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Rosatellum e fiducia appassita dei cittadini. E Mattarella?

In materia elettorale vi sono solo 3 precedenti, tutti infausti

L'apposizione della questione di fiducia sul Rosatellum all'esame del Parlamento, da parte del governo che, nella persona di Gentiloni, aveva dichiarato che la materia elettorale è di competenza del Parlamento interroga la coscienza democratica del Paese.

 

In materia elettorale vi sono solo 3 precedenti, tutti infausti:

  • 1923, con la legge Acerbo (premier del tempo il cav. Benito Mussolini);
  • 1953 con la legge truffa (che poi la maggioranza del tempo rinnegò, tornando al proporzionale);
  • 2015 con l'italicum incostituzionale (premier Matteo Renzi che, prima del collaterale referendum del 4 dicembre che lo bocciò, dichiarò mentendo di voler ritirarsi a vita privata in caso di vittoria del No poi avvenuta).

Nei giudizi di merito pendenti a seguito della sentenza 35/2016 che dichiarò parzialmente incostituzionale l'italicum (iper premio al vincitore della lotteria del ballottaggio e candidature plurime), tra le altre questioni vi è quella dell'incostituzionale e illegittima questione di fiducia, che alterò gravemente il procedimento di formazione della legge.

 

Legge peraltro approvata con ben tre votazioni gravate dalla fiducia autorizzate dalla presidenza delle assemblee legislative, e dopo l'accorpamento anche esso illegittimo e contestato nei giudizi pendenti, intesi a travolgere l'intero italicum e far espandere la portata del c.d. consultellum, ovvero del sistema di risulta derivante dalla sentenza 1/2014 che dichiarò l'illegittimità costituzionale del porcellum.

 

Approvata da una maggioranza, in quanto tale sostanzialmente delegittimata nella sostanza, perché frutto artificiale del premio di maggioranza attribuito dal famigerato porcellum. Di fronte al nuovo colpo di mano, chi vuol credere nelle Istituzioni rimane senza parole.

 

La procedura "normale", prescritta dall'art. 72, comma 1, Cost., richiede che "ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo il suo Regolamento, esaminato da una Commissione", e questa disposizione costituzionale denota una scelta di campo ben precisa in ordine al ruolo che il Parlamento deve assumere nel procedimento legislativo, ma anche, più in generale, nel sistema istituzionale.

Sulla materia elettorale, come per altro sulle materie costituzionali, non può essere posta la questione di fiducia e non si poteva e non si può quindi votare per appello nominale; solo così ragionando il Regolamento della Camera si appalesa in perfetta coerenza con la disposizione del comma 4 dell'art. 72 Cost, che prescrive la normalità del procedimento legislativo in tali materie, unitariamente ritenute come particolarmente sensibili per la tenuta democratica della democrazia parlamentare.

Pochi giorni fa, fiduciosamente ho promosso, quale "passero solitario", un appello rivolto al presidente Mattarella, auspicando un suo intervento moralizzatore e a un tempo capace di inibire soprusi e abusi, quella che ho chiamato "mala fede" del legislatore.

Certo ora l'apposizione della questione di fiducia con un nuovo "vicecanguro" alle porte, supera il segno.

In Italia, a differenza di altri Paesi non è possibile il rimedio del ricorso diretto alla Corte Costituzionale, né vi sono Autorità civiche realmente indipendenti, dotate di poteri inibitori a tutela della collettività, secondo lo schema delle Costituzioni vagheggiate da Niccolò Machiavelli e J.J.Rousseau, riferito al modello tribunizio della Repubblica romana.

Certo ci saranno iniziative giurisdizionali che tuttavia rischiano di arrivare dopo che il misfatto sarà compiuto, come avvenne col prorcellum; tanto che nonostante la declaratoria di illegittimità costituzionale del premio di maggioranza, datata dicembre 2013, i premiati sono al loro posto, non rappresentando nessuno, come ha scritto sostanzialmente la Corte, comunque non rappresentando la maggioranza dei voti espressi dai cittadini.

Non vi è modo migliore per screditare le Istituzioni e allontanare i cittadini e sfiduciarli. Tanto più se interverrà una quarta o quinta pronuncia della Corte costituzionale, a seguito dei giudizi in corso e che verranno proposti dal volenteroso gruppo di avvocati, animati da solo spirito civico e amore per i loro concittadini, che hanno determinato la distruzione del porcellum e la parziale demolizione dell'italicum.

Presidente Mattarella intervenga, intervenga Sig. Presidente!

 
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