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Seconda parte dell'intervista aThifaine Lagarde , portavoce e copresidente dell Associazione 269 Libèration Animale

DISOBBEDIRE MASSICCIAMENTE ALLA LEGGE

La legge non è che un rapporto di forza  istituito a un tempoT: è unicamente con la disobbedienza e il rifiuto di una minoranza  che tutte le lotte per l'emancipazione  sono state perseguite  fino a diventare norme collettive accettate - come l'abolizione della schiavitù, il diritto di sciopero dei lavoratori, il diritto all'obiezione di coscienza, a quello dell'aborto , al voto delle donne  a l'uguaglianza dei minorenni.

Ma gli animali restano  le prime vittime dell'ordine costituito (70 miliardi di animali terrestri e più di 1000 miliardi di pesci sono uccisi ogni anno a fini puramente commerciali: l'organizzazione antispecista si rivolge contro lo Stato  e l'industria agro .alimentare 

D: Abbiamo intervistato Martin Page, autore di"" Gli animali non sono commestibili."  Lui crede che sia necessario parlare ai “carnivori” con “benevolenza“, che è necessario “informarli” e “accompagnarli”: la pedagogia non sembra essere il cavallo di battaglia di" 269 Libération Animale", no?

R: La 269 Liberazione animale non parla più, almeno direttamente, ai carnivori da molto tempo …Anche se all’inizio abbiamo praticato un attivismo di strada i cui principali destinatari erano i carnivori, ci siamo allontanati da questa modalità piuttosto rapidamente.Come abbiamo detto, gli attori che dobbiamo influenzare non sono solo i cittadini, ma anche gli Stati e le grandi società speciste. L’attivismo praticato all’inizio (irruzioni nei ristoranti e nei supermercati, eventi “shock” nello spazio pubblico…) non era basato sulla volontà di colpevolizzare i cittadini, ma piuttosto voleva responsabilizzarli. Come possiamo cambiare una società se non riusciamo a chiarire che i problemi di disuguaglianza sono responsabilità di tutti? e impedire a qualsiasi cittadino di diventare soggetto “politico”. Quando i militanti spargono sangue finto davanti al reparto di macelleria di un supermercato sento che il gesto è estremamente efficace: non è colpevolizzare, ma ripristinare la verità sapientemente nascosta dal sistema. Ci sentiamo ingiustamente in colpa quando ci assumiamo responsabilità che non ci appartengono. Affermare che il consumatore sia esente da ogni responsabilità è avere una visione molto distorta del sistema specista. Ciò che è vero è che il consumatore non è l’unico responsabile del consumo di carne su larga scala. Il problema di queste azioni è che tendono a presentare i non vegani come gli unici colpevoli di un patrimonio culturale specista, che tuttavia è stato loro trasmesso....Il nostro approccio con i carnivori oggi è indiretto. La consapevolezza, sia essa superficiale o colpevolizzante, rimane un processo limitato. ..Le persone sono accusate di “dissonanza cognitiva” e di essere incoerenti quando affermano di amare certi animali ma di mangiarne altri e di incoraggiare lo sfruttamento degli animali in generale. Si dimentica di ricordare che le istituzioni e la società nella sua totalità riproducono la normalizzazione dello specismo – spostiamo, dunque, le nostre critiche verso le istituzioni che normalizzano lo specismo. Rendendo le industrie visibili come attori oppressivi, possiamo raggiungere i nostri concittadini in un altro modo, più efficace. La strategia di appellarsi alla virtù (o alla sensibilizzazione) dei carnivori è intrinsecamente colpevole: questa posizione liberale e individualista mette tutto il peso della responsabilità sulla domanda dei consumatori di carne, latticini e uova, piuttosto che sulla offerta  di società sovvenzionate dallo stato. 

 ...... Se avere un comportamento troppo “radicale” significa indignarsi visibilmente, allora sì, io lo sono! Brandire questa parola come uno spauracchio equivale, inoltre, dimenticare le lezioni della storia: le democrazie sono nate dalle idee radicali e dai popoli che le hanno difese.

D: Sembra che tu stia riproducendo il vecchio contrasto socialista tra riforma e rivoluzione" , "269 Libération Animale"   a volte ha parole dure contro i militanti “moderati”, i sostenitori legali della causa. Non sarebbe meglio tacere pubblicamente le differenze all’interno del movimento animale per concentrarsi sul nemico comune?

