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SIG. DELLA VALLE E' TEMPO CHE CIASCUNO FACCIA BENE IL SUO MESTIERE

Lettera aperta a Diego Della Valle

Sig. Della Valle,
come cittadino del suo appello a pagamento voglio dare una lettura positiva e non leggervi invece un messaggio qualunquistico; lo interpreto quindi come un invito rivolto a tutti, lei compreso, di limitarsi a fare bene il proprio mestiere.
Le faccia notare, infatti, che quello che lei dice a proposito della maggior parte dei politici, la si potrebbe dire anche dei suoi colleghi industriali, molti dei quali in questi anni di globalizzazione hanno mostrato un "agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali, trascurando gli interessi del Paese".
Molti di loro, per resistere alla crisi e alla concorrenza, hanno preferito scaricare le conseguenze sui propri dipendenti, chiudendo fabbriche e trasferendo la produzione in altri paesi, dove la manodopera costa meno, dove il sindacato non rompe le scatole e dove soprattutto diritti e dignità delle persone sul lavoro sono ancora una chimera; altri, anziché puntare su ricerca e qualità dei prodotti hanno precarizzato il lavoro e ora, non contenti, chiedono ulteriori sacrifici al lavoro dipendente con l'assurda pretesa di posticipare la pensione "sine die".
Prima di criticare gli altri per le loro presunte incapacità sarebbe più onesto e leale guardare a se stessi, ragionando su limiti, difetti e privilegi della propria casta, non limitandosi ad una generica critica rivolta a quella "parte del mondo economico del Paese che ha le sue gravi responsabilità della condizione in cui ci troviamo ora". La mia sarà l'idea, l'illusione di un ingenuo sognatore, ma per salvare il nostro Paese forse basterebbe - appunto come dicevo in premessa - che ciascuno facesse bene, con impegno, serietà e onestà il mestiere che ha scelto; senza invece continuare a criticare quello che fanno gli altri, spesso per coprire le proprie incapacità. Io per parte mia ho scelto il "mestiere di cittadino" e continuerò a farlo - questo sì - "sine die" perché l'esercizio diretto della democrazia non può andare in pensione, ma va rinnovato con costanza ed ostinazione giorno dopo giorno; è l'unico anticorpo per evitare il potere delle caste o peggio ancora dell'uomo solo al comando.

Azioni sul documento

Uniquique suum?

Inviato da palinuro il 05/10/2011 20:27
Trovo veramente insopportabile l'arroganza che questi "ragazzi di bottega" (per dirla con Della Valle, appunto) che - appresa la lezione dei servi sciocchi, loro dirigenti - pretendono di mettere la mordacchia al dissenso.

E' preciso diritto repubblicano criticare queste squallide cosche di politicanti che occupano senza vergogna ogni spazio di potere senza dover anche subire la facile accusa di qualunquismo. La consolidata impunità di cui i politici si sono appropriati impedisce loro di provare mai un briciolo di vergogna; e questa - ricordo a me stesso - ci viene dal latino medievale "vereor gognam".

Quando l'autore di questo libello moralisteggiante rinfaccia a Della Valle che l'industria italiana ha fatto largo uso del lavoro precario, non sarebbe male ricordargli che la precarietà come forma istituzionalizzata di sfruttamento dell'uomo è stata introdotta in Italia da un governo di sedicente sinistra con il Pacchetto Treu, allo solo scopo di tirare una riga sotto la storia e di consentire ad un gruppo di grigi funzionari di Botteghe Oscure, indegni eredi di un passato di grande valore storico, di accedere ai salotti buoni del Lumpenkapitalismus nostrano.

Si deve proprio a questa incolta, venduta e sedicente (in senso prettamente etimologico) sinistra l'avere legittimato il piduista per ben due volte in Giunta per le elezioni, in barba alla legge 361/57 (senza parlare di anni e anni di collaborazionismo), e di avere sostanzialmente avallato in Italia il Credo di Reagan e Thatcher, quello che recita: "la società non esiste, esistono solo individui". La politica della atomizzazione della società, e se ne vedono i frutti.

La critica, anche la più aspra, la disobbedienza civile, per chiunque abbia presente la storia, sono strumenti di progresso dell’Uomo. E’ con la disobbedienza che si è progredito, con la disobbedienza e con la ribellione.

Le reprimende dei "ragazzi di bottega", quali quelle espresse in questo articolucolo, nulla aggiungono al dibattito in corso nel Paese, se non la volontà - del tutto esplicita nell'implicito - di bacchettare e reprimere il dissenso, come sempre nel passato del Pci e senza neppure la dignità negativa quale poteva essere quella espressa da uno stalinista di rango.
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