Confischiamo i beni dei corrotti, come si fa per la mafia

di Antonio Ingroia - Il Fatto Quotidiano - 12/04/2015

E’ impressionante quanto cresca ogni giorno la distanza fra istituzioni politiche e Paese reale. Una distanza sempre più paradossale, sempre più incolmabile. Una corruzione che ha superato ogni argine e divora ogni residua energia e ricchezza del paese, una corruzione etico-morale, prima ancora che politica, smascherata ogni giorno da una diversa inchiesta. Dall`altra parte, un mondo politico irredimibile, incapace di autoriformarsi, stretto fra un governo che cerca di usare Raffaele Cantone come una cantina ma non gli fornisce gli strumenti per operare, e un Parlamento, delegittimato dall`opinione pubblica e dalla sua incostituzionalità genetica, per il sistema elettorale che lo ha generato, che si dibatte sul disegno di legge anticorruzione. Una legge concepita per mettere qualche pezza ai danni del berlusconismo, la classica chiusura della stalla quando í buoi sono già scappati. Intanto il Paese reale scende in piazza. Nelle ultime settimane in due piazze affollate, quella di Libera a Bologna e della Fiom a Roma, gli italiani onesti hanno chiesto a gran voce l`avvio di un processo di cambiamento che presuppone anche un serio impegno nella lotta alla corruzione, e quindi alla mafia, che non è più quella della lupara, ma quella – ben più insidiosa – dei colletti bianchi.

Del resto, Expo, Mafia Capitale, Mose, sono solo punte di un iceberg che succhiano alle casse dello Stato una cifra che, a seconda degli indicatori di riferimento, varia tra i 60 e gli 80 miliardi di euro ogni anno. La corruzione è l`interfaccia sistemica fra Pubblica amministrazione, politica e imprenditoria che, raccordandosi con quello mafioso, due facce della stessa medaglia, costituisce un unico sistema criminale integrato. Perché la corruzione rappresenta anche un grave indice di decadimento delle istituzioni, trasforma il diritto in privilegio, che deve essere pagato per essere ottenuto, con l`esclusione, devastante sul piano sociale e della legalità, del vero titolare del diritto.

PENSO al sistema degli appalti, dove regna una gestione ancora centralizzata, ma anche al funzionario pubblico che si fa corrompere per somme assai più modeste, perché quando il malcostume viene eretto a sistema è l`intera comunità che smarrisce il senso dell`etica e della legalità. Siamo di fronte a un`enorme emergenza che come uno tsunami sta travolgendo il paese, e il senso di appartenenza a questa comunità da parte degli onesti. Occorrono terapie d`urto, misure forti, che suscitino sentimenti positivi di riscatto nei cittadini perbene.

Giovanni Falcone diceva che se vuoi sconfiggere la mafia devi colpirla sul piano finanziario. Per questo la confisca dei beni è stata la misura più efficace, vera spina nel fianco delle cosche, che ha innescato processi virtuosi anche nella società, come dimostra l`esempio delle cooperative che oggi gestiscono i beni confiscati. Con la corruzione si deve fare esattamente la stessa cosa: il sequestro preventivo dei beni è fondamentale per colpire al cuore il sistema della corruzione.

Esiste già un articolato normativo che giace nel dimenticatoio collettivo di questo paese della rimozione ed è stato scritto da giuristi come me ed altri, e da militanti dell`antimafia come Franco La Torre, figlio di Pio. Una legge che potremmo chiamare “La Torre-bis”, perché estende ai corrotti la confisca dei beni mafiosi introdotta grazie a Pio La Torre, e al suo sacrificio assieme a quello del prefetto Dalla Chiesa. Di fronte a gravi indizi di corruzione partono gli accertamenti finanziari e patrimoniali, e se esiste sproporzione tra il valore del patrimonio e il reddito dichiarato si sequestrano i beni dell`indiziato corrotto. Chi non riesce a dimostrare la provenienza lecita delle ricchezze subisce la confisca dei beni e la loro destinazione, a sentenza definitiva, a finalità di interesse pubblico e sociale.

Un nuovo contesto normativo nel quale il codice degli appalti, chiesto da Cantone, e una seria riforma della prescrizione, per sempre interrotta appena inizia il processo, potrebbero davvero risultare efficaci e deterrenti.

E pensate a cosa si potrebbe fare se si recuperasse solo un terzo dei soldi che finiscono nelle tasche dei corrotti. Molte grandi e piccole opere verrebbero terminate in tempi certi, senza aggravi di spese. E lo Stato recupererebbe risorse. Pensate a quante scuole pubbliche potrebbero essere messe in sicurezza con 20 miliardi di euro ogni anno o a come sistemare il dissesto idrogeologico del nostro Paese per evitare emergenze e lutti alla prima alluvione.

So che con gli attuali rapporti di forza in Parlamento non esiste una vera cultura dell`anticorruzione, che il Patto del Nazareno frena tutte le misure davvero serie, che lo stesso Renzi ha una falsa visione del problema, non a caso sono molti gli indagati nel suo governo per reati contro la Pubblica amministrazione.

PERCIÒ la legge che propongo può essere spinta solo fuori dalle aule parlamentari attraverso una grande iniziativa popolare, che spero trovi sostegno nella (poca) opposizione parlamentare. Ed è per questo che mi appello a Libera e alla Fiom, e a tutto il mondo dell`associazionismo e dei movimenti: la coalizione sociale cominciamo a costruirla così, partendo da temi importanti per la vita deí cittadini e spingendo verso riforme vere, non quelle solo annunciate da questo governo di facciata.

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