R: Ma abbiamo davvero lo stesso nemico? Quanti attivisti animalisti ragionano in termini di “sistema”? pochissimi … I sostenitori del legalismo rivolgono   le loro azioni verso  i consumatori, i non -vegani. È così che si può sperare di abbattere un sistema oppressivo? Gli attivisti gioiscono per le aperture di ristoranti vegani e per l’aumento di metri quadrati dedicati ai prodotti vegani nei supermercati. Alcuni attivisti disapprovano queste  strategie inoffensive  e, come ho detto, vogliono fare dell’antispecismo una lotta per la giustizia sociale. 

Questi conflitti interni testimoniano  le differenze fondamentali che ci isolano, infatti, all’interno della grande famiglia della “protezione degli animali” – in cui ci riconosciamo sempre meno. Non siamo lì per raccogliere donazioni o fare amicizia, ma per essere più efficienti: c’è urgenza.  Peggio dei carnivori, ci sono i moderati, che ci spingono all’immobilità, a rispettare il carattere sacro della legge, ad agire in modi “accettabili” dalla politica e a mostrarci “gentili e docili.” Questi numerosi seguaci della moderazione e del compromesso ci vogliono fornire  la prova che questa strategia, con il tempo, ha portato i suoi frutti… Li esortiamo a leggere  l'eccellente  lavoro di Barrington Moore, "Le origini sociali della dittatura e della democrazia" , che indica le atrocità causate dall’eccessiva moderazione. È facile appellarsi al cambiamento morbido quando non sei davvero dalla parte degli oppressi, quando non indossi il numero 4234 e vivi le tue ultime ore nella sporca discarica di un macello! 

Per citare solo un esempio, è sufficiente ricordare come i sostenitori dell’apartheid in Sud Africa avessero auspicato una “graduale evoluzione” della situazione e chiesto alla popolazione nera di essere moderata. Se l’ANC avesse ascoltato il buon consiglio dei moderati, Nelson Mandela sarebbe morto in prigione e il paese sarebbe sprofondato nel caos.  Senza offesa per alcune menti prudenti, possiamo essere pragmatici e assolutisti! Contrapporre questi due concetti è un’assurdità e riflette la mancanza di esperienza di coloro che si pongono come riduttori.

D: Alcuni contrappongono 269 e L214. Il lavoro “per il grande pubblico” di quest’ultimo ha comunque permesso di raggiungere migliaia di cittadini: si conta un numero di nuovi vegetariani/vegani dovuto alla  diffusione dei loro video clandestini … Non siete, dunque, complementari?

R: Si, ovviamente. Non abbiamo mai detto il contrario – anche se i nostri propositi  sono molto spesso male interpretati. L’enorme successo della questione animale nel dibattito pubblico, grazie ai video di L214, ha avuto l’immenso merito di creare un terreno fertile per l’avvento di un vero movimento di vera rivolta e di decostruzione dello specismo. Sfortunatamente, non c’è stato uno slancio militante  .Il premio  Nobel Isaac Bashevis Singer scrive che , lo sfruttamento degli animali ha qualcosa di simile a un dominio totalitario . Perchè allora le parole "opposizione", "nemico", "potere" sono bandite?.

Per quanto concerne le campagne con le richieste  alle industrie speciste  per ottenere miglioramenti delle condizioni di sfruttamento degli animali, penso che siano controproducenti . L’esempio dell’allevamento di galline  è particolarmente significativo: ...........  è dimostrato da vari studi che gli allevamenti senza gabbia di galline sono lontane  dall’essere un  "miglioramento" per gli animali.

 D: Siete una formazione d’avanguardia, minoritaria e consapevole di esserlo. Guevara pensava  che il partito non  doveva mai essere perso di vista ,   per non separarsi mai dalla gente: siete una minoranza  fiera di esserlo?

R: Il cambiamento è sempre stato determinato da una minoranza  che ha provocato il dibattito e forzato la società a riflette . Non dobbiamo aspettare di avere il 20, 30 o più del 50% dei vegani nella popolazione per esigere  l’abolizione. Se fossimo migliaia per le strade, di fronte ai macelli e alle industrie che sfruttano gli animali, avremmo bisogno di poco tempo per avere un impatto reale. Se disobbedissimo in maniera massiccia alla legge – come nel caso delle suffragette per il diritto al voto, i diritti civili per i neri, l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti e molti altri movimenti sociali – saremmo un vero movimento politico. Potremmo quindi far emergere un dibattito pubblico sull’idea di abolire ogni forma di violenza contro gli animali.

