Tu sei qui: Portale » Articoli » LA MANCATA REINTEGRA DEI LAVORATORI DI MELFI NON E’ UN CASO

LA MANCATA REINTEGRA DEI LAVORATORI DI MELFI NON E’ UN CASO

La questione dei tre operai della Fiat di Melfi reintegrati da una sentenza del Tribunale del Lavoro (ma deve trattarsi di un decreto per condotta antisindacale), ai quali non viene consentito di riprendere di fatto la propria attività lavorativa, non è un “caso” nuovo ed isolato, non è l’eccezione, ma rappresenta ormai quasi sempre la regola.

Dei tre reintegrati  solo “sulla carta” si parla come d’un caso nuovo ed emblematico.

Forse dipenderà dal fatto che i giornali si occupano molto più spesso di quello che accade nelle aule penali perché indubbiamente fa più notizia, ma posso testimoniare che quello che accade in questi giorni a Melfi rappresenta il comportamento aziendale tipo che da anni si registra dopo una sentenza di reintegrazione nel posto di lavoro.

Quella di Melfi non è una vicenda che – come ha scritto Gad Lerner nella sua analisi apparsa ieri sulle  colonne di questo giornale - evoca ricordi lontani, come quelli dei reparti-confino, ma è l’ordinaria evoluzione di qualsiasi procedimento giudiziario che veda contrapposti i lavoratori alle aziende.

Così come è prassi quotidiana che gli avvocati di certe aziende minaccino il lavoratore che esercita i propri diritti o l’ufficiale giudiziario che fa il proprio dovere.

In questi ultimi anni il vecchio padrone delle ferriere, anche se con tecniche terroristiche più sofisticate, è tornato più forte di prima e, ringalluzzito dalla crescente deregulation in materia giuslavoristica e dall’attuale clima politico,

non ha paura di nulla, figurarsi di una sentenza di un giudice del lavoro!

Uno dei tre lavoratori di Melfi reintegrati ha dichiarato oggi all’inviato di Repubblica Dario Del Porto: << In questi giorni mi sono sentito umiliato più di quando mi hanno licenziato. Il giudice ha stabilito che devo tornare al lavoro, ciò nonostante l’azienda ritiene di pagarmi lo stipendio per tenermi chiuso in una stanza. Credo che una cosa del genere non sia mai accaduta, neppure in Sudamerica>>.

Devo purtroppo rispondere al lavoratore che i miei dati di giuslavorista (da oltre venticinque anni) sono addirittura molto più drammatici.

C’è di peggio: infatti, fin quando l’azienda, dopo la sentenza che ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, lascia il lavoratore a casa e paga spontaneamente le retribuzioni siamo al braccio di ferro con una sentenza di un giudice della Repubblica Italiana, almeno parzialmente rispettata nell’aspetto meramente economico.

In altri casi, invece, posso testimoniare di lavoratori licenziati nel 1997 che, sebbene reintegrati con sentenza passata in giudicato, dopo 13 anni non hanno ancora visto un euro.

Mi si chiederà come sia possibile.

I trucchi sono tanti: ad esempio si scorpora il ramo produttivo dove dovrebbe avvenire la reintegra e lo si fa diventare un binario morto.

Oppure l’azienda destinataria della sentenza di reintegra apparentemente cessa l’attività (e magari non può neppure essere dichiarata fallita perché è decorso l’anno dalla chiusura), ma in realtà cambia denominazione e sede legale e continua a lavorare e a produrre sotto gli occhi di tutti. L’ufficiale giudiziario che si reca sul posto per notificare le varie sentenze se ne ritorna con le pive nel sacco, dichiarando che lì non vi è più l’azienda tal dei tali, ma un’altra società che “è tutta un’altra cosa” e ciò impedisce di eseguire la sentenza.

Di una di queste vicende giudiziarie si è occupato qualche tempo fa Riccardo Icona, in una di quelle trasmissioni sui Tribunali nella serie W l’Italia. Vi invito a rivedere la puntata. La risposta arrogante che dà il difensore della società è praticamente sempre la stessa: sentenza o non sentenza, noi non pagheremo mai.

Ora, a tutto questo la Fiat non è arrivata. Di certo la messa in cassa integrazione di altri dipendenti è troppo forte per non essere letta come una arrogante risposta al monito del Presidente Napolitano, ma se Gad Lerner dubita che le aziende vogliano riformare il diritto del lavoro, io gli rispondo che lo stanno già facendo da anni.

