a danno dei cittadini che pagano le tasse con protagonisti ruspanti superstiti della prima repubblica felicemente approdati alla seconda in concerto con una cricca di funzionari pubblici corrotti e qualche monsignore o prelato con vocazione immobiliare che dal sacco di Roma degli anni ‘60 in poi non è mai mancato.

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