 D: Le Monde  ha pubblicato due volumi sull’anarchismo e sugli animali. Nel secondo, leggiamo che “Lo stile di vita vegetariano non è certamente un’alternativa praticabile nelle nostre società” e che la “frangia più autoritaria del movimento vegano” pone  problemi …

R: Queste osservazioni rivelano le complicate relazione tra l’anarchismo e l’antispecismo.   Può sembrare sorprendente sapendo che sono persone  che provengono dai movimenti anarchici quelli che hanno iniziato a teorizzare per la prima volta in Francia l’uguaglianza degli animali. Anche se molti anarchici hanno mostrato un preciso interesse per la questione animale, c’è ancora un rifiuto a pensare alla sofferenza animale in termini di rapporti sociali , politici e  di dominio dello  sfruttamento e oppressione – e più in generale un’incapacità nel mettere in discussione l’ideologia prevalente: l’umanismo. Gli anarchici rimangono molto attaccati a un certo naturalismo e includono la condizione animale in un problema ecologico che non considera  gli animali come individui. Élisée Reclus  ne è l’esempio perfetto: accogliendo con favore il lavoro  di protezione compiuto dall'uomo non ci oppone all’addomesticamento stesso dell’animale. I pensatori anarchici non  considerano gli animali  soggetti di diritto, perché  sono gli esseri umani   responsabili del loro benessere. Reclus sottolinea anche che tra gli umani, gli oppressi possono resistere alla lobby degli oppressori. Ma cosa possono fare gli animali? Non possono scioperare , nè potrebbero migliorare la loro sorte  ........Non considerano  la lotta contro lo sfruttamento degli individui non-uman  e Reclut che era vegetariano, rifiutava di imporre  questa pratica: "Non si tratta di fondare una nuova religione e di praticarla  con un dogmatismo da settari" Non capisco questo rifiuto dell’antispecismo da parte degli ambienti anarchici. L’antispecismo non è qualcosa caduto dal cielo per imporre uno standard alimentare: è il riflesso di una pratica sociale   .Se l’obiettivo dell’anarchismo    è  una lotta qualitativa per una società con valori diversi, perché questo rifiuto o mancanza di interesse? C’è una grande ipocrisia in un’intera parte del movimento anarchico che presenta l’antispecismo come un prodotto della decadenza del capitalismo. Questa è malafede intellettuale. In realtà, non si è cercato di riconoscere la possibilità di un antispecismo anarchico (e quindi anticapitalista e illegale) e non amorale; si pretende di dimostrare  tutto l’antispecismo riducendolo a un antispecismo capitalistico, legalista e moralista.

 ......"La schiavitù si basa  sul fatto di violare  l'integrità fisica  di un individuo (mutulazione, castrazione, violenza sessuale, riproduzione forzata, inseminazione artificiale ecc). di privarlo della sua  libertà , bloccandolo  e uccidendolo quando  è  sufficentemente ingrassato o meno produttivo."

Un discorso molto riduttivo  fa credere  che gli antispecisti vogliano che gli allevatori  tradizionali passino all’industria globalizzata  ...Non è perchè la produzione industriale della carne  sia peggio dell'allevamento tradizionale  che  si giustifica la pratica  dell'allevamento tradizionale.

L’allevamento si basa sulla violazione dell’integrità fisica di un individuo (mutilazione, castrazione, violenza sessuale, riproduzione forzata, inseminazione artificiale, ecc); sulla privazione della sua libertà (chiuderlo a chiave, legarlo, ecc) e sulla sua uccisione non appena è sufficientemente ingrassato o meno produttivo.  L 'animale- merce  è centrale all'interno  capitalismo. L’importanza economica dello sfruttamento degli animali implica che molti capitalisti abbiano interesse ad esacerbare il disprezzo che il nostro mondo sta sviluppando per i non-umani – gli attuali sistemi di sfruttamento derivano, di fatto, dai profitti (materiali, ma anche ideologici ) dello specismo.

 D: Parliamo francamente della violenza. Un concetto abbastanza complesso da definire,a  seconda del punto di vista : sei una giurista , consapevole delle aspettative dello Stato, ma anche attivista, e ostile a quest’ultimo … Che cosa è, dunque, essere violento?

