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Rosatellum e Verdini, ecco il bottino di Renzi

Come avviene al cinema, anche il sequel del Rosatellum bis al Senato è stato peggiore della prima uscita alla Camera. Ci voleva poca fantasia a dare per scontato che Paolo Gentiloni sotto “la forte pressione” evidenziata pure da Giorgio Napolitano avrebbe “subito” il diktat sulla fiducia, che le cinque votazioni blindate sarebbero andate “lisce” e che il numero legale sarebbe stato garantito.

Da giorni il soccorso di Ala, più che garantito, era stato orgogliosamente sbandierato dai “veri riformatori” secondo la definizione “autentica” del presidente dei senatori Lucio Barani, quello dei gesti osceni all’indirizzo di Barbara Lezzi, che aveva promesso di “dare tutto alla maggioranza” dal numero legale al voto di fiducia.

E così è puntualmente avvenuto. I verdiniani sono di fatto, come avevano ampiamente pianificato, nella maggioranza del governo fotocopia del precedente: un esecutivo che progressivamente nell’ultimo scorcio di legislatura si è adeguato senza nessun sussulto di pudore a qualsiasi richiesta o desiderio del burattinaio Matteo Renzi.

A questo punto per il Pd è impossibile negare l’evidenza del prezioso sostegno degli uomini di Verdini e respingere le critiche indignate dei bersaniani che si sono visti rimpiazzare con una disinvoltura e una spregiudicatezza degne di “miglior causa” dai volonterosi e responsabili riformatori di Ala.

Se il bilancio è miserevole in termini politici e probabilmente controproducente anche per chi ha preteso di imporre una legge pessima e senza futuro a colpi di fiducia negando a priori qualsiasi spiraglio di modifica, per gli elettori il livello di compressione del perimetro della scelta è forse al di sotto degli infelici precedenti.

Alle opposizioni non è stato concesso altro in Aula che esprimere disappunto o indignazione, magari con qualche gesto “inappropriato”, ed incorrere come è successo al senatore del M5S Lello Ciampolillo negli sfottò da postribolo del molto “responsabile” verdiniano di fede cosentiniana Vincenzo D’Anna che si era già segnalato nella difesa impossibile del collega ed amico Lucio Barani con argomenti provocatori ed altrettanto offensivi nei confronti delle colleghe.

Per trovare un clima dignitoso bisogna spostarsi nella piazza gremita dove tanti cittadini ed elettori, e non solo del M5S si sono dati appuntamento per dimostrare la loro motivata contrarietà al contenuto e alle modalità di approvazione, senza precedenti, del Rosatellum bis perché persino la legge Truffa, come ha ricordato Galli Della Loggia qualche giorno fa sul Corriere, è stata blindata con la fiducia solo dopo un aspro dibattito parlamentare e non a ridosso del voto.

E la scelta di bendarsi non è la “solita pagliacciata” che viene attribuita con la consueta sprezzante supponenza a Beppe Grillo e agli elettori del M5S.

Rappresenta solo plasticamente “la compressione drastica di ruolo e diritti del Parlamento come istituzione e dei singoli deputati e senatori”, per dirla con il lessico di Giorgio Napolitano, che si ripercuote in una gravissima lesione nella libertà di scelta per il cittadino elettore.

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