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Lo Stato e la mafia

Da piccolo ero portato a sottovalutare gli insegnamenti del mio vecchio padre, socialista massimalista, che stracciò la tessera quando i socialisti entrarono al governo decidendo di andare a braccetto con i democristiani ritenuti fondatamente gli eredi dello Stato monarchico fascista. Quel poveruomo, morto a 57 anni, aveva perso figlio e madre, colpiti da una cannonata tedesca in quel di Cassino. Raccontava di essere stato portato dall’esercito regio, cacciatore delle Alpi, a combattere nei Balcani, a commettere nei rastrellamenti le peggiori nefandezze contro la popolazione civile. Erano i crimini contro l’umanità che con le leggi razziali qualificano la natura criminale dello Stato italiano. Quello Stato dopo la guerra gli inviò due croci di guerra che getto alle ortiche, riconoscendogli sette anni di previdenza, che per i servitori dello Stato, furono quattordici.
Ricordo la rabbia con cui denunziava i privilegi regalati a chi aveva firmato la fedeltà al fascismo, la guerra l’aveva fatta bivaccato in fureria, si era coperto delle peggiori viltà contro la popolazione civile. Era lo Stato che distribuiva pensioni baby, non a chi aveva svolto lavori usuranti, ma a chi era servo dello Stato mafioso di potere. Era lo Stato che per i propri servi, il calcolo della pensione lo faceva con l’ultimo stipendio. Era lo Stato che per reggersi al potere comprava il consenso dei miserabili regalando pensioni da falsi invalidi. Sono i privilegi incostituzionali regalati da miserabile sistema politico. Sono le intermediazioni fraudolenti dei regime che aveva la connivenza del potere che avrebbe dovuto garantire “la legge è uguale per tutti”. Sono le leggi disuguali, che hanno fatto carne di porco dei principi costituzionali, che oggi un governo di nominati, mette a carico della gente che ha faticato duramente, versato contributi previdenziali, pagato l’esoso peso fiscale con cui reggere lo Stato di mafiosi parassiti che gestiscono il potere.
Questa è l’Italia! Nel processo di Palermo, la magistratura, approfittando della crisi del sistema di potere, ha sentenziato per la prima volta, con un suo atto, che lo Stato ha trattato con la mafia. L’informazione vile italica, sempre al servizio dei potenti, sminuisce la portata della sentenza che a mio modestissimo parere ha un errore. La trattativa non era tra Stato e mafia, ma tra mafia e mafia di Stato. Lo Stato italiano, che mai è stato costituzionale, ha sempre trattato con la mafia. Lo faceva per rendere legittimo quello che è delinquenziale.
Questa mafia di Stato ha livello ingegneristico da rendere la mafia organizzazione di dilettanti. Il Pm Di Matteo deve ritenersi fortunato. La crisi del sistema mafioso di potere, ha impedito al Csm di sottoporlo a procedimento sanzionatorio per aver accusato emeriti rappresentanti dello Stato italiano di aver trattato con la mafia. Sono gli intermediatori fraudolenti che mai hanno avuto a cuore gli interessi del popolo. Sono la prova incontrovertibile che i gestori dello Stato, mai hanno fatto i conti con la propria storia che ci ricorda che il così detto “risorgimento”, che aveva una scarsa partecipazione popolare, ha avuto la partecipazione attiva e determinante di mafia e camorra. Era il crimine organizzato che reprimeva col sangue le aspettative del popolo. Erano i mafiosi che garantivano a chi aveva gestito il potere feudale di “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Erano i camorristi che avevano il compito di garantire l’ordine pubblico per conto di Zi’ Peppe Garibaldi e Nino Bixio.
Con l’unità d’Italia i poveracci alla fame nera, oppressi, furono costretti ad emigrare. Furono le rimesse di quei morti di fame che consentirono a questo paese di sanare i deficit di bilancio accumulati dai briganti di Stato. L’emigrazione scontentava i proprietari terrieri che si lamentavano di non trovare braccia da sfruttare. Il fascismo cavalcò il malcontento degli agrari. Chiuse la emigrazione per garantire le braccia da sfruttare ai latifondisti. Il prefetto Moro con la scusa di reprimere la mafia, mise a ferro e fuoco interi paesi di braccianti messi alla fame dal sistema mafioso dominante. Era il regime che mentre reprimeva i morti di fame lasciava intoccate la rete di mafiosi che gestiva lo Stato.
Con la lotta di liberazione dal fascismo il primo attentato contro il popolo, “portella delle ginestre”, segna l’inizio della strategia della tensione. La magistratura mai ha individuato i mandanti della strage. Pisciotta minacciò di rivelare i mandanti. Fra quei nomi c’era il parlamentare democristiano Mattarella, padre dell’attuale capo dello Stato. Pisciotta venne avvelenato prima che rivelasse in interrogatorio i mandanti della strage che segna l’inizio della storia contemporanea di questo martoriato paese il cui sistema mafioso di potere è abituato a cambiare tutto per non cambiare nulla. I fascisti avevano solo depositato la casacca nera per mettere quella democristiana. “Portella delle ginestre” è il segnale inequivocabile per il popolo, che a comandare saranno sempre loro.
Sono quelli che hanno reso la costituzione nata dalla lotta di liberazione dal fascismo, trattato di pedagogia. Sono quelli che banalizzano che Andreotti trattava sistematicamente con la mafia. Sono quelli che con cavilli giuridici hanno liberato i mafiosi più pericolosi. Sono quelli che impiegano sette anni per decretare l’incostituzionalità delle legge elettorale con cui il sistema di potere nomina rappresentanti del popolo i notabili di uno Stato che ha sempre intermediato con mafia e camorra. Sono quelli che consentendo ad un governo di nominati rappresentanti del popolo di sanare con la previdenza, i buchi di bilancio accumulati dalla corruzione sistemica che dimostra più di ogni altra cosa che quello che abbiamo in Italia non è Stato ma mafia di Stato.

Cocorocchio Carmine

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