R: Al di là della definizione comune di “violenza”, si tratta di chi nella nostra società ha il potere di definire ciò che è violento e ciò che non lo è, ed  ha la facoltà di dividere i nostri atti in due categorie. Certo, la violenza, propriamente definita, è un male. Idealmente, non dovrebbe esistere fra gli individui . Il nostro ideale non è quello di fare l'apologia  della violenza, ma sapere se  le strategie presentate come “violente” possano condurre a dei vantaggi di efficenza.  Ma una   prima constatazione si impone: se  legittimiamo  il suo uso  come determinante . La più grande difficoltà  è disegnare  i contorni  del termine "violenza": si applica  soltanto in casi di una violazione  significativa dell'integrità fisica altrui o piuttosto a degli atti di violenza diretti contro dei beni materiali?  La più grande difficoltà che abbiamo è quando  dobbiamo disegnare i contorni del termine "violenza": la possiamo applicare in quei casi  di violazione significativa  dell'integrità fisica altrui? oppure la si può applicare  anche a degli atti rivolti  contro  dei beni materiali? Che ne è dei casi quando viene esercitata  una violenza fisica minimale verso qualcuno, quando si tratta di autodifesa contro la brutalità della polizia , o della legittima difesa. Esistono in realtà molte forme di violenza,  alcune non meritano forse neanche  di essere citate. La violenza strutturale è la violenza provocata dai sistemi e dalle ideologie dominanti , dalle discriminazioni e dall'ingiustizia. E' la violenza madre  di tutte le altre, poichè suscita da parte dell'oppresso( e di coloro che lo difendono) la violenza  della protesta. A questo proposito  l' uscita  della recente opera di D'Elsa Dorlin " Se dèfendre - Une philosophie de la violance ". E' una semiologia del corpo militante , in qualche misura, che fa eco alla strategia giudiziaria  di 269 Libèration Animale  e  che invoca  l'esistenza  di una "legittima difesa per un' altro", come le azioni dirette di blocco dei militanti  fatte nei mattatoi.

D: La non -violenza , lei afferma , giustificherebbe  che la violenza  esista  in assoluto e che ognuno la può imparare  oggettivamente. Cioè?

R. E' la violenza  manifestata dallo Stato che decide la divisione  , che  decide della violenza o della non-violenza della disobbedienza. Questo punto di vista  pone  dei problemi : prima di tutto mette sullo stesso piano delle forme di violenza .... La violenza  impiegata dal sistema per la sua autodifesa  e quella  ,supponiamo, di atti collettivi a resistergli. Parlare della violenza  senza distinzioni  significa ignorare  il monopolio  della violenza legittima a beneficio dello Stato  e la sproporzione  dei mezzi usati.  .......Quando vogliamo  definire  i contorni della violenza, lo facciamo negando   quelli che sono i rapporti nel mondo . E' l'intensità della  natura della reazione di colui al quale disobbediamo  che designa la non- violenza o la violenza di coloro che disobbediscono.   

.......Basta vedere come le modalità di azione del movimento ALF siano state descritte (e anche all’interno dell’ambiente animalista) … Quindi: la non-violenza è di per sé una postura di umani privilegiati (non soggetti all’oppressione specista)? la non-violenza è specista? C’è molto da dire su questo culto del pacifismo che l’intero movimento antispecista sostiene come un dogma strategico e morale. Quest’analisi della non-violenza come pratica “privilegiata” è stata condotta dal filosofo Peter Gelderloos in due importanti lavori: "Come la non-violenza protegge lo stato e Il fallimento della non-violenza", del 2013. Riportando l’esempio del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, dimostra come la non-violenza possa essere analizzata come una modalità di azione razzista sostenuta dalla “razza” bianca privilegiata.

D: La non-violenza, dite, postula che la violenza esiste in assoluto e che sarebbe possibile per ciascuno capirla oggettivamente. Cioè?

R: Questo approccio pone diversi importanti problemi. Soprattutto, pone sullo stesso piano forme di violenza che una critica sistemica dovrebbe, invece, distinguere: la violenza dispiegata dal sistema per mantenere se stesso e quella, presunta, degli atti collettivi di resistenza. Parlare genericamente di violenza per uno come per gli altri fa ignorare, ancora una volta, il monopolio di violenza legittimo inclusa tra i benefici dello stato e la sproporzione dei mezzi. La non-violenza dimentica la dimensione fondamentale dei rapporti di oppressione: questi sono indolori per il dominante e, quindi, più spesso invisibili agli uni e agli altri. Sperimentiamo il mondo solo da una posizione data. Quando rivendichiamo di delineare i contorni della violenza, lo facciamo nella negazione di ciò che la nostra relazione con il mondo implica di violento per gli altri. È l’intensità e la natura della reazione di chi viene disobbedito che disegna i contorni della non-violenza o della violenza del disobbediente! È la violenza manifestata dallo stato che domina la divisione, distribuisce i ruoli e alla fine decide la violenza o la non-violenza dei disobbedienti. Le definizioni ampie (tra cui quella di danni ai beni) che si concentrano sulla proprietà, non sugli animali, oscurano la massiccia violenza contro gli esseri senzienti dalle società speciste e dei governi, mentre descrivono come “estremisti violenti”gli attivisti che aiutano gli animali sottoposti a un sistema omicida. Io difendo una definizione ristretta di violenza, per la quale un atto è “violento” quando un individuo o gruppo di individui provocano intenzionalmente danni fisici, lesioni o la morte di un altro individuo o di un altro gruppo senza giustificazione né giusta causa.

