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METTETE GLI ITALIANI A SCAVARE BUCHE!

Ciliegina sulla torta per le spese di Natale che (NON) ci saranno, il nuovo Governo tecnico, sempre in contrasto alla teoria di Keynes, per la prima volta in venti anni “diminuisce di 0,8 miliardi di euro, con un calo del 2,2%, il monte tredicesime 2011″.

In America, dopo la crisi del’29, il Governo del presidente americano Franklin Delano Roosevelt, fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione realizzò il così detto New Deal (nuovo corso) ossia un piano di riforme economiche e sociali che partiva anche dall’utilizzo della Teoria generale di Keynes, la quale afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica La “rivoluzione keynesiana”, in contrasto con la teoria economica neoclassica, ha sostenuto la necessità dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica fiscale e monetaria, qualora un’insufficiente domanda aggregata ( in macroeconomia si definisce domanda aggregata la domanda di beni e servizi formulata da un sistema economico nel suo complesso, in un certo periodo temporale; come tale essa rappresenta la potenzialità di sfruttamento della capacità produttiva globale di un certo sistema economico), non riesca a garantire la piena occupazione.

In pratica: se non vengono acquistati, poniamo, frigoriferi e non vi è domanda, appare piuttosto difficile che una fabbrica atta a produrli possa restare a lungo in produzione e, in conseguenza, comincerà a porre operai in cassa integrazione e quindi a licenziarli. Se gli operai non lavorano la loro famiglia (ammesso che possano formarne una), non acquista ed altre fabbriche di differenti materiali rischieranno il fallimento. Questa idea è stata sviluppata e formalizzata nel dopoguerra dagli economisti della scuola keynesiana. In tal senso restano famose le buche, assolutamente inutili, fatte scavare da operai che, altrimenti, sarebbero restati disoccupati, le quali buche sarebbero in seguito state riempite da altri operai, allo scopo di mantenere l’occupazione.

Sostanzialmente la spinta data ai lavoratori per mezzo degli stipendi avrebbe permesso alle famiglie degli stessi di spendere ed aumentare la domanda aggregata, aiutando il riavvio dell’economia.

In Italia, invece, accade l’esatto contrario: da anni si stanno moltiplicando i licenziamenti, molta gente finisce in cassa integrazione, mancano le assunzioni, le scuole diminuiscono di numero ed aumentano gli allievi in classe per cui gli insegnanti ed il personale Ata perdenti posto sbarcano altrove mentre i precari, che lavoravano annualmente nella scuola, perdono di anno in anno questa possibilità, anche se sono sposati e con prole. Come si può pretendere uno sviluppo della economia in questo modo? Con  Il provvedimento che prevede il differimento del versamento di 17 punti percentuali dell’acconto IRPEF 2011 facendo sì che ammonti all’82%, anziché al 99%. Ma, ci prendiamo in giro?

Ciliegina sulla torta per le spese di Natale che (NON) ci saranno, il nuovo Governo tecnico, sempre in contrasto alla teoria di Keynes, per la prima volta in venti anni “diminuisce di 0,8 miliardi di euro, con un calo del 2,2%, il monte tredicesime 2011″. Ci mancava anche questa!

Grande soddisfazione delle associazioni dei consumatori Adusbef (l’Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Postali, Assicurativi) e Federconsumatori, secondo i cui calcoli per quest’anno è previstoun calo di circa 800 milioni del monte tredicesime, pari a 35 miliardi di euro..

I presidenti di Adusbef, Elio Lannutti, e Federconsumatori, Rosario Trefiletti anticipano che “Quasi l’80% delle tredicesime verrà ‘mangiato’ da tasse, mutui, bolli, canoni, rimborso di debiti pregressi”. L’anticipiamo anche noi, senza bisogno di essere economisti ed in conseguenza di ciò, nella migliore delle ipotesi solo il 20,2%, dunque appena un quinto dei poveri soldini degli italiani, sarà “destinato a risparmi, regali, viaggi, consumi alimentari”. Addio anche al capitone di fine d’anno ed immaginiamoci poi le aragoste ed lo champagne. Fosse anche rigorosamente italiano.

Ovviamente le due associazioni invitano il governo (assieme ai cittadini), ad “evitare l’aumento dell’Iva e il ritorno dell’Ici sulla prima casa”. Adusbef , Federconsumatori  e noi italiani medi (l’ex borghesia, per intenderci), prevedono sostanzialmente “un Natale durissimo sul fronte dei consumi, destinati a calare del 6,9% perché almeno tre famiglie su quattro taglieranno le spese per l’incerta situazione economica”. Quando i capofamiglia, disperati, non decideranno di tagliarsi la testa o stabilirsi sul Colosseo minacciando suicidi vestiti da babbo Natale.

Noi cittadini ci associamo alle due associazioni nell’appellarci al governo affinché venga evitato un nuovo aumento dell’Iva o il ritorno dell’Ici sulla casa di abitazione “potendo reperire maggiori risorse nei capitali scudati che, con un prelievo straordinario del 20%, darebbero un gettito immediato di 21 miliardi di euro, varando un urgente contestuale decreto per una tassa sui patrimoni oltre un milione di euro”.

Anche non volendo attenderci che il sacrificio venga richiesto a quanti invece di guadagnare in un anno oltre 22000 euro li guadagnano in un mese.

Honi soit qui mal y pense (fr: “Sia vituperato chi ne pensa male”). Come disse re Edoardo III nel fondare l’ordine della Giarrettiera.

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