Negare nei fatti l’esecutorietà ad una sentenza di reintegra può diventare molto più grave di una modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

In conclusione, anche se il caso dei lavoratori di Melfi è tutt’altro che una novità, ben venga che se ne parli.

Devo infine aggiungere che dietro ogni decisione aziendale vi è un avvocato.

Forse in alcuni casi un consigliere del principe, modello vecchio e caro a gran parte dell’avvocatura italiana. Poi vi è il difensore dei deboli, ivi compresi i lavoratori, le vittime del malgoverno e della corruzione.

Quest’ultimo modello di avvocato, quasi una specie in via di estinzione, è oggi più che mai necessario a causa dei danni enormi che lavoratori e risparmiatori hanno subito per effetto della corruttela politico-affaristica che avvelena l’Italia da 16 anni.


Giuliana Quattromini, avvocato giuslavorista
Azioni sul documento

Quali strumenti per ottenere l'applicazione delle sentenze?

Inviato da fanio il 02/09/2010 00:08
Il tuo articolo è interessantissimo, anche perché in giro come al solito si trova pochissimo sull'argomento.
Dopo aver letto alcuni stralci molto illuminanti della sentenza da un articolo sul Manifesto del 27.8, che sarebbe opportuno tutti conoscessero, questo tuo aggiunge purtroppo elementi di informazione importanti e penso sconosciuti a molta opinione pubblica.
L'altro aspetto della questione è capire come può permettersi un'azienda di non ottemperare pienamente a una sentenza, senza usare gli escamotage che tu riferisci: scorpori, cambi di denominazione. Come può un'azienda dire "noi non pagheremo mai"?
Quali sono gli strumenti a disposizione dei giudici per far si che una sentenza venga eseguita? Cosa rischia l'azienda? Le leggi non prevedono sanzioni?
Ti ringrazio anticipatamente
Fanio Giannetto

Mancata Reintegra sentenza del 11 giugno 2001

Inviato da Nibbio il 12/09/2010 15:37
Buongiorno,
ringrazio anticipatamente questo sito per la possibilità che offre ai lavoratori e cittadini della Repubblica Italiana per dare sfoco alle proprie ragioni, a differenza della Magistratura dello Stato che pur emettendo sentenze in favore dei lavoratori aventi diritto, che cmq nulla pone in essere pone in essere affinché lo stesso possa esercitare il predetto diritto.

Esprimo la mia solidarietà agli operai della Fiat, sia come sindacalista, che come lavoratore anch’io licenziato e mai reintegrato nonostante le numerose sentenze emesse in mio favore dai Tribunali Italiani seppure di vari gradi ( Tribunale del Lavoro Sez Lavoro di Latina, - Corte di Appello di Roma, - Suprema Corte di Cassazione di Roma ) tutti d’accordo nel condannare il mio datore di lavoro e di reintegrarmi nel posto di lavoro mai più’ restituito.

Esprimo le mie Lode all’Avvocato Giuliana Quattromini per l’importante intervento che ha voluto manifestare ma soprattutto per come ha dettagliatamente narrato i fatti mettendo appunto in rilevanza il disegno criminoso che pongono in essere i noti imprenditori italiani:
la seguente affermazione :

“ In questi ultimi anni il vecchio padrone delle ferriere, anche se con tecniche terroristiche più sofisticate, è tornato più forte di prima e, ringalluzzito dalla crescente deregulation in materia giuslavoristica e dall’attuale clima politico, “

Sebbene questo faccia riflettere vanno oltretutto confermate anche le restanti dichiarazioni dall’ Avv. Quattromini:
“ Forse in alcuni casi un consigliere del principe, modello vecchio e caro a gran parte dell’avvocatura italiana. Poi vi è il difensore dei deboli, ivi compresi i lavoratori, le vittime del malgoverno e della corruzione.”
“ Quest’ultimo modello di avvocato, quasi una specie in via di estinzione, è oggi più che mai necessario a causa dei danni enormi che lavoratori e risparmiatori hanno subito per effetto della corruttela politico-affaristica che avvelena l’Italia da 16 anni.”

