Tu sei qui: Portale » Articoli » La propaganda antigrillo di un sistema alla fine

La propaganda antigrillo di un sistema alla fine

Mentre non si trova il giorno giusto per dimezzare almeno i rimborsi elettorali e la legge ”anticorruzione” di cui il Governo aveva predisposto le bozze delle modifiche oltre un mese fa è ostaggio del maggior partito ”governativo”, tutto il teatrino politicante è concentrato nella scomunica ad perpetuum di Beppe Grillo.

Dato che la paura aguzza l’ingegno (autodistruttivo), i partiti paralizzati in vista dei ballottaggi hanno imboccato la duplice sdrucciolevole via del già praticato allarme sul comico antisistema in combinato disposto con la politica della “porta aperta” ai grillini “buoni” e lo sbarramento totale al Grillo “cattivo” ed irredimibile.

L’argomento principe, che proverebbe lo spirito pervicacemente antidemocratico ed autoritario del comico, sarebbe il “rifiuto” al confronto e la tattica di far parlare di sé unita alla indisponibilità ad affrontare il dibattito.

Il bello e anche il comico della questione è che l’accusa gli viene ovviamente rivolta dai rappresentati della pseudoinformazione che per 5 anni ed in particolare all’inizio del movimento, quando, come ha ricordato Marco Travaglio, la battaglia di Grillo per la  legalità e la trasparenza era incentrata sulla presentazione di leggi di iniziativa popolare, lo hanno oscurato e criminalizzato.

Adesso, naturalmente, con i risultati ottenuti e la popolarità in continua crescita che garantirebbe a molti sopravvissuti in Rai  di incrementare percentuali di ascolti scese sotto i limiti di guardia, anche il gestore della “terza camera” ambirebbe ad avere il suo Grillino da incastrare tra Sallusti e Ferrara.

Ma non si vede perché Grillo o magari il candidato 5 stelle al ballottaggio a Parma dovrebbe infliggersi la pena di sorbirsi gli strali di Giuliano Ferrara contro “l’eresia” della politica intesa come servizio per i cittadini e gli elogi della politica politicante con i suoi pregi ed “errori” da parte di una Ritanna Armeni sempre accucciata, anche a distanza, al suo ex partner “molto intelligente”.

Oppure perché dovrebbe, come è toccato al povero Ignazio Marino ad 8 e 1/2 ,  soccombere agli strepiti di uno come Osvaldo Napoli, vice presidente dei deputati del Pdl,  che quando sic et sempliciter ha dovuto rispondere a proposito della guerriglia del Pdl contro il  falso in bilancio si è attaccato al cellulare, presumibilmente, per consultare i giureconsulti di Arcore.

Grillo non ha bisogno di rincorrere  talk show più o meno fasulli perché si è obiettivamente creato uno spazio reale alternativo, quello che hanno a disposizione tutti coloro che pur avendo qualcosa da comunicare, e forse proprio per questo, sono stati da sempre esclusi dai circuiti mediatici “ufficiali”. Ma è difficile, in buona fede, vedere in questo una scorciatoia antidemocratica, demagogica e populista.

Personalmente, per quello che può contare, ho più di una perplessità su singoli cavalli di battagia di Grillo e del suo movimento, soprattutto in tema di Europa e di economia: non credo, per esempio che l’uscita dall’Euro per l’Italia sarebbe una soluzione conveniente né tantomeno indolore.

Ma penso che Grillo dica una assoluta veritità quando sostiene che, al contrario di quanto viene accusato, la sua presenza nell’offerta politica italiana è una garanzia di partecipazione democratica e una barriera contro derive estremiste e tendenze eversive.

Per questo mi auguro che anche a Parma, al ballottaggio con un rappresentante della nomenclatura del Pd che peraltro non ha rinunciato alla sua carica attuale di presidente della provincia, e che è un garante poco esaltante della continuità, il movimento 5  Stelle porti al voto una parte consistente di quel 36%, e cioè circa 50mila elettori,  che non si è recato a votare al primo turno. 

