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Diritto alla dignità

Dalla cronaca apprendiamo che in quel di Latina le forze dell'ordine ha fatto emergere attività organizzata che sfrutta l’immigrazione, che vede membri autorevoli, ispettori del lavoro, sindacalisti. Quando le forze dell'ordine intervengono vuol dire che il secchio è colmo da non contenere altro. I fatti di cronaca evidenziano drammaticamente pratiche di schiavismo che non riguardano solo gli immigranti. In questo paese, nelle piccole e piccolissime industrie, quelle che rivendicano con orgoglio di essere la spina dorsale di quello che resta dell’apparato industriale, lo sfruttamento e lo schiavismo, sono pratiche sistemiche. Quelle entità produttive andrebbero superate perché sopravvivono solo praticando lo sfruttamento. Quelle imprese esaltano lo strapotere dei padroncini, preposti di luoghi di lavoro dove le tutela dai rischi ambientali per chi fatica sono una chimera e dove il diritto alla dignità di chi fatica è una fantasia.

Parliamo di condizioni praticate nel paese che vantava una legislazione sul lavoro dignitosa, ottenuta con lotte di intere generazioni. Una legislazione cancellata da intermediatori fraudolenti, ministri di quel lavoro che hanno legiferato su qualcosa che nella loro vita mai hanno conosciuto.

Sempre dalla cronaca apprendiamo che in quel di Pontecorvo, Frosinone, Lazio, 25 donne lavoratrici, in pochi secondi hanno appreso di non avere più il lavoro. Impegnate a lavorare nel supermercato, quando è arrivata la compagnia fornitrice di energia elettrica, informandole che avevano il tempo strettamente necessario per raccogliere le loro cose, prima di sigillare il contatore di energia per morosità. Il supermercato portato al fallimento da autorevole fraudolente ex presidente del sindacato dei commercianti di Frosinone. La crisi del supermercato si trascinava nelle trame grottesche dei politici locali, un sindacato diretto da cialtroni, l’annichilimento delle povere donne. L’autorevole rappresentante del commercio provinciale si è reso irreperibile. Rifiuta di ufficializzare il licenziamento permettendo alle donne almeno di ricevere la disoccupazione. Dove sono gli ispettori del lavoro? Dove i dirigenti degli uffici provinciali delegati alla vigilanza sul lavoro?

Assistiamo impotenti a manifestazioni incompatibili con un paese la cui costituzione sancisce di essere repubblica fondata sul lavoro. Eravamo e resteremo una repubblica dove la corrotta classe dominante pratica lo sfruttamento di chi lavora. La questioni di dignità delle lavoratrici , diventeranno materia per una giustizia del lavoro che costituisce il perno delle vessazioni praticate a danno della gente che fatica. Questa è l’Italia. Questo è il dramma che patisce il popolo italiano. La dignità di chi lavora è nelle mani di intermediatori fraudolenti che di fatto hanno imposto una tirannia.

Molti osservatori economisti preannunciano una nuova recessione, la cui analisi dice che essa è la diretta conseguenza di politiche che hanno arricchito pochi e immiserito molti. Dobbiamo prepararci a vedere gli eserciti reprimere le giuste rivendicazioni di dignità del popolo che fatica? Difficile per la corte dei miracoli che domina questo paese prendere coscienza che la crisi è direttamente conseguenza della precarietà, della non equa ripartizione della ricchezza, della emarginazione sociale di una parte maggioritaria della popolazione. E’ difficile per chi è in mala fede capire che la recessione economica è figlia della devastante legislazione che nega al lavoro la dignità che si merita.

La classe dominante, grazie ad una informazione serva, continua ad abbindolare i popoli ma non potrà farlo per sempre. In questo paese sono distribuiti privilegi incompatibili con il principio di uguaglianza. Sopravvive una gestione dello Stato, infrastruttura fondamentale per reggere insieme la comunità, di fatto inutilizzabile, perché affidata a consorterie mafiose la cui forza dipende dall'assenza di responsabilità. La pubblica amministrazione  invece di fare efficienza moltiplica i passaggi parassitari. In questo paese la verifica della costituzionalità delle leggi è delegata al potere giudiziario che esercita la discrezionalità che ha reso la costituzione trattato di pedagogia.

Le politiche liberiste volute dalle oligarchie europee hanno di fatto, contro il dettato costituzionale, reso schiavi i lavoratori. Lo hanno fatto grazie a partiti politici che hanno svenduto l’interesse nazionale. Grazie a organizzazioni sindacali che invece di rappresentare i lavoratori, hanno tradito i loro mandati. Difficile dare una direzione politica al legittimo rancore che cova il popolo italiano. Il tempo è scaduto.

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