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SCELTE INOPPORTUNE

Lo scorso 17 aprile , il Senato ha approvato in seconda lettura il ddl che introduce nell'art. 81 della nostra Costituzione il vincolo del pareggio dibilancio: 235 voti favorevoli, 11 contrari, i restanti astenuti o "in missione"

Con la seconda votazione in Senato si è conclusa la prima fase dell’iter di modifica costituzionale dell’art. 81, quello relativo all’approvazione dei bilanci.

Non è bastato l’appello di costituzionalisti, economisti e politici sull’inopportunità di una simile modifica, sulla quale l’Associazione reggiana per la Costituzione aveva già espresso un parere negativo nel dicembre 2011.

Non è bastata neppure l’ampia motivazione data dai premi Nobel per l’economia, tra cui Peter Diamond Nobel del 2010, contro l’analogo vincolo negli USA ( “Nessun altro paese importante ostacola la propria economia con il vincolo di pareggio di bilancio. Non c’è alcuna necessità di mettere al paese una camicia di forza…) per rallentare una corsa che sottrae una parte della Costituzione al popolo italiano, trasformandola in “ strumento giuridico funzionale ad un feticcio, quello neoliberista.. “ ( Gianni Ferrara) e liquidando “ così sbrigativamente un secolo di keynesismo “ ( Franco Monaco), durante il quale meritori investimenti sono stati possibili con il deficit.

La maggioranza bulgara, che ha approvato quel vincolo, più che temere i moniti della BCE, pare temere quel referendum costituzionale che avrebbe ridato la parola al popolo italiano.

Il “pareggio di bilancio” è un meritevole obiettivo che va affidato alla saggezza della politica, interprete delle vicende economico-sociali del paese, e questo avrebbe potuto fare una legge ordinaria di applicazione dell’art. 81.

Purtroppo la stessa maggioranza bulgara, di nuovo sottraendo al popolo italiano il referendum costituzionale, sta progettando altre modifiche di rilevante peso, quale quella del rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio a scapito dei poteri del Parlamento e del Capo dello Stato.

Oltre all’inopportunità di questa operazione in tempo di crisi e insieme a coloro che non credono nei valori costituzionali, non appare legittimo che ciò avvenga  in segreto, senza quell’ampio dibattito che dovrebbe coinvolgere i cittadini, veri difensori ultimi della loro Costituzione.

La scrivente associazione invita quindi i parlamentari più consapevoli ad opporsi a modifiche non strettamente tecniche (ad esempio: numero dei parlamentari) e sollecita  partiti, enti e cittadini a farsi difensori diretti e consapevoli della loro Costituzione, unica vera bussola nella crisi odierna del paese.

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