Azioni sul documento

Grillo e Oscar Wilde

Inviato da palinuro il 19/05/2012 13:30
Ho sempre amato Beppe Grillo come comico, come interprete dei nostri vizi comuni. Ed ho sospettato che il suo ingresso in politica venisse interpretato come l'atrrivo dell'ennesimo uomo della provvidenza.

Oggi, alla luce della definitiva rinuncia della nostra sedicente sinistra - ormai non più distinguibile da una destra fortemente connotata in senso eversivo - mi domando cosa abbiamo da perdere con Grillo, e soprattutto con i grillini, giovani in jeans e camicia che sembrano credere in quel che dicono.

D'altra parte - come diceva Oscar Wilde - la disobbedienza, per chiunque abbia presente la storia, è la prima virtù dell’Uomo. E’ con la disobbedienza che si è progredito, con la disobbedienza e la ribellione. Se l'uomo ha fatto passi avanti è perché ha osato essere disubbidiente, ribelle ed immaturo mentre qualcuno predicava sobrietà, cautela e responsabilità.

La presenza di Grillo è "una barriera contro derive estremiste e tendenze eversive" Ne siamo certi?

Inviato da CARLODIANA il 19/05/2012 16:27
L'attentato di oggi presso la scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, è forse la tragica prova che la presenza di Grillo nella scena politica italiana non esclude derive stragiste ed autoritarie. “E' proprio lui, Beppe, con lucida sintesi a confermarlo: Cui prodest? “ (http://www.beppegrillo.it/[…]/index.html ) L'intreccio politico-mafioso in Italia non si arrende e mostra il suo ghigno mortifero e bestiale in questo preciso momento, per intimorire, ammonire, intimidire quel risveglio della coscienza collettiva che è sotto gli occhi di tutti, anestetizzata dalla morfina berlusconiana per un ventennio. Sarà la crisi, certo, il corpo sociale morso e dolorante che reagisce, vero, non saranno gli alti e puri ideali degli anni '70 , meglio. Si tratta di una coscienza più matura, dove corpo e anima, necessità e giustizia restano un'identità indistinta, inscindibile. Per questo pericolosamente rivoluzionaria, da seppellire sul nascere con ogni mezzo.

Non ho certezze ma sicure preferenze.

Inviato da palinuro il 19/05/2012 18:39
Credo che il bestiale attentato alla scuola di Briondisi sia un messaggio delle "Mafie Inc." tutte. Quelle che, in qualche modo garantite dai governi del piduista e anche da quelli della sedicente sinistra (noi vi sequestriamo qualcosa, ma voi state buoni tanto non cambia miemnte...), hanno capito che con Monti si sono rotti alcuni equilibri e non si sentono più garantite come prima. Non amo Monti come non amo Grillo, ma preferisco affrontare la bestiale violenza mafiosa ed avviare una seria guerra alle criminalità mafiose e politiche tutte, con tutti i mezzi democratici che pure esistono, piuttosto che ri-affidare il governo della cosa pubblica a coloro che da molti decenni ormai hanno cercato di convincerci che "con la mafia si deve convivere".

un grillino sindaco di Parma

Inviato da dodo il 20/05/2012 00:06
Sicuramente, fossi a Parma,voterei per lui. Ma c'è un ma.
Parma non è una città ben amministrata e che si deve solo sconfiggere la politica ed il politichese. E' una città con 600 milioni di debito pubblico. Il ragazzo di Grillo sarà in grado di salvare la città o la poterà in un baratro ancora maggiore?

Il debito del Comune di Parma.

Inviato da palinuro il 21/05/2012 09:17
Alla domanda che si pone dodo a me viene di rispondere con un'altra domanda. In alternativaal grillino, affiderebbe lui il compito "di salvare la città" ai noti buoni amministratori della Lega, del PdL, della Margherita, del PD?