Orbene vi narro in quattro righe la mia triste storia per il solo gusto di dimostrare che la Legge non è uguale per tutti come ci fanno credere nei vari tribunali Italiani mettendo in ogni aula di giustizia le suddetta dicitura, anche se devo dire il vero personalmente nelle aule di utenza civile tale dicitura non l’ho mai vista magari e questa la soluzione al dilemma?
Sara forse la mancata dicitura appesa al muro in bella vista per il quale non vengono rispettate e applicate le sentenze di lavoro??

Venendo ai fatti in disamina sono licenziato nel 1998, nel 2001 sono stato reintegrato nel mio posto di lavoro dal Tribunale di Latina, sentenza emessa dal Giudice del lavoro Dott. Franco Catracchia, in riferimento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, il quale oltre a reintegrarmi, condannò la mia datrice di lavoro al pagamento di tutte le mensilità trascorse e non percepite.
La mia datrice di lavoro impugna detta sentenza ricorrendo Presso la Corte d’Appello di Roma, la quale dopo due anni di processo erroneamente decide che in questo caso devo io reintegrare la mia datrice di lavoro .. si avete letto bene, il lavoratore che deve reintegrare l’azienda nel posto di lavoro, ( COSE DA PAZZI ).
nonostante i mie Legali hanno fatto tutto il possibile per far evidenziare il mero errore, i loro sforzi a nulla è servito tanto che per riformare tale sentenza sono dovuto ricorrere alla suprema Corte di Cassazione di Roma la quale con non poca difficoltà e riuscita ad interpretare il mero errore poiché l’azienda pur di crearmi problemi perseverava nel fatto di voler essere reintegrata.
Ma cosa dovevo fare io aprire un azienda tutta mia e poi assumerla??
Nonostante tutto la Suprema Corte riconosce l’errore e condanna nuovamente l’azienda al mio reintegro, dispositivo del 28 Novembre 2008, sentenza emessa nel 9 dicembre 2009.
Ho denunciato presso la Procura della Repubblica di Latina la mia datrice per il reato di INOTTEMPERANZA AD UN PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITA’ ai sensi dell’art. 388 del codice penale, la beffa ricevuta è stata bellissima, il Giudice per le Indagini Preliminari di turno, il famoso Gip unitamente al Pubblico Ministero il famoso PM, hanno archiviato la mia Denuncia Querela motivando che non è reato L’INOTTEMPERANZA AD UN PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITA’ nonostante che tale reato a mio avviso è il principe dei reati.
Allora mi chiedo a cosa serve ricorrere nei tribunali se poi in ottemperare alle sentenze dei giudici non è reato??

Prendo tutti gli atti ivi compreso giustamente delle sentenze e li mando al Governo Italiano ho mandato un fascicolo di oltre 50 pagine ad ogni Ente che elenco in data 15 maggio 2009:

Al Sig. Presidente della Repubblica
Onorevole Dr. Giorgio NAPOLITANO
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma
ROMA

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Onorevole Dr. Silvio BERLUSCONI
Palazzo Chigi - Piazza Colonna, nr° 370 - 00187
ROMA

Al Sig. Presidente della Camera dei Deputati
Onorevole Dr. Gianfranco FINI
Via del Parlamento nr° 9/A - 00187
ROMA

Al Sig. Presidente del Senato
Onorevole Dr. Renato SCHIFANI
Via della Maddalena, nr° 27 - 00187
ROMA

Al Consiglio Superiore della Magistratura
Presidente Onorevole Dr. Giorgio NAPOLITANO
Piazza Indipendenza nr° 6 - 00185 Roma
ROMA


Al Sig. Ministro degli Interni
Onorevole Dr. Roberto MARONI
Palazzo del Viminale - Via A. Depretis, nr° 7 - 00187
ROMA


A Sua Eccellenza Il Prefetto di LATINA
Dr. Bruno FRATTASI
Prefettura di Latina - - Ufficio Territoriale del Governo
Piazza della Libertà, nr° 48 – 04100
LATINA


Al Sig. Procuratore Capo della Repubblica
Dr. Giuseppe MANCINI
Via Ezio, s.n.c. 04100
LATINA


Al Sig. Questore di LATINA
Dr. Niccolo D’ANGELO
Corso della Repubblica, 110 – 04100
LATINA

Specifico che il motivo per il quale scrivo agli organi del Ministero dell’Interno e proprio dovuto al fatto che il mio datore di Lavoro è un Istituto di Vigilanza, il quale il diretto controllo sugli stessi è di competenza del Ministero dell’Interno Dipartimento PUBBLICA SICUREZZA che demanda di vigilare sull’operato degli stessi sia al Prefetto per ragioni governative, e al Questore per questioni sanzionatorie amministrative e di Ordine Pubblico per le armi.

