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Oggi, 4 giugno, è giornata di sciopero della redazione di Rai News 24

Prepariamoci alla disobbedienza civile. Diffondere in rete tutto ciò che l’omertà di stato impedisce di sapere. Contro l’ignoranza coatta, la ricerca personale della conoscenza.

Oggi è giornata di sciopero della redazione di Rai News 24. Dalle dieci di mattina presidio davanti alla sede Rai di Viale Mazzini a Roma. Rai News 24 è il perfetto esempio di come viene trattata l’informazione nelle reti pubbliche. Costretta a usare mezzi insufficienti e decrepiti, senza possibilità di collegamenti esterni efficaci, allontanata dalle trasmissioni in chiaro, ridotta nel personale e col suo direttore boicottato nonostante il successo di ascolti.

L’offensiva della Rai contro una sua redazione che fa bene il suo lavoro non è motivo di stupore. L’informazione infatti non è ben vista. Si preferisce l’intrattenimento. La Rai è stata da tempo imbottita di dirigenti Mediaset in tutti i livelli di vertice ed è organizzata per lavorare a sostegno del padrone. Il presidente del consiglio ha messo i suoi uomini e donne nei ruoli chiave. Paolo Romani, suo fedele da decenni e quindi sottosegretario alla Comunicazione, aspira a sostituire il dimesso Scajola e si tiene in esercizio tenendo sotto tiro chi in Rai ha l’aspirazione incredibile di fare il giornalista.

Negli stessi giorni in cui Rai News viene attaccata e tutti recitano la litania della riduzione delle spese, la Rai spende cifre ancora ignote per rifare l’intero studio del Tg1. Minzolini infatti ha bisogno di un nuovo splendore per poter celebrare i fasti dell’intrattenimento. Il suo telegiornale non deve solo rincretinire lo spettatore che non ha più la forza di cambiare canale. Deve anche abbagliarlo con i lustrini.

E’ abitudine diffusa sostenere che i guai delle reti pubbliche dipendano dalla lottizzazione partitocratica. E’ una verità storica ormai sorpassata. Da ormai sedici anni il duopolio Rai-Mediaset è diventato il monopolio MediasetRai. Le parentesi di governo di centrosinistra l’hanno solo scalfito. E quando il padrone torna al governo il suo possesso si fa più stringente. Al confronto con la realtà attuale la lottizzazione partitocratrica appare ormai come manifestazione di pluralismo. Malato, ma pluralismo.

Togliere ai magistrati e alle forze di polizia lo strumento essenziale delle intercettazioni telefoniche, impedire ai giornalisti di pubblicare le pochissime che si potranno ancora fare, impedire ai cittadini di sapere come si comportano gli uomini di governo, produrre del governo un’immagine edulcorata. E quando il gioco non riesce intervenire in diretta con prepotenza padronale come ha fatto l’altro giorno Berlusconi a Ballarò. Davvero non ci si può stupire se la redazione di Rai News è in lotta nei tempi in cui il potere vuole impedire ai giornalisti di fare i giornalisti.

L’anomalia italiana diventa sempre più repellente. Ma non finirà da sola. Prepariamoci alla disobbedienza civile. Diffondere in rete tutto ciò che l’omertà di stato impedisce di sapere. Contro l’ignoranza coatta, la ricerca personale della conoscenza.

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