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Strategia della tensione

Il cittadino ha il diritto ad avere diritti. Il diritto alla dignità, al lavoro, alla parola, alla sovranità, è diritto Universale. Questo paese nega i diritti Universali

Due carabinieri feriti da uno uomo disperato da una vita senza lavoro, il giorno in cui il governo giura fedeltà sulla Costituzione della Repubblica Italiana. Il fatto eclatante conquista le prime pagine dei giornali e delle Tv. Il presidente del senato parla di “strategia della tensione”. Altri parlano di americanizzazione della società italica.
La destra tenta di archiviare il gesto come “gesto di un pazzo”. La cronaca racconta che il disperato voleva chiudere la propria esistenza con un gesto plateale. Colpire un “politico” per poi suicidarsi. La classe politica, casta privilegiata, messa sotto accusa. Il paese vive un crisi drammatica aggravata da decisioni le cui conseguenze nefaste scaricano sui soggetti più deboli una crisi economica devastante.
Milioni i disoccupati, giovani e meno giovani, donne e uomini. Il paese annaspa senza soluzione di continuità in una crisi economica, politica, istituzionale. Il dramma, tragico, impone una riflessione da più angolazioni. La politica ha sempre affermato il suo primato, nella gestione del potere. La Costituzione nel suo primo articolo, afferma che l’Italia è repubblica fondata sul lavoro. Il lavoro è emancipazione. Il lavoro è libertà.
La creazione di posti di lavoro è l’imperativo ineludibile dello Stato. La sovranità delegata alla politica, impone l’obbligo di rimozione degli ostacoli che negato al popolo il diritto al lavoro. La rivendicata centralità della politica, non consente di scaricare su altri la situazione drammatica che vive il popolo. La drammatica realtà sociale, ha precise responsabilità nella dirigenza politica.
La “strategia della tensione” aveva come obiettivo di determinare condizioni di emergenze di ordine pubblico, da giustificare restringimenti della democrazia. Il potere italico spesso abusivo, criminalizza il dissenso. La tesi di “seminare odio” per silenziarlo. La condizione di patimento sociale del popolo è dato incontrovertibile. L’informazione ha il dovere di raccontare la realtà. Nasconderla è mistificazione. Milioni le famiglie disperate rimaste senza sostentamento, per perdita di lavoro. Scrollarsi di dosso la responsabilità di tutto questo. Tentare di invocare impunibilità, è criminale.
La cronaca racconta di uomini disperati che si danno fuoco. Imprenditori e dipendenti, accomunati nella tragedia della perdita del lavoro. Il dramma trova nel suicidio la soluzione al proprio patimento. Il suicidio non fa notizia. Rivolgere l’arma verso il “politico” è evoluzione drammatica. La pericolosità del gesto individuale. La solitudine, sfugge le maglie del controllo dell’ordine pubblico. La preoccupazione legittima.
La cronaca racconta di una disperazione di massa. Una disperazione vissuta in solitudine. Quella disperazione parla del fallimento istituzionale di un paese che continua ad avvitarsi su se stesso. La disperazione parla di canali di partecipazione adrofizzati. Il diritto di cittadinanza negato da un sistema di potere ottuso, prepotente, illegittimo. La politica paralizzata, balbetta. Ci facciano vedere cosa sono in  grado di fare. Il parlamento, luogo della sovranità, discuta le scelte. Se quelle scelte saranno giuste, eque, opportune, garantirà al popolo, il diritto ad avere diritti.
Il governo nasce sotto l’auspicio delle “larghe intese”. Se quelle intese non sono larghe scemenze, produrrà risposte. Il dibattito della politica governativa pone come priorità l’abolizione dell’Imu. L’abolizione della tassa  sugli immobili è una scemenza che non è nelle priorità del paese. La necessità primaria del paese è defiscalizzare il lavoro. Il diritto al lavoro è un obbligo primario. La rimozione degli ostacoli all’esercizio del diritto al lavoro, è dovere ineludibile.
Il cronista televisivo intervista un anziano che afferma: “ho cinquecento euro di pensione mi hanno imposto il pagamento di mille euro di Imu”. Una pensione di cinquecento euro indica che il soggetto non ha percepito nella vita lavorativa, molto reddito. Lo Stato dovrebbe chiedersi come un percettore di pensione al minimo, possa possedere un immobile dal valore di milioni di euro.
Questo è paese di evasori. L’evasione è voluta dal patto tacito fra evasori e potere. Quel patto è tradimento. Il patto Costituzionale, dice che chi più ha, più deve dare. La gestione illegittima dello Stato ha prodotto devianza che è tradimento. Il patto tacito con gli evasori determinato dall’assenza del confronto dei dati. Quel patto tacito, scellerato, ha capovolto il principio liberale della nostra Costituzione. In questo paese i poveri finanziano i ricchi. La disuguaglianza, certificata dalle statistiche.
Quindici punti in dieci anni le risorse dal lavoro alla rendita. Siamo il penultimo posto in Europa, per uguaglianza. La ricchezza concentrata nelle mani di pochi. La gestione politica degli ultimi venti anni, affidata al riccone corruttore impunito garante degli evasori. Il riccone è azionista di maggioranza del governo che vede patto fra, Pd e Pdl. Questi due partiti non partiti, nelle elezioni hanno perso dieci milioni di voti. I cittadini hanno sanzionato il loro appoggio all’austerità che ha sanato i conti pubblici a carico, di esodati, cassa integrati, precari. Il governo è il patto di potere fra i due partiti non partiti, usciti perdenti dalle elezioni. Quel governo è violazione alla sovranità del popolo. Il parlamento dei nominati rappresentati del popolo, rielegge il presidente della repubblica. Il presidente della repubblica diventa figura politica in violazione al patto Costituzionale.
Questo presidente diventa il vero regista del governo delle “larghe intese”. I ricordi vanno agli anni ottanta. Il terrorismo imperversava in tutta la penisola. Delegato di fabbrica, chiamato  ad affrontare emergenze nella gestione della fabbrica fordista. Alcuni lavoratori mi chiedono il conto corrente in cui finanziare i terroristi. Le persone che lo chiedevano erano operai, persone per bene, che lavoravano duramente. Da quel duro lavoro ricavavano unico sostentamento. Quegli uomini e donne, erano e restano i massimi finanziatori di questo Stato.
Quei soggetti vivevano sulla loro pelle le ingiustizie che negava loro una vita dignitosa. Su quelle ingiustizie il terrorismo motivava il suo operare. Il terrorismo aveva consenso perché ingiusta la gestione dello Stato. Non furono le leggi speciali dello Stato a sconfiggere il terrorismo. Il terrorismo fu sconfitto dall’isolamento che patirono in quelle fabbriche. I lavoratori isolarono il terrorismo perché ritennero la violenza incompatibili con le loro rivendicazioni. A quella storica sconfitta un intellettuale pose in un editoriale una riflessione. Abbiamo sconfitto il terrorismo.
Il nostro dovere sconfiggere la  ingiustizie, brodo di coltura, che lo hanno prodotto. Le ingiustizie, nel corso degli anni, non sono state attenuate, ma aggravate. Il cittadino ha il diritto ad avere diritti. Il diritto alla dignità, al lavoro, alla parola, alla sovranità, è diritto Universale. Questo paese nega i diritti Universali. Chi criminalizza il dissenso. Chi vuole  normalizzare una condizione anormale, è autore attivo della nuova “strategia della tensione”. 

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