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8 marzo nella bufera

Nel giorno che celebra le donne si apre una diatriba molto particolare in Parlamento: i parlamentari maschi si ribellano alla parità di genere applicata al sistema elettorale. Ma dietro questo scontro purtroppo c’è ben altro…

La nuova legge elettorale inizia male: esattamente come il governo. Così si è già cominciato a tagliare le norme sul senato (“tanto va abolito” come ha detto Renzi, della serie “Senato, chi?”) e adesso ci si scontra sulla norma che regola la parità di genere nella rappresentanza parlamentare, raggiungibile solo applicando l’alternaza di uomini e donne nelle liste elettorali e anche nei capi lista. Ma naturalmente gli uomini presenti in parlamento non sono d’accordo. Qualcuno ha commentato con ironia che chiedere ai maschi deputati di votare questa norma “è come invitare una gallina a partecipare al brodo del pranzo di Natale”.

Le signore deputate e senatrici, di destra e di sinistra, hanno firmato una lettera ai leaders dei partiti, in cui si dice:

In queste ore si sta discutendo alla Camera la nuova legge elettorale, un traguardo importante ed atteso da parte dei cittadini e delle cittadine italiane.
Siamo consapevoli dell'importanza e della necessità di approvare nuove regole che presiedano al buon funzionamento della nostra vita democratica e che definiscano la rappresentanza e l'efficienza del nostro sistema politico.
Siamo altresì convinte che non sia possibile varare una nuova legge senza prevedere regole cogenti per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni e per dare piena attuazione all'articolo 3 e all'articolo 51 della Costituzione.
Per questo abbiamo sottoscritto in maniera trasversale alcuni emendamenti. La nostra convinzione
 è che l'intesa politica raggiunta possa guadagnare in credibilità e forza da una norma capace di collocare il nostro Paese tra le migliori esperienze europee. 
La responsabilità della politica sta ora nel trovare una soluzione ad una
questione di civiltà e di qualità della democrazia che troverebbe il favore non solo delle donne, ma di tutti i cittadini che hanno fiducia nelle nostre
istituzioni e nella possibilità di renderle migliori.

Non sembra che l’appello finora abbia smosso il granitico egoismo dei colleghi maschi, soprattutto di quelli della destra, che hanno già espresso un parere negativo.

La battaglia è soprattutto all’interno di Forza Italia, anche se due donne di spicco del partito come Daniela Santanchè e Maria Stella Gelmini si sono dichiarate contrarie a questi emendamenti.

Ma il punto non è questo, non ha senso discutere se la norma va votata o no. Stiamo ancora guardando il dito che indica la luna. Infatti tutto questo polverone sulla posizione delle donne nelle liste vuol dire semplicemente che questa nuova legge elettorale si basa ancora una volta sul “listino” dettato dai partiti e non sulle preferenze espresse dagli elettori. Altrimenti che importanza avrebbe la posizione di uomini e donne in una lista? E questa è davvero una gigantesca puttanata. Passatemi questa parola, so che non è educata, ma io non ne trovo un’altra che definisca un tradimento del genere. La nuova legge elettorale??? Se ci fosse ancora bisogno di sottolineare quanto poco cambia da quella vecchia, questa zuffa di genere sarebbe la controprova. Quindi che vogliamo fare? Ci vogliamo spendere perché il porcellum diventi la legge scrofa? Mi ritengo offesa e indignata, come donna e come elettrice di sinistra.

 

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