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Il 39,4 % dei giovani non ha lavoro

Il dato Istat - doppio rispetto alla media europea - è da dichiarazione di stato di calamità sociale. E invece non si vede alcuna disposizione urgente di programmi speciali di creazione di posti di lavoro, per ridurre questo grumo di frustrazione, prima che provochi un ictus democratico. E non dando soldi alle imprese - come fatto col fallimentare jobs act - ma adottando piani straordinari del lavoro.
 
Come si spiega questa inerzia? La risposta è banale: i lavoratori - al contrario delle lobby - non hanno rappresentanza politica in alcuno dei maggiori partiti. Né PD, M5S o destra hanno mai formulato una seria politica del lavoro abbinata ad una seria politica industriale. Cioè, non ricette estemporanee, ma un piano articolato e pluriennale, che individui dove e come impegnare fondi importanti per far incontrare domanda e offerta di lavoro. 
 
Certo, un progetto a così alta complessità richiederebbe statisti capaci di programmare iniziative strutturali, finanziate da una vera lotta all'evasione. Purtroppo, invece, abbiamo visto solo giocolieri che estraggono dal cilindro i bonus, fanno sparire l'IMU per i ricchi, aumentano il contante agli evasori e gettano in aria i coriandoli dei voucher, nei loro costosi programmi di puro intrattenimento politico. Ma i problemi rimangono sul tavolo. E i giovani rimangono fuori dal lavoro. Una corda sempre più tesa.
 
Massimo Marnetto

 

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