La definizione di violenza dovrebbe includere l’aggressione contro gli animali piuttosto che i danni materiali. Includere i danni materiali nella definizione di violenza banalizza la violenza contro gli esseri umani e gli individui non umani, e sfuma la distinzione fondamentale tra gli esseri viventi e le cose non viventi. Coloro che accettano questa definizione ampia contribuiscono involontariamente alla demonizzazione degli attivisti (accusati di “terrorismo”) e legittima la repressione che infuria contro il movimento di liberazione animale e dei suoi sostenitori. Un esempio. Durante i disordini di Londra nel mese di agosto 2011, atti di distruzione di beni appartenenti alla proprietà privata e pubblica sono stati spesso interpretati dai giudici come attentati alla vita umana, ciò ha permesso di caratterizzare i disordini provocati come appartenenti a un puro reato de criminalità apolitica,pertanto  la risposta sarebbe militare o di polizia – e non politica.

Senza cadere in una pallida copia al negativo – una semplice apologia dell’azione violenta – avremmo tutto da guadagnare promuovendo la diversità delle tattiche: supponendo che diversi livelli di azione (violenta o no) possano coesistendo rafforzandosi a vicenda, purché abbiano obiettivi comuni. Non si può negare che il pacifismo come ideologia dominante sia emanata da un contesto privilegiato. Dal punto di vista degli animali non umani, non si può ignorare che la violenza è già lì. A prima vista la “non-violenza” sembra essere una semplice posizione morale, basata sull’assunto semplicistico che la violenza sia soprattutto qualcosa che si sceglie. Presupposto falso: ci sono molte persone che hanno il privilegio di scegliere la violenza e altre persone che vivono in condizioni violente, che lo vogliano o meno (soprattutto animali non umani). Il pacifismo presuppone che noi, esseri umani privilegiati, liberi e soddisfatti in tutti i nostri bisogni di base, abbiamo il diritto di consigliare alle persone oppresse (e coloro che si battono per loro conto) di subire e, con pazienza, non intervenire contro un’indicibile violenza, più grande di quella che noi abbiamo mai conosciuto. Anche Gandhi e Martin Luther King hanno concordato sulla necessità di sostenere i movimenti di liberazione armati (rispettivamente citando le lotte in Palestina e in Vietnam), dove non esisteva alcuna alternativa non-violenta – che equivaleva a dare priorità agli obiettivi sulla scelta di questa o quella tattica. Ma la maggior parte dei pacifisti oggi cancella questa parte della storia e rimodella la non-violenza in accordo con il loro livello di pensiero, pur mantenendo la legittimità di queste figure illustri.

Le più forti critiche al razzismo elaborate da Luther King passano sotto silenzio, mentre le sue formulazioni che invitano all’attivismo non-violento e solidale sono riproposte fino alla nausea, consentendo ai pacifisti di rafforzare il loro attivismo non-violento e di associarsi a una grande figura nera consensuale per evitare che venga scoperto il razzismo inerente alla loro posizione. Le vittorie attribuite alle lotte non-violente vengono decontestualizzate in modo da ignorare l’importante ruolo della resistenza violenta e la diversità delle forme che sostengono il cambiamento. Martin Luther King non ha ottenuto da solo la conquista di diritti civili: Malcolm X, i Black Panthers e i rivoltosi che hanno assediato le città, hanno esercitato una forte pressione e hanno permesso di vedere la posizione di Luther King come il male minore. L’ideologia non-violenta si basa principalmente sul disconoscimento delle azioni “violente” e persino sulle critiche di coloro che non le condannano fermamente. Quello che è “violento” è da bandire in qualsiasi lotta. E, soprattutto, strategicamente,l’uso de “la violenza” causerebbe più repressione: evitiamo il problema di essere repressi … È contro questo che dobbiamo combattere.

 D: Tuttavia,  la vostra  linea rossa è l’integrità fisica della persona, anche se è colpevole di crimini contro gli animali. Voi rivendicate Thoreau, che ha esplicitamente sostenuto, in nome della giustizia, colui che spara ai proprietari degli schiavi … Il vostro rifiuto di questa violenza “ultima ” è una scelta morale o strategica?

