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Incredibile ma vero!!

Ho avuto modo di riflettere sul contenuto dei quesiti del referendum proposto dal Partito Democratico napoletano, a fronte dell’azione amministrativa finora svolta dalla giunta de Magistris (due anni).

Di uno di essi sono rimasto allibito, quello sulla società di trasformazione urbana “BagnoliFutura”, il quale recita così: Sei favorevole alla messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.A che ponga fine allo sperpero di denaro pubblico e che determini lo sblocco di uno stallo progettuale che condanna da troppo tempo all’immobilismo lo sviluppo dell’intera area di Bagnoli?” Incredibile ma vero, se si procede ad una ricostruzione degli eventi relativi alla succitata società:

 

13 aprile 2002 – il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, con il suo vice Rocco Papa, firma il decreto per il Consiglio di Amministrazione di BagnoliFutura S.p.A . Vengono designati, quali componenti del Consiglio di Amministrazione: Sabatino Santangelo (presidente), Vincenzo Auricchio, Carlo Borgomeo, Silvio De Simone, Grazia Francescato, Tommaso Iavarone, Ugo Marani, Giovanni Pascone, Antonio Ruggiero, Vincenzo Sica.

La nuova società di trasformazione urbana nasce ufficialmente il 24 aprile 2002 con Sabatino Santangelo come presidente e Grazia Francescato come suo vice. A riguardo vivo è il consenso del sindaco Iervolino e del governatore Antonio Bassolino.

Il 13 maggio il dott. Carlo Borgomeo viene eletto amministratore delegato della BagnoliFutura S.p.A .

Come si evince BagnoliFutura nasce come creatura del centrosinistra napoletano e per un decennio, fino al 2011 la società è stata, per intero, il regno incontrastato del Partito Democratico napoletano, da Sabatino Santangelo a Rocco Papa, passando per il breve regno di Riccardo Marone dal 2010 al 2011. Per la precisione Santangelo è stato presidente dal 2002 al 2006 e Rocco Papa dal 2006 al 2010.

Nel 2013, la Magistratura ha sequestrato vaste aree della ex zona siderurgica per mancata bonifica dei suoli ed il dott. Omero Ambrogi, magistrato in pensione, è stato individuato dai giudici quale custode dell’area ed attualmente egli è presidente di BagnoliFutura, su nomina della giunta de Magistris. Risultano indagati per truffa e danno all’erario 21 persone, tra funzionari Arpac e Ministero dell’Ambiente, nonché politici, tra cui la Iervolino, Sabatino Santangelo e Rocco Papa.

Detto ciò, il tono perentorio del succitato quesito referendario fa pensare ad una responsabilità macroscopica dell’attuale sindaco di Napoli, sottolineandone la colpevole sciattezza amministrativa. E questo può avvenire, perché il politici tradizionali, o facenti parte della politica politicante, senza mai compiere essi una seria ed accurata autocritica, nella loro arroganza pensano che il cittadino, ormai assuefatto alle loro malefatte, perdi ogni memoria dei fatti. Nel frattempo, molti di questi politici hanno provveduto a rifarsi una verginità politica che non dovrebbe essere loro concessa. Ma ancora più grave è il fatto che uno strumento democratico come il referendum consultivo possa essere usato come impropria arma di lotta politica. E questo accade nel PD napoletano, partito inespressivo e privo di una reale strategia per la città.  

È bene ricordare che una cinquantina di incolpevoli lavoratori di BagnoliFutura (tanto ne conta nel presente la società) sono stati salvati da sicura disoccupazione dalla ferma volontà del sindaco de Magistris, del suo vice Sodano e del sindacato di non aggiungere a Napoli altra disperazione a quella già esistente in città sul dramma lavoro. Ma ciò a fronte di un preciso progetto di riqualificazione, rallentato dall’azione della Magistratura. I lavoratori di BagnoliFutura hanno accettato contratti molto ristrettivi, rispetto a quelli di una volta, pur di lavorare. Il Partito Democratico, nel suo frettoloso livore anti – de Magistris, ha pensato alla sorte dei 50 lavoratori di BagnoliFutura e delle loro famiglie? Non si è mai visto un partito, che si dice di sinistra, essere non solo immemore del passato prossimo, dal quale emergono le sue marchiane responsabilità, quanto indifferente esso ai livelli occupazionali. Ma se esiste tale, colossale perdita di memoria, forse la motivazione è da ricercare nel fatto che, anche da parte del PD esiste sull’area di Bagnoli un progetto speculativo, come nella tradizione della peggiore destra, quella delle “mani sulla città”. Il dubbio è d’obbligo, proprio perché al momento, non sappiamo alcunché su quale sia il progetto di città, che hanno in mente i “democratici”. A me, cittadino comune, sembra solo, a lume di avvenimenti sotto gli occhi di tutti e non rimossi e non rimovibili, che il PD napoletano, per bocca dei suoi massimi esponenti, abbia solo una spropositata faccia tosta, disonestà intellettuale e nessun amore per la città di Napoli. Se non un non onorevole senso di rivalsa, dopo che i democratici sono stati sconfitti per effetto di vent’anni di malgoverno del centrosinistra a Napoli. Della quale sconfitta essi solo sono i responsabili e dovrebbero rivolgere il quesito referendario a loro stessi.
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