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L'ipocrisia di chiamarle "missioni di pace", quando sono missioni di morte

Massimo rispetto per i ragazzi uccisi a tradimento oggi su una polverosa strada di Kabul, ma, per piacere, gettiamo la maschera, non siamo ipocriti e fraudolenti, non assumiamo l'espressione di circostanza, è criminale chiamarle "missioni di pace"!!!

Roberto Valente, Matteo Mureddu, Andrea Fortunato, Davide Ricchiuto, Gian Domenico Pistonami, Massimiliano Randino. A loro va reso il giusto e doveroso tributo, di loro dobbiamo onorare la memoria e inviare un pensiero alle famiglie. Erano professionisti, conoscevano i rischi a cui andavano incontro e compivano missioni all'estero per racimolare quei soldi in più necessari ad assicurare un futuro decente ai loro figli, alle loro mogli o per crearsi una famiglia, un desolante specchio dei tempi, rischiare la vita, perderla per donare una vita appena più comoda ai propri cari . E non mi si venga a dire che non è vero, perchè ne ho conosciuti parecchi di questi ragazzi, tra carabinieri ed appartenenti alle Forze Armate, che hanno partecipato al maggior numero di "missioni di pace" tra i Balcani, l'Iraq e l'Afghanistan.

Siamo tutti solidali con i ragazzi che corrono pericoli quotidiani, con i ragazzi tristemente e vigliaccamente uccisi oggi, con quelli di Nassirya, con i ragazzi feriti, con quelli che contrassero malattie mortali, tuttavia ciò non impedisce di rilevare l'ipocrisia fondamentale che presiede alle missioni all'estero. Vengono chiamate "missioni di pace", ma in Afghanistan si combatte ogni giorno, è un paese in guerra, i nostri ragazzi quotidianamente indirizzano proiettili contro un nemico quasi invisibile, ogni dì qualche insorto rimane ucciso. La morte chiama morte, la morte chiama vendetta, la vendetta costa sangue e il sangue chiama altro sangue. La guerra è ormai un'opzione obsoleta, la guerra non risolve i problemi, ma li acuisce, difatti la situazione in Afghanistan è seria, dopo 8 anni di conflitto nulla è stato risolto. Una guerra, quella iniziata nel 2001, disastrosa dal punto di vista strategico, politico e umano. Una strategia fallimentare che sarebbe stata condotta con migliori esiti dai soldatini della Disney. Una politica catastrofica che ha rafforzato nel tempo il movimento degli insorti, una catastrofe umanitaria che si protrae da decenni, da troppo tempo.

La chiamano operazione di difesa della pace e della democrazia, ma la pace e la democrazia non sono beni esportabili, non si impongono, si possono solo insegnare e tessere col dialogo, con il confronto tra culture, non certo con le armi. Il corpo di spedizione in Afghanistan fo voluto nel 2001, fu voluto in appoggio alla sete di vendetta di George W. Bush, una marionetta senza cervello in mano a una cricca di lobbies feroci e sanguinarie, tutte neocon, business e integralismo cattolico. La missione italiana in Afghanistan fu fortemente voluta da un grande amico di Bush, è una missione che sa di interventismo presenzialista, ricorda, seppur da lontano, altri presenzialismi che costarono al nostro paese centinaia di migliaia di ragazzi morti, feriti, dispersi, imprigionati e congelati.

Ora nessuna polemica e massimo rispetto per i ragazzi uccisi a tradimento oggi su una polverosa strada di Kabul, ma, per piacere, gettiamo la maschera, non siamo ipocriti e fraudolenti, non assumiamo l'espressione di circostanza, è criminale chiamarle "missioni di pace"!!!

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