R: Peter Singer afferma che la protezione  degli animali è buona ed equa finché rimane “non-violenta”. Questo filosofo sostiene che, per raggiungere un vero successo, “abbiamo bisogno di cambiare le menti delle persone ragionevoli della nostra società […]. La forza della difesa per la liberazione animale è il suo impegno etico; teniamo il sopravvento moralmente, e abbandonarlo è fare il gioco di chi ci si oppone […]. I mali che infliggiamo ad altre specie sono […] innegabili una volta che sono chiaramente visibili; è nel merito della nostra causa, e non nella paura delle nostre bombe, che troviamo le nostre prospettive di vittoria”. Singer basa la sua argomentazione su una fede piuttosto ingenua nello Stato e nel suo mitico “processo democratico”. La maggior parte dei sostenitori degli animali crede che la duplice strategia, che combina educazione e legislazione, sia il modo più sicuro per trionfare sulle mentalità e le leggi speciste. Ma lo Stato non è un arbitro neutrale di interessi rivali!  È, piuttosto, lo strumento degli interessi capitalistici. Se un movimento non è una minaccia, non può cambiare un sistema basato sulla coercizione e la violenza centralizzate – e se quel movimento non si distingue e non esercita il potere di diventare una minaccia, non può distruggere un tale sistema. Ma, per rispondere francamente alla tua domanda: se un attivista antispeciasta uccide uno “sfruttatore” animale o fa esplodere un macello, quale sarà l’impatto di queste azioni? A breve termine, non possiamo negare un risultato certo e immediato, poiché stiamo rimuovendo un agente attivo della violenza specista – ma è ovvio che, a lungo termine, questa strategia non è fattibile o, addirittura, efficace … A rischio di scioccare, questa violenza potrebbe essere giustificata moralmente. Mi spiego : questa situazione potrebbe essere l’autodifesa, il contro-esempio più evidente e convincente alla loro rigida regola d’opposizione alla “violenza”. La violenza contro gli sfruttatori può essere facilmente legittimata se necessaria per proteggere gli animali innocenti, che nella maggior parte dei casi non possono difendersi e sono presi di mira. I pacifisti più estremi potrebbero non essere fisicamente resistenti alla violenza dei manganelli …

Quando Malcolm X disse agli afroamericani che dovevano combattere per la libertà “con tutti i mezzi necessari”, non difese la violenza aggressiva o gli attacchi offensivi, ma piuttosto enfatizzò il diritto all’autodifesa in condizioni in cui la polizia, l’FBI e lo Stato sono dei nemici con l’intenzione di uccidere. Come gli umani, gli animali hanno il diritto all’autodifesa, dal momento che , con poche eccezioni, non possono difendersi. Gli esseri umani che agiscono per conto degli animali hanno il dovere di proteggerli con tutti i mezzi necessari contro le  lesioni che possono essere inflitte loro. Nel loro contesto, queste misure non sono violente: sono una contro-violenza e sono quelle che Steven Best definisce una “legittima difesa per estensione” … È quindi probabilmente per ragioni pragmatiche, e non morali, che nessun attivista abbia ancora  ferito gravemente o ucciso un allevatore di animali! Questo tipo di azione sarebbe certamente un disastro a livello mediatico e porterebbe a una repressione tale da immobilizzare gli attivisti … Anche se il movimento dell’ALF ha raggiunto  dei successi che non possono  essere negati, è stato disastroso sul piano politico non riuscendo a imporre l’antispecismo come dibattito di giustizia sociale.

 D. E’ scoppiata una polemica quando avete annunciato nel mese di aprile, un’azione contro la “schiavitù” degli animali nel giorno della commemorazione dell’abolizione della schiavitù dei neri, sostenendo che è importante articolare le oppressioni e denunciare la schiavitù in tutte le sue forme, quella della tratta degli schiavi, come quella che, in altre forme, persiste. Molte voci si sono levate a protestare contro ciò che pensavano fosse una strumentalizzazione, persino un insulto razzista alla memoria degli schiavi africani. Guardando indietro, come percepisci questo caso?

R. "Dopo una lunga discussione con il presidente del Consiglio rappresentativo delle associazioni nere di Francia e la lettura approfondita delle prove che abbiamo ricevuto, l’associazione ha, infatti, deciso di annullare l’azione del 10 maggio 2017, in segno di rispetto per le persone che si sono sentite ferite e offese da questo approccio. Ci siamo resi conto, dopo  giorni di polemiche, che la questione fondamentale dell’azione intorno al legame tra razzismo e specismo è stata completamente messa da parte, e che questo evento è stato in realtà vissuto e percepito come un “gruppo di bianchi” che si fa avanti per appropriarsi di un evento contro-culturale di un movimento di emancipazione nera per usarlo  a suo piacimento. La nostra intenzione non era assolutamente questa, ovviamente.  Di fronte a una tale valanga di opposizioni, ci è sembrato meglio non insistere su questo punto. Abbiamo cercato di capire il punto di vista di chi ci ha criticato: siamo in realtà per lo più “bianchi” e non viviamo ciò che le vittime del razzismo possono vivere quotidianamente, né l’impatto  che le  loro percezioni possono avere in rapporto   con il mondo. La giovane associazione 269 Libération Animale ha commesso un errore, ovviamente, ma rimane una delle poche e rare strutture animaliste per far emergere un nuovo attivismo di disobbedienza civile e per scoprire testi, di numerosi pensatori  anti-razzisti a  cui si è ispirato  