Trascorsi circa due mesi mi scrisse il Dott. Roberto MUCCI, Direttore dell’Ufficio SEGRETARIATO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
UFFICIO PER GLI AFFARI DELL’AMMINISTARZIONE DELLA GIUSTIZIA
PROTOCOLLO 5925/09 asserendo quanto segue:
Gentile Sig. Luca,
rispondo all’istanza da Lei indirizzata al Presidente della Repubblica.
In proposito non posso non rilevare che il Capo dello Sato, in ragione della Sua posizione Istituzionale, non ha facoltà di intervento sulla questione rappresentata, spettando a Lei mettere in esecuzione la sentenza.
Vogliate gradire i migliori saluti.

Dott. Roberto MUCCI.

Quindi ho appreso che addirittura chi comanda questo Governo essendo appunto il Capo dello Stato, nonché Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non ha facoltà di intervento sulla questione nonostante ho posto in bella vista il denigrante comportamento dei due Magistrati che hanno archiviano una denuncia / querela corredata di varie sentenze asserendo che non è reato l’inottemperanza ad un provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

Bene se il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non ha questa facoltà, allora mi chiedo a chi devo rivolgermi all’antistato??

Come deve fare un cittadino per far valere le proprie ragioni?
Purtroppo Noi Guardie Giurate siamo ulteriormente danneggiati se gli operai della Fiat hanno avuto la facoltà di fare occupazione dei luoghi, a noi non è permesso poiché basta una minima denuncia penale che ci viene revocato il decreto Prefettizio di agente, e di conseguenza il porto d’armi, quindi oltre al danno anche la beffa, i miei legale ha formulato numerosi decreti ingiuntivi per recuperare le mie spettanze di oltre 12 anni di stipendio per una somma che va oltre i 150 mila Euro, ma il Giudice che deve pronunciarsi si preoccupa che l’azienda fallisca nonostante abbi un fatturato dimostrato di oltre 17 milioni di euro l’anno.

Ecco questa è la potente Giustizia Italiana,e proprio vero in Italia stai bene solo il Papa, il Re, e chi non ha nulla da perdere sono certo che se fosse ancora vivo Benito Mussolini i miei soldi già li avrei spesi almeno avrei fatto girare l’economia.

Mi scuso se sono apparso prolisso ma almeno qui ho potuto sfocarmi considerato che nei Tribunali i magistrati ci dicono non hai titolo a parlare parla il tuo legale per te, sono certo che qui avrò più considerazione degli organi di Stato i quali mi hanno reso oggetto di ogni serie di angheria facendo divenire un eccezione ad una netta regola.
Grazie..

     

Mancata Reintegra sentenza del 11 giugno 2001

Inviato da Nibbio il 12/09/2010 15:37
Buongiorno,
ringrazio anticipatamente questo sito per la possibilità che offre ai lavoratori e cittadini della Repubblica Italiana per dare sfoco alle proprie ragioni, a differenza della Magistratura dello Stato che pur emettendo sentenze in favore dei lavoratori aventi diritto, che cmq nulla pone in essere pone in essere affinché lo stesso possa esercitare il predetto diritto.

Esprimo la mia solidarietà agli operai della Fiat, sia come sindacalista, che come lavoratore anch’io licenziato e mai reintegrato nonostante le numerose sentenze emesse in mio favore dai Tribunali Italiani seppure di vari gradi ( Tribunale del Lavoro Sez Lavoro di Latina, - Corte di Appello di Roma, - Suprema Corte di Cassazione di Roma ) tutti d’accordo nel condannare il mio datore di lavoro e di reintegrarmi nel posto di lavoro mai più’ restituito.

