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Gian Carlo Caselli “Alla guida del Senato chi ha insultato la magistratura libera”

Intervista a Gin Carlo Caselli

Che giudizio dare di Elisabetta Casellati? «È un fatto, appartiene a quell'area che ha riservato ai magistrati una valanga di sistematici insulti, a partire dalle famigerate invettive "cancro da estirpare", "malati di mente", "antropologicamente diversi dal resto della razza umana"». Gian Carlo Caselli, ex procuratore di Palermo e di Torino, non fa sconti alla neo presidente di palazzo Madama.

 

Sorpreso dal voto del Senato? Cosa le evoca il nome della neo presidente?

«La sua nomina suscita in me alcuni interrogativi per i suoi "trascorsi" su vari temi della giustizia. Sicuramente qualcuno mi accuserà di conflitto di interessi, ma se anche vi fossero profili del genere è facile verificare che si tratta sempre di riflessioni basate su fatti obiettivi. Sono andato in pensione dopo quasi 50 anni di magistratura. Anni pesanti, di dura fatica, e per la mia famiglia anche di rinunzie. Constatare che vengono premiate le posizioni oltranziste e filo berlusconiane sui problemi della giustizia non può certo farmi piacere».

Della biografia di Casellati cosa la turba di più?

«Leggerla significa rievocare una lunga sequenza di fatti e vicende antitetiche rispetto alle posizioni, doverose per qualunque magistrato, che rivendicano la necessità di puntare a un'applicazione della legge uguale per tutti. Mi riferisco al susseguirsi di leggi ad personam che rispondono alla richiesta dei potenti di essere liberati dalle regole, di avere una giustizia "à la carte", valida solo per gli altri.

Leggi che hanno messo a rischio l'intero sistema e si proponevano di normalizzare la magistratura "troppo" indipendente. Un'altra faccia della stessa medaglia è la sostanziale mancanza di rispetto per la giurisdizione, quella di chi pretende di difendersi non "nel", ma "dal" processo, anche con le vergognose leggi ad personam».

E secondo lei Casellati, che ha condiviso tutto questo, è per così dire colpevole?

«Tutto ciò appartiene all'area di Silvio Berlusconi e del suo entourage, di cui il nuovo presidente è stato uno dei più convinti e radicali esponenti proprio sui temi della giustizia, tanto da spingere qualche biografo ad usare per lei il termine "pasdaran". E non possono certamente ridursi a folklore estemporaneo certi atteggiamenti pubblicamente ostentati dal neo presidente».

A cosa si riferisce?

«La definizione di "colpo di stato" applicata a una sentenza emessa in nome del popolo italiano, solo perché sfavorevole all'amato Cavaliere; o partecipare a una manifestazione di piazza davanti al Tribunale di Milano per protestare in schiere organizzate contro un processo a suo carico, quasi si fosse sul set del film di Moretti "Il caimano"; o ancora l'esibizione di un vestito nero, in segno di lutto, nella seduta del Senato che discuteva la decadenza del Cavaliere in applicazione della legge Severino».

C'è chi sostiene oggi, assolvendola, che la politica è compromesso...

«Sì, l'ho sentito dire anche io, guai a dimenticare che la politica è compromesso per cui... è un po' come tirare il sasso e poi nascondere la mano... Ma non mi piace, e sono contento di non essere mai entrato in politica. In ogni caso, significa relegare in soffitta, dopo averli tanto sbandierati, principi e valori importanti per la democrazia».

Chi la sostiene vanta il fatto che sia la prima presidente donna del Senato...

«Tanto per non negarmi nulla, e attirami altre frecciate (spero che nessuno arriverà a controllare il colore dei miei calzini...), rilevo che nel discorso di insediamento Casellati ha detto che la sua elezione "è un onore che sento doveroso condividere con tutte le donne". Chissà se si sentono parte di questo "tutto" anche le tante donne che su temi assai sensibili (aborto, unioni civili, pillola del giorno dopo...) hanno opinioni sempre osteggiate, e duramente, proprio dalla neo presidente?

Infine, posso dire per esperienza che la responsabilità del ruolo spesso plasma il titolare cambiandolo anche notevolmente. Staremo a vedere...».

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