D. A riguardo delle  vostre recenti convinzioni, sembra più che probabile che degli attivisti finiranno in carcere, in Francia, nei prossimi mesi o anni: che conclusioni ne traete?

R:Questo attivismo inquieta molto il potere.....le severe repressioni di cui sono stati vittima  i militanti di  269 Libèration Animale  lo dimostrano. Il semplice fatto di voler fermare un disturbo dell’ordine economico e privato (alcuni di portata assolutamente minore, dal momento che si parla di un danno leggero),   è una prova sufficiente e  giustifica un tale dispiegamento di mezzi (ricerche, custodia, sequestri, ecc.)? Questo tipo di reato “minore” raramente è perseguito dalla giustizia e riflette qui un uso deviato dell’apparto legislativo. L’obiettivo non è, in realtà, punire un reato ma, emettendo una sentenza severa, di evitare qualsiasi ripetizione e, soprattutto, di intimidire gli attivisti in modo che scelgano altri mezzi, legali e tradizionali, per protestare. Se attualmente, nel diritto penale, solo il risultato, non il comportamento che l’ha portato, determina la qualifica del reato, l’esistenza di una controversia sociale sullo stato degli animali rende necessario intervenire sulle considerazioni politiche e morali nell’applicazione del diritto da parte del giudice. I processi hanno il potere di evidenziare l’uso abusivo dell’apparato repressivo dello stato. Ecco perché Ceylon Cirik (che codirige l’associazione) e io stessa, abbiamo rifiutato di “dichiaraci colpevoli”, cosa che viene sistematicamente proposta. Vogliamo un vero e proprio processo pubblico. Le azioni di blocco, di occupazione dei macelli e delle sedi sociali non sono semplici “attentati alla proprietà altrui” che possono avere un trattamento giudiziario semplificato, ma atti di utilità sociale meritevoli di un processo, con tutta la forza simbolica e la virtù d’insegnamento che questo ha.

Il trattamento giudiziario di questo caso conduce, inoltre, a bilanciare un certo numero di interessi: l’interesse alla tutela del privato, il diritto di proprietà, con un altro interesse, chi può essere protetto, l’interesse della società e, in generale, il diritto di informazioni, ma anche il diritto di resistenza. La molteplicità di casi difficili (si è visto con il diritto alla casa, per esempio) “investono il giudice della una nuova funzione diretta all’enunciazione dello standard a cui la società civile vuole ora aderire”. La legge non è l’unico modo per portare un cambiamento sociale e il giudice può diventare  il mediatore privilegiato  di membri sociali.

Siamo chiamati dai tribunali a protestare bene e in modo legale per non disturbare le società del settore; la disobbedienza civile è ancora una volta disprezzata nei tribunali e l’oppressione subita da animali non umani viene ignorata, mentre 3 milioni di individui perdono la vita nei macelli ogni giorno senza alcun bisogno.. 

Siamo oppositori politici di un sistema di sfruttamento e dobbiamo riaffermarlo per far capire che queste azioni militanti servono l’interesse generale. In apparente violazione della legge, gli attivisti entrano nel campo del diritto e lo proclamano arbitro di una controversia sociale: quando gli animali saranno alla fine riconosciuti come esseri senzienti dalla scienza come anche dal diritto, come potremo continuare a consentire che essi vengano sfruttati e macellati in massa? resistere, è sempre assumersi un rischio e, solo a volte, con successo imporre un cambiamento.

