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Una riflessione in più

Sono fra quelli che hanno perso, e in attesa che la polvere del terremoto si diradi e ci permetta di capire fino in fondo il nuovo scenario, mi interrogo su cosa fare

Perché, pur con tutte le deformazioni causate dalla pessima legge elettorale, il nuovo Parlamento rappresenterà, finché dura, la nostra società con tutta la sua complessità. La volontà degli elettori, comunque maturata, deve essere rispettata.

Le analisi a posteriori (questa compresa) sono forse utili, ma non possono servire a cambiare la realtà delle cose. Anche perché il fondamento della democrazia è proprio la presunzione della presenza di idee diverse, e la necessità di regole per arrivare a decisioni condivise. Purtroppo in questo Paese da troppo tempo si cerca invece di piegare le regole, cioè la Costituzione, a interessi di parte.

Negli ultimi anni il modello rigidamente bipolare promosso dal berlusconismo e troppo facilmente sposato dal PD, con il corollario dei 'premi di maggioranza' copiati dalla mussoliniana legge Acerbo, ha sostituito il confronto dialettico finalizzato alla ricerca del massimo consenso (che aveva guidato con successo i lavori della Costituente, per fare un esempio) con quella che è stata definita 'dittatura della maggioranza'. L'autosufficienza cioè della forza politica che dispone dei numeri (comunque ottenuti) e governa ignorando semplicemente l'opposizione; come è avvenuto, ad esempio, per l'approvazione di numerose leggi 'ad personam' finalizzate a risolvere i problemi di Berlusconi con la giustizia.

In questa logica che si voleva bipolare si inserisce ora fragorosamente la presenza del Movimento 5 Stelle, che impedisce l'affermazione chiara di uno dei due contendenti principali e, nonostante la sue originalità, di fatto ci riporta alla necessità delle convergenze parlamentari. Con un elemento di difficoltà in più, vista proprio la dichiarata indisponibilità dei 'cinquestelle' a ricercare mediazioni con le altre forze politiche.

Se il Paese potesse permetterselo e non fosse vittima di una gravissima crisi economica e occupazionale, potrebbe aprirsi una interessante fase sperimentale; ma, appunto, è proprio il tempo che ci manca.

Nei prossimi giorni (forse settimane, ma non di più) molto dipenderà dal M5S: è dunque giusto parlarne, comunque lo si valuti.

Intanto, mentre tutti i commentatori si concentrano su cosa faranno in Parlamento i nuovi arrivati, non meno importante sarà osservare la vita interna del movimento, il rapporto con gli elettori, che hanno esplicitamente provenienze variegate e non possono essere assimilati al mondo circoscritto degli attivisti.

Forse è lecito parlare di incertezza sui processi decisionali interni, anche perché, vista la genericità delle attuali elaborazioni, su numerose tematiche il movimento potrebbe avere necessità di tempo per definire al proprio interno posizioni che poi dovrebbero essere non mediabili, e che potrebbero non essere risolvibili con semplici consultazioni on line. A meno che non si decida di ignorare tutti gli argomenti su cui non esistono già posizioni consolidate.

Dopo aver ribadito più volte l'assenza di riferimenti 'ideologici', il superamento dei concetti di 'destra' e 'sinistra' e il rifiuto della delega si tratta ora di costruire meccanismi che portino a scelte coerenti e tengano unito il 'movimento', a pena di una diaspora dalle conseguenze imprevedibili.

Senza voler trascurare i problemi contingenti (che non sono oggetto di questa riflessione), dovremmo poi chiederci quali conseguenze questa nuova presenza avrà sul quadro politico in un futuro non solo immediato.

Anche se servirà qualche mese per fare il conto di quante sigle di 'vecchi' partiti saranno definitivamente scomparse (comprese alcune che comunque sono riuscite a entrare in Parlamento), è certo che assistiamo a un processo irreversibile, e non possiamo non prendere atto che il voto al M5S è riuscito a materializzare all'interno delle istituzioni quella insofferenza trasversale nei confronti della politica tradizionale che i movimenti della 'società civile' avevano tentato di incanalare in forme di democrazia partecipativa e che i vecchi partiti hanno presuntuosamente tentato di ignorare.

Si tratta ora, evidentemente, di verificare come la protesta verrà trasformata in proposta operativa e in concreti provvedimenti, ma anche se questo nuovo soggetto soddisfa completamente questa richiesta di rappresentanza.

Io penso di no. Non solo perché il numero dei votanti si è ulteriormente ridotto, ampliando l'area dell'astensione, ma perché ritengo non completamente irrilevante quel poco più del 2% raccolto da Ingroia, nonostante l'evidente oscuramento dei media e le contraddizioni interne alla sua lista. E perché non è da escludere che la posizione di SEL, che esce fortemente ridotta da questa consultazione, possa divenire particolarmente scomoda.

La vera incertezza torna ad essere l'origine dei voti del M5S (a fronte del calo in termini assoluti sia del PD che di PDL e, soprattutto, Lega), che non potrà non condizionare la sua capacità di rispondere non solo alla protesta generica, ma anche alla richiesta di riflessione su grandi temi dei nostri tempi: beni comuni, equilibrio ambientale, giustizia sociale, regolamentazione dei mercati finanziari, riforma delle relazioni internazionali, la cui influenza sulla nostra vita quotidiana non può essere ancora ignorata.

Su questo piano per quanti (pur rispettando le scelte degli elettori) ritengono i metodi del partito di Grillo non tranquillizzanti sul piano democratico, o che semplicemente non condividono parte delle sue proposte (anti-europeismo, un certo disprezzo per le istituzioni democratiche, apertura a certe frange della destra, ecc...), rimane dunque la necessità di (continuare a) lavorare per un soggetto politico veramente nuovo, fortemente ancorato alla nostra ancora attualissima Costituzione e al progetto di un'Europa dei popoli e non delle banche, che punti a politiche veramente innovative sui beni comuni e sull'ambiente, a una visione solidaristica dell'economia, e sperimenti forme di partecipazione non alternative al modello della democrazia rappresentativa. Facendo tesoro dell'esperienza, che dimostra come il consenso sia indispensabile e possa essere ottenuto solo impegnandosi a costruire una comunicazione chiara e efficace, scendendo nelle piazze,parlando il linguaggio immediato e, soprattutto, esprimendo una chiara discontinuità con forme di organizzazione della rappresentanza ormai superate.

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