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L'IMPORTANZA DI ESSERE GUFI

In questa notte della Repubblica essere gufi è il migliore antidoto.

Perché, come scrive Maurizio Viroli, i gufi vedono anche di notte.

E grazie alle sorelle civette aiutano in saggezza.

Di saggezza, in questi ultimi mesi, ce n'è poca. Ma pazienza, fosse solo per questo.

Impera la tracotanza, l'arroganza, il richiamo e il gusto del potere (qualunque faccia esso abbia, purché sia potere), imperano minaccia e ricatto.

Impera la disinvoltura con cui si calpestano le regole della democrazia.

Non solo le regole sostanziali, che ci permettono ancora di vivere in un Paese con una Costituzione che è la sua difesa; persino le regole procedurali, che consentono di dare vita ai diritti sostanziali su cui è fondata questa Repubblica.

Molti cittadini non sanno, per distrazione o per disinteresse, che in Senato si è cominciata a giocare una partita senza precedenti per il nostro futuro.

Chi presiede oggi il Senato non rispetta il suo ruolo e le sue funzioni, ha deciso di fare proprio il programma di chi aspira a togliere la voce ai cittadini nella sua massima e sovrana manifestazione: l'elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, l'iniziativa legislativa popolare, il referendum.

Chi presiede oggi il Senato, seconda carica dello Stato, ha deciso di rappresentare solo una parte, una parte provvista di numeri forse insuperabili in quell'Aula: ma non corrispondono ai numeri dei cittadini che hanno espresso il proprio voto (pur privo di scelta diretta del rappresentante) nelle elezioni politiche.

Due soggetti privati, privi di rappresentanza politica, all'oscuro di tutti stipulano un contratto per cambiare le regole dell'ordinamento dello Stato.

Uno dei due, mentre l'altro sta scontando la pena per frode fiscale, impone il contratto al suo partito, un Partito Democratico che in pochi mesi subisce una metamorfosi biologica da far invidia ad uno scienziato.

Poi invita a stare sereni, elimina le zavorre e cala l'asso: impone al Parlamento se stesso e il nuovo giovane agglomerato di ministri che ha costruito a tavolino con altri.

Il capo con il giovane nuovo agglomerato, legittimato da un Parlamento che non ha più legittimazione, si impadronisce di un potere legislativo senza averne titolo e impone quel contratto mascherandolo come riforma costituzionale.

Agli italiani - ne è convinto questo nuovo presidente del consiglio - basta dire che è ora di cambiare. Al come e dove ci pensano loro.

Il risultato è davanti ai nostri occhi.

Non basta l'arroganza di chi ha il potere in mano, e lo sanno.

Ci vuole il convincimento, la persuasione.

Che arrivano puntuali.

Occorre fermare le opposizioni, quelle fuori ma anche quelle dentro il Partito Democratico.

Costruiscono per le orecchie degli italiani disattenti una menzogna: chi fa ostruzionismo non vuole cambiare, vuole mantenere saldo “l'augusto deretano” sopra la poltrona; chi fa ostruzionismo è nemico del progresso e della rinascita dell'Italia.

Sanno di mentire, ma l'importante è che intanto il messaggio coinvolga chi ha grande potere per impedire che l'opposizione abbia spazio in Senato.

E allora cominciano le “tagliole”, i “contingentamenti” dei tempi di discussione, i “canguri”, il voto palese in luogo di quello segreto, anche quando sanno che non si può.

E una data da non superare: 8 agosto 2014.

Le regole procedurali dettate dalla Costituzione in materia di approvazione delle leggi diventano carta straccia; il regolamento del Senato va bene, se si esprime per trovarvi una breccia ai loro calcolati intrighi, altrimenti si vada ad applicare per analogia il regolamento della Camera. Pazienza se nemmeno con l'analogia possono trovare la quadra.

Perché allora interviene la prassi, valgono i precedenti.

Quale prassi, quali precedenti? Non si sa. Ma fidatevi.

E no che non ci fidiamo!

La posta in gioco è vitale: la democrazia. Stanno riuscendo a togliercela?

Siamo alla prima fase di questo cammino. La risposta dipende, tutta, da noi cittadini.

Siamo gufi e ce ne vantiamo. Viviamo e vediamo anche di notte.

I nostri vigili occhi possono salvare la Costituzione. La nostra Repubblica.

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