Esprimo le mie Lode all’Avvocato Giuliana Quattromini per l’importante intervento che ha voluto manifestare ma soprattutto per come ha dettagliatamente narrato i fatti mettendo appunto in rilevanza il disegno criminoso che pongono in essere i noti imprenditori italiani:
la seguente affermazione :

“ In questi ultimi anni il vecchio padrone delle ferriere, anche se con tecniche terroristiche più sofisticate, è tornato più forte di prima e, ringalluzzito dalla crescente deregulation in materia giuslavoristica e dall’attuale clima politico, “

Sebbene questo faccia riflettere vanno oltretutto confermate anche le restanti dichiarazioni dall’ Avv. Quattromini:
“ Forse in alcuni casi un consigliere del principe, modello vecchio e caro a gran parte dell’avvocatura italiana. Poi vi è il difensore dei deboli, ivi compresi i lavoratori, le vittime del malgoverno e della corruzione.”
“ Quest’ultimo modello di avvocato, quasi una specie in via di estinzione, è oggi più che mai necessario a causa dei danni enormi che lavoratori e risparmiatori hanno subito per effetto della corruttela politico-affaristica che avvelena l’Italia da 16 anni.”

Orbene vi narro in quattro righe la mia triste storia per il solo gusto di dimostrare che la Legge non è uguale per tutti come ci fanno credere nei vari tribunali Italiani mettendo in ogni aula di giustizia le suddetta dicitura, anche se devo dire il vero personalmente nelle aule di utenza civile tale dicitura non l’ho mai vista magari e questa la soluzione al dilemma?
Sara forse la mancata dicitura appesa al muro in bella vista per il quale non vengono rispettate e applicate le sentenze di lavoro??

Venendo ai fatti in disamina sono licenziato nel 1998, nel 2001 sono stato reintegrato nel mio posto di lavoro dal Tribunale di Latina, sentenza emessa dal Giudice del lavoro Dott. Franco Catracchia, in riferimento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, il quale oltre a reintegrarmi, condannò la mia datrice di lavoro al pagamento di tutte le mensilità trascorse e non percepite.
La mia datrice di lavoro impugna detta sentenza ricorrendo Presso la Corte d’Appello di Roma, la quale dopo due anni di processo erroneamente decide che in questo caso devo io reintegrare la mia datrice di lavoro .. si avete letto bene, il lavoratore che deve reintegrare l’azienda nel posto di lavoro, ( COSE DA PAZZI ).
nonostante i mie Legali hanno fatto tutto il possibile per far evidenziare il mero errore, i loro sforzi a nulla è servito tanto che per riformare tale sentenza sono dovuto ricorrere alla suprema Corte di Cassazione di Roma la quale con non poca difficoltà e riuscita ad interpretare il mero errore poiché l’azienda pur di crearmi problemi perseverava nel fatto di voler essere reintegrata.
Ma cosa dovevo fare io aprire un azienda tutta mia e poi assumerla??
Nonostante tutto la Suprema Corte riconosce l’errore e condanna nuovamente l’azienda al mio reintegro, dispositivo del 28 Novembre 2008, sentenza emessa nel 9 dicembre 2009.
Ho denunciato presso la Procura della Repubblica di Latina la mia datrice per il reato di INOTTEMPERANZA AD UN PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITA’ ai sensi dell’art. 388 del codice penale, la beffa ricevuta è stata bellissima, il Giudice per le Indagini Preliminari di turno, il famoso Gip unitamente al Pubblico Ministero il famoso PM, hanno archiviato la mia Denuncia Querela motivando che non è reato L’INOTTEMPERANZA AD UN PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITA’ nonostante che tale reato a mio avviso è il principe dei reati.
Allora mi chiedo a cosa serve ricorrere nei tribunali se poi in ottemperare alle sentenze dei giudici non è reato??

Prendo tutti gli atti ivi compreso giustamente delle sentenze e li mando al Governo Italiano ho mandato un fascicolo di oltre 50 pagine ad ogni Ente che elenco in data 15 maggio 2009:

Al Sig. Presidente della Repubblica
Onorevole Dr. Giorgio NAPOLITANO
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma
ROMA

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Onorevole Dr. Silvio BERLUSCONI
Palazzo Chigi - Piazza Colonna, nr° 370 - 00187
ROMA

Al Sig. Presidente della Camera dei Deputati
Onorevole Dr. Gianfranco FINI
Via del Parlamento nr° 9/A - 00187
ROMA

Al Sig. Presidente del Senato
Onorevole Dr. Renato SCHIFANI
Via della Maddalena, nr° 27 - 00187
ROMA

