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Lettera al Presidente

Caro Presidente,

Io sono una cittadina come tante che vive a metà tra la sua terra e i sogni che gelosamente custodisce nel cassetto. E desideravo dirle che qualcosa di struggente sta accadendo. Qualcosa che nessuno vuol vedere, a cui si preferisce non dar peso o far caso. 
La mia generazione ha perso la speranza nel futuro, ha dovuto abbandonare la famiglia per aspirare a ricoprire un ruolo significativo in una società che sta rischiando di estinguersi sotto i colpi della folle rincorsa alla dispersione dei beni, della cultura e del sapere. Una società che nel 2017 ha mietuto quasi 500 vittime tra i giovani che non superano neppure i 25 anni di età. 
L’ISTAT parla di un significativo incremento di suicidi. Io parlo di una straziante perdita di capitale umano. E siamo così assorti dal rumore dei gesti che abbiamo schiacciato le emozioni in un angolo del ring senza neppure rendercene conto. Abbiamo perso i nostri umani lungo il cammino della vita trasformatasi in una guerra di privazione e sofferenza.
Ogni azione quotidiana viene riprodotta automaticamente nella prospettiva di scambiare “tempo per denaro”: circa 40 anni di lavoro esasperante, di tasse soffocanti, di Banche come strozzini, di mercificazione dei sentimenti. Quarant’anni vissuti tra stenti e prese d’aria nella speranza che si possa vivere almeno 15 anni scambiando “denaro per tempo”. E cosa resta? Mucchi di sogni spinti a gomitate in una scatola infondo all’armadio dei nostri giorni. 
“L’economia che riparte” e le morti bianche che aumentano del 5,2%. Mille e ventinove vite schiacciate dall’incapacità di questo nostro Stato di assicurare un ambiente di lavoro dignitoso a chi ogni giorno si spacca la schiena per campare. Il lavoro dovrebbe essere un diritto ma sembra che sia divenuto un cimitero senza lapidi, senza nomi, senza ricordi. Una landa desolata e dimenticata.
Io, signor Presidente, vorrei fosse differente. Niente è facile a questo mondo ma tutti dovremmo avere l’opportunità di costruirci un futuro. Nessun giovane dovrebbe sentirsi abbandonato dalla Stato, ghettizzato, accantonato, frustrato da una società che non pensa ai suoi bisogni ma che con i suoi bisogni si auto-alimenta distruggendo chiunque cerchi di rallentarne la corsa affannosa. Nessun lavoratore dovrebbe perdere la vita mentre cerca di guadagnarsi un tozzo di pane. 
Mi chiedo se Lei e il Governo che verrà sarete capaci di inginocchiarvi dinanzi le necessità del popolo, sarete degni di essere chiamati con appellativi che attualmente non si addicono neppure all’idea che di voi stessi avete costruito. 
Vogliamo smettere di sognare per iniziare a costruire giorno dopo giorno l’unica vita terrena che abbiamo a disposizione in attesa che giunga il nostro tempo e la nostra ora. E esigiamo di farlo serenamente senza inutili privazioni. Esigiamo di vivere, e non di sopravvivere agli opportunismi e agli interessi economici. Esigiamo di essere umani.
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