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Mirafiori, Fiom spara a zero contro la Fiat e scopre il giochino di Marchionne

"Stanno spegnendo giorno per giorno la possibilita' di dare un futuro a Mirafiori". Il leader della Fiom, Maurizio Landini, davanti ai delegati a Torino, critica aspramente gli ultimi annunci su Mirafiori.

Annunci, appunto, perché per il momento "ci sono solo dichiarazioni, non ho visto alcun testo, nessun accordo scritto". Il giudizio della Fiom sull’accordo appena siglato tra l’azienda e i sindacati non passa il vaglio dell'analisi concreta. Parte dalla forma ma bada molto anche alla sostanza. E la sostanza è di tutt’altro segno da quello annunciato ai quattro venti dai vertici dell’azienda, da Fim, Fismic, Uilm e Ugl e dalla pletora di amministratori e politici che hanno voluto vedere nel miliardo di investimenti una non meglio precisata “svolta”. Altro che svolta, quindi, "è un atto gravissimo".
A partire dalle ragioni vere che l'hanno mosso. Secondo Landini, Fiat "doveva necessariamente dire qualcosa su Mirafiori ieri in vista della scadenza della cassa integrazione visto che di quello che Marchionne aveva promesso nella trattativa di novembre non ha fatto nulla. L'unica cosa certa che hanno scritto e' che chiederanno la proroga della cig". E "noi non possiamo essere complici di questo", ha aggiunto.

Insomma, se non è una truffa, sicuramente siamo in presenza di un gioco di prestigio, alle spalle dei contribuenti italiani ovviamente. Come dargli torto? Il leader della Fiom elenca uno per uno tutti i punti deboli del quadro messo in campo da Marchionne. Alfa Romeo, "si fa in Italia o no?”, chiede. “Perche' il governo italiano non ne discute. Se ci sara' il rilancio del marchio Alfa, dovra' essere fatto in Itlalia. Letta convochi un tavolo vero di discussione a carte scoperte. Faremo partire oggi questa richiesta scritta al governo", sottolinea la Fiom. Ci fossero numeri si potrebbe ragionare più concretamente, ma la Fiat numeri non ne ha fatti. Ha parlato di un Suv, “ma con un Suv - aggiunge Landini – non si dà lavoro a 5.000 persone”. ''Marchionne tre anni fa diceva che per fare lavorare tutti a Mirafiori - sottolinea Landini - servivano 1.000 auto al giorno, 250-280.000 auto all'anno. Diceva che non poteva perdere mesi a discutere ma in tre anni non ha fatto nulla. Credo che sia impossibile produrre 280.000 suv e venderli". E poi sull'Alfa c'è un mistero da sciogliere: è vero o no, come sostiene la Fim di Torino, che il marchio fa parte della trattativa sul prezzo delle azioni che Fiat dovrà pagare al fondo pensionistico Veba per avere il controllo sociale di Fiat-Chrysler?

In un quadro come questo, il tanto sbandierato rientro in azienda dei delegati della Fiom diventa una vera e propria “fossa dei leoni”. Secondo Landini, sempre per rimanere alla sostanza, “la Fiat si vuole sottrarre all'applicazione della sentenza della Corte Costituzionale cosi' come sta facendo Silvio Berlusconi con quella della Corte di Cassazione”. L'intesa siglata dagli altri sindacati metalmeccanici e da Cisl, Uil e Ugl riconosce sì l'agibilita' sindacale ma solo se si sottoscrive il contratto specifico di lavoro del Gruppo Fiat. Questo passaggio era già scritto in Fabbrica Italia. Ed è stato tranquillamente ribadito in questo frangente, noncuranti delle sentenze della Corte costituzionale. "Le organizzazioni sindacali - è questo il passaggio nella nuova formulazione - si impegnano altresi' a sostenere la validita' in tutte le sedi, finanche giudiziarie, ed a convenire con l'azienda eventuali strumenti pattizi di miglioramento della loro efficacia". Il cosiddetto rientro in aizenda dei delegati si preannuncia come una cosa molto complicata. Il rischio è che ricalchi quanto già accaduto in occasione dei rientri di operai reintegrati dalla sentenza del giudice, come a Melfi, “con il reintegro degli operai, che sono a libro paga della Fiat, ma non possono lavorare”, spiega Landini. La Fiat dirà alla Fiom: " Tu nomina pure le Rsa, ma non ti chiamo al tavolo delle trattative", prevede Landini .
Infine, una battuta sul congresso Cgil, prossimo venturo. Una battuta che definisce in parte la posizione della Fiom nell’ambito della dialettica interna alla confederazione. "Non ce' solo una crisi della rappresentanza politica ma anche di quella sindacale”, dice Landini. “Non abbiamo bisogno di una discussione nelle segrete stanze ma di un confronto aperto in grado di intercettare le nuove esigenze dei lavoratori, come i giovani" ha aggiuntochiedendo che nel congresso vengano coinvolti anche i non iscritti, soprattutto i giovani.

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