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Oggi, 9 febbraio

162 anni fa, il 9 febbraio 1849, da una rivolta di popolo contro papa Pio IX nasceva la Repubblica Romana

Mai come in quest'anno di celebrazioni dei 150 anni dall'unità del nostro Paese sarebbe stato importante ricordare questo momento, certamente uno dei più alti del processo unitario.

Soprattutto perché nei pochi mesi di vita della repubblica, prima che le truppe di Napoleone III ripristinassero con la forza il potere papale, i repubblicani romani riuscirono a scrivere una Costituzione cui ancora oggi possiamo guardare come strumento attualissimo di democrazia.

E non è difficile riconoscere in alcuni degli articoli di allora l'origine di alcune parti fondamentali della attuale Carta, repubblicana e antifascista, scritta un secolo dopo.

Pensiamo ad alcuni di quelli che già allora vennero definiti 'Principi Fondamentali':


I: La sovranità è per diritto eterno del popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II: Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza,la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III: La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV: La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l'italiana.


E' sufficente rileggere il terzo Principio per ricordare il secondo importantissimo comma dell'articolo 3 della nostra attuale Costituzione: 'E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale ....'. Dunque lo Stato non può essere spettatore neutrale della lotta di sopraffazione che alcuni identificano nel 'libero mercato', e non può nemmeno limitarsi a interventi caritativi: la sua funzione è promuovere l'eguaglianza e la libertà, sollecitando la fraternità.

Mentre nel quarto Principio è possibile identificare il seme del ripudio della guerra contenuto nell'attuale articolo 11.


E potremmo continuare con l'articolo 5, che contiene l'abolizione della pena di morte (peraltro anticipata dal Granducato di Toscana nel 1786), con il 7, che abolisce la censura preventiva, con il 49, che garantisce l'indipendenza della Magistratura dagli altri poteri dello Stato.


Di questa Italia possono essere orgogliosi, senza sciocchi nazionalismi, tutti quelli che oggi si battono per uscire dall'abisso di imbecillità (prima ancora che di autoritarismo) in cui ci hanno precipitato due decenni di errori e di menzogne, che hanno consegnato l'eredità di Mazzini, Saffi e Armellini e poi dei Costituenti del 1946-48 ai nostri attuali indegni governanti.


Ma quanti si sono oggi ricordati dell'epopea della Repubblica Romana, nella prospettiva che questa data venga adirittura vergognosamente trasformata nella 'giornata nazionale degli stati vegetativi', mostruoso accanimento che irride al dolore di tante famiglie al solo scopo di conquistare qualche voto?

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