Al Consiglio Superiore della Magistratura
Presidente Onorevole Dr. Giorgio NAPOLITANO
Piazza Indipendenza nr° 6 - 00185 Roma
ROMA


Al Sig. Ministro degli Interni
Onorevole Dr. Roberto MARONI
Palazzo del Viminale - Via A. Depretis, nr° 7 - 00187
ROMA


A Sua Eccellenza Il Prefetto di LATINA
Dr. Bruno FRATTASI
Prefettura di Latina - - Ufficio Territoriale del Governo
Piazza della Libertà, nr° 48 – 04100
LATINA


Al Sig. Procuratore Capo della Repubblica
Dr. Giuseppe MANCINI
Via Ezio, s.n.c. 04100
LATINA


Al Sig. Questore di LATINA
Dr. Niccolo D’ANGELO
Corso della Repubblica, 110 – 04100
LATINA

Specifico che il motivo per il quale scrivo agli organi del Ministero dell’Interno e proprio dovuto al fatto che il mio datore di Lavoro è un Istituto di Vigilanza, il quale il diretto controllo sugli stessi è di competenza del Ministero dell’Interno Dipartimento PUBBLICA SICUREZZA che demanda di vigilare sull’operato degli stessi sia al Prefetto per ragioni governative, e al Questore per questioni sanzionatorie amministrative e di Ordine Pubblico per le armi.

Trascorsi circa due mesi mi scrisse il Dott. Roberto MUCCI, Direttore dell’Ufficio SEGRETARIATO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
UFFICIO PER GLI AFFARI DELL’AMMINISTARZIONE DELLA GIUSTIZIA
PROTOCOLLO 5925/09 asserendo quanto segue:
Gentile Sig. Luca,
rispondo all’istanza da Lei indirizzata al Presidente della Repubblica.
In proposito non posso non rilevare che il Capo dello Sato, in ragione della Sua posizione Istituzionale, non ha facoltà di intervento sulla questione rappresentata, spettando a Lei mettere in esecuzione la sentenza.
Vogliate gradire i migliori saluti.

Dott. Roberto MUCCI.

Quindi ho appreso che addirittura chi comanda questo Governo essendo appunto il Capo dello Stato, nonché Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non ha facoltà di intervento sulla questione nonostante ho posto in bella vista il denigrante comportamento dei due Magistrati che hanno archiviano una denuncia / querela corredata di varie sentenze asserendo che non è reato l’inottemperanza ad un provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

Bene se il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non ha questa facoltà, allora mi chiedo a chi devo rivolgermi all’antistato??

Come deve fare un cittadino per far valere le proprie ragioni?
Purtroppo Noi Guardie Giurate siamo ulteriormente danneggiati se gli operai della Fiat hanno avuto la facoltà di fare occupazione dei luoghi, a noi non è permesso poiché basta una minima denuncia penale che ci viene revocato il decreto Prefettizio di agente, e di conseguenza il porto d’armi, quindi oltre al danno anche la beffa, i miei legale ha formulato numerosi decreti ingiuntivi per recuperare le mie spettanze di oltre 12 anni di stipendio per una somma che va oltre i 150 mila Euro, ma il Giudice che deve pronunciarsi si preoccupa che l’azienda fallisca nonostante abbi un fatturato dimostrato di oltre 17 milioni di euro l’anno.

Ecco questa è la potente Giustizia Italiana,e proprio vero in Italia stai bene solo il Papa, il Re, e chi non ha nulla da perdere sono certo che se fosse ancora vivo Benito Mussolini i miei soldi già li avrei spesi almeno avrei fatto girare l’economia.

Mi scuso se sono apparso prolisso ma almeno qui ho potuto sfocarmi considerato che nei Tribunali i magistrati ci dicono non hai titolo a parlare parla il tuo legale per te, sono certo che qui avrò più considerazione degli organi di Stato i quali mi hanno reso oggetto di ogni serie di angheria facendo divenire un eccezione ad una netta regola.
Grazie..

     
"Più assurda del TAV è la rissa sui calcoli"

Il patto sporco, Le verità che molti volevano nascondere"

PERCHÉ NON TI FANNO RIPAGARE IL DEBITO - Marco Bersani"

 
« aprile 2019 »
aprile
lumamegivesado
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930