Sebbene la resistenza all’oppressione sia un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione dei diritti umani e del cittadino del 1789 (che è un preambolo della Costituzione francese), è estremamente difficile per i tribunali accettare il valore giuridico della giustificazione di un reato ai sensi della disobbedienza civile. Al di là della lotta contro lo specismo, 269 Libération animale milita anche per il riconoscimento giuridico di resistere all’oppressione e al riconoscimento di un diritto di disobbedienza civile, a partire dalla moltiplicazione dei “diritti sospensivi” e dell’evoluzione del diritto europeo su questo argomento. Deploriamo, inoltre, il fatto di essere trattati come semplici trasgressori senza poter spiegare i motivi ben fondati dei nostri atti, che sono depoliticizzati davanti ai tribunali. Per fare questo, stiamo cercando di invocare lo “stato di bisogno” di fronte allo status quo della condizione animale: “Oggi, il diritto definisce lo stato di bisogno come il “fatto provato” di un reato penale e ritiene che colui che ha violato la legge nella difesa di un interesse sociale più alto, senza alcun interesse di per sé, non può essere punito” ha spiegato Master François Roux, avvocato di molti disobbedienti. L’associazione 269 Libération Animale  

Oggi descritti come “esseri viventi dotati di sensibilità” dall’articolo 515-14 del codice civile, gli animali sono comunque sottoposti a una violenza generalizzata e crescente con uno sviluppo esponenziale dell’allevamento che li pone in condizioni di la vita e di  massacro sono sempre più terribili. È noto da Norimberga che la disobbedienza può essere una virtù quando si tratta di resistere a un ordine ingiusto. Questo principio è ora usato nella disciplina degli eserciti come nella legge in vigore davanti ai tribunali penali internazionali. La nostra Repubblica è figlia di un’insurrezione e il nostro diritto è stato costruito in gran parte sulla disobbedienza alla legge, sia che si tratti del diritto al lavoro e che del diritto di sciopero, della legge sull’aborto dopo il Manifesto del 343, della legge sull’obiezione di coscienza, ecc. Accade di tanto in tanto che i tribunali di primo grado riconoscano lo stato di necessità in cui vi sono persone povere o attivisti che denunciano un pericolo sociale o morale. Gli attivisti disobbedienti sono i sostenitori dei “più alti interessi morali” della società. È il ruolo di un cittadino in una democrazia di agire quando c’è un fallimento dello stato.

D.La rivista Philosophy ha dipinto di recente il tuo ritratto: saresti una donna insensibile al dubbio. Ti riconosci in questo tratto?

R. Si, abbastanza. Non si tratta di fingere o rifiutarsi di fare domande, di imparare dagli altri o di ricevere critiche (al contrario) ma dal profondo sentimento che la strategia di azione diretta che abbiamo avviato con Ceylon è portatrice di speranza e di una vera potenzialità trasformatrice. C’è una strana sensazione che ti afferra la prima volta che disobbedisci ed entri in queste aree del mattatoi senza legge: la sensazione che finalmente siamo dove dobbiamo essere, che è dove tutto si gioca. Se non fossimo convinti del potere di queste azioni, non rischieremmo tutto. Oggi viviamo in una forte precarietà giudiziaria, la mia carriera accademica è in stallo e il futuro sembra difficile a tutti i livelli, ma non dubito delle mie scelte strategiche. Questi modesti sacrifici sono necessari. La natura a volte disperata, di queste azioni, da cui gli attivisti non escono indenni, può dare vita a facili critiche … Vediamo le parodie pretenziose della piccola Antigone che attacca il grande Creonte e siamo oggetto di attacchi di odio da parte di coloro che queste azioni non le fanno per immobilismo e alla mancanza di coraggio. Eppure … Antigone non è la matrice della disobbedienza alle leggi? Colei che con il suo gesto pazzo, per un momento, fa vacillare il potere. Abbiamo conosciuto così tanti momenti preziosi da trascurarli quando si verificano?  “Sì, ma per quale efficacia immediata? o “Alla fine, gli animali sono stati massacrati”, come se ci fossimo mai illusi di pensare che da queste azioni rischiose sarebbe derivato un risultato concreto e immediato. Bloccare un mattatoio per sei ore, paralizzarlo, non è un tour de force in una società in cui la macchina della morte non si ferma mai? Ho guardato  l’orologio, mentre occupavano il  macello di Charal, e ho detto agli attivisti, esausti, che, normalmente, in quel momento, la macchina della macellazione sarebbe stata in azione, ma quel giorno non era così. Vedevamo i primi raggi del sole, che non hanno mai accarezzato i corpi doloranti di questi animali condannati, trafiggere le tegole sporche del tetto dell’edificio. Gli animali di questo macello hanno visto l’alba per la prima volta. Erano ancora vivi, e questo era tutto ciò che importava. Ricordo di averli guardati a lungo, loro che non sono mai esistiti e di essermi detta che quel giorno la loro vita era importante per qualcuno. Non è molto, ma è così prezioso. Quel giorno li abbiamo visti, li abbiamo ascoltati e li abbiamo amati come meglio potevamo in questo mondo in cui non sono nessuno.

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