Rovesciare la piramide , un altro gioco in città …

di Corrado Fois - Liberacittadinanza.it - 26/04/2021
il dominio è sempre un processo di rapina a mano armata. La particolarità del capitalismo sta nel controllare semplicemente che la rapina sia conforme alla legge– John Holloway

Molto interessante il pezzo di Holloway “ Un altro gioco in città “editato la scorsa settimana ( credo il 20 aprile.. ) . L’avevo intercettato su Comune e con piacere vedo che la redazione, sempre molto attenta, lo ha postato sul sito . A partire da quel contributo – assolutamente da leggere - vorrei condividere alcune riflessioni sul tema della costruzione dal basso dei nuovi modelli sociali, affascinante complessa teoria di cui John Holloway è autorevole rappresentante. Le avrei messe a pié pagina, nell’area discussione, a commento del pezzo .. ma sono venute fuori un po’ più lunghe del lecito, così le edito a parte.

Prima di ragionare sulla dottrina up from the down ( letteralmente: andare su per la discesa ..un ossimoro provocatorio ) inquadriamo politicamente e scientificamente John Holloway.

Ho letto alcuni suoi scritti , ma quello che mi ha colpito di più è Cambiare il mondo senza prendere il potere. Il significato della rivoluzione oggi (2004- Cantieri Carta). Il taglio della riflessione è preciso ed aspro : la costruzione dall’alto dei modelli sociali – fondata sul principio dell’accumulazione capitalista - ha determinato sfruttamento amorale, distruzione ambientale, diseguaglianza economica, infelicità umana. E’ dunque un modello fallimentare oltre che pericoloso , va assolutamente cambiato se vogliamo davvero modificare il corso degli eventi ed evitare lo sfascio completo della natura e della qualità della vita per miliardi di Persone. La soluzione che John indica è allo stesso tempo praticabile e visionaria .. ribaltare la piramide e riformare la società a partire dall’aggregazione di moduli semplificati .. un po’ nella logica della comunità identitaria allargata ed internazionalista di cui si è parlato altrove.

L’approccio di Holloway all’analisi del problema ed alla potenziale risoluzione evidenzia la matrice culturale del suo metodo sociologico, assolutamente riconducibile alla nuova sinistra di matrice irlandese, Paese in cui egli nasce e si forma. In una qualche misura tutta quella scuola politica segue la via del ribaltamento strutturale, con formule più entriste legate al migliorismo come nel caso di Peter Mair ( Governare il vuoto? La fine della democrazia dei partiti- Rubettino ed ) e con altre più schiettamente marxiste ed alternative come fu per Benedict Anderson ( Comunità Immaginate- Laterza).

Ma John Holloway fa di più e va oltre. Egli appartiene infatti alla ristretta schiera di coloro che sperimentano nelle scelte di vita e nei comportamenti quotidiani l’elaborazione teorica che professano. John vive tra l’Irlanda ed il Messico dove sostiene il movimento politico neo-zapatista. Nel tempo è diventato uno dei pensatori chiave del movimento no global di matrice terzomondista e dunque anti imperialista.

Riflettendo sulla visione di costruzione dal basso della società emergono un paio di considerazioni con le quali confrontarsi, aldilà della fattibilità o meno dell’intero processo. Prima fra tutti la valutazione sulla condizione inversa , cioè cosa implica costruire dall’alto.

Per comprendere la logica di fondo dell’approccio metodologico prendiamo Mair come punto di partenza perché nella sua analisi a campo ridotto – i partiti – si evidenzia ancora meglio l’intrinseca negatività della piramide discendente. Egli sostiene che la malattia strutturale che sta conducendo i partiti ( ed anche la democrazia che essi hanno costruito ) alla dissoluzione è proprio nella logica iniziale , cioè nel loro nascere con una impaginazione verticista. Funziona così : il nucleo originario che fonda il Partito si struttura in forma gerarchica verticale ed impagina il processo di elaborazione politica a partire da se stesso, dalle sue intime convinzioni. Mair in estrema sintesi dice .. questa forma organizzativa chiude l’elite originaria in sé trasformandola in cerchio magico autoreferenziale. Essa , l’elite, costruisce metodi gestionali che limitano l’accesso di idee nuove scaturite autonomamente nei gangli della società reale. E’ in questo modo che la piccola comunità del vertice rafforza il suo ruolo ed il proprio sistema di valori coibenti, garantendosi il potere. Per contro : nell’ ambito, ridotto e statico, del cerchio magico finisce con interpretare l’intero universo dei problemi e delle soluzioni con uno schema che tende ad auto confermarsi ed a ripetersi all’infinito, sempre uguale. Fino a considerare qualsiasi apporto esterno come eretico o più banalmente ..come una schietta rottura di palle. Questa fossilizzazione della forma partito, secondo Mair, si è manifestata chiaramente nel ‘900 ma è oggi , a fronte della trasformazione sociale complessiva, che ha raggiunto la totale inutilità , assestandosi in un punto di non ritorno autodistruttivo. Un punto di tale calcificazione da rendere perfettamente inutile riformare i partiti dall’interno. Peter Mair sostiene che si debba semplicemente buttarli a mare e rifondare il tutto dal basso, a partire dalle comunità sociali aggregate in forma di arcipelago e coniugate da una visione politica collettiva e da un progetto comune di gestione della cosa pubblica. Il ribaltamento della piramide è per lui vitale .. è l’unica soluzione possibile per ridare ossigeno alla democrazia rappresentativa.

Per vedere quanto sia vera questa analisi basta guardare il triste destino dei due grandi movimenti , PD e M5S, i cui vertici ormai ragionano solo tra loro o nel chiuso degli uffici e non ascoltano più nulla e nessuno.

Nello stesso filone logico .. dall’alto viene solo il male.. Holloway legge l’intera società e scavalca la logica corrente di democrazia repubblicana.

In lui trova equilibrio una coniugazione davvero difficile . Da un lato la lettura sociologica in chiave tipicamente marxista, dall’altro la soluzione politica che ha tratti di connessione con il pensiero anarchico, in particolare con il modello basico di Bakunin : la società come aggregato elastico di comunità, individualità, percorsi soggettivi coniugati dal valore del reciproco rispetto e dalla condivisione dei macro temi. Come dire : John è scientificamente un materialista , ma politicamente un idealista. Così è pure la teoria della costruzione dal basso. In parte attendibile, in parte visionaria.

Egli sostiene che si può sostituire il sistema capitalista solo disgregando la struttura sociale .

Se al contrario si opera secondo lo schema leninista della sostituzione di potere anche se al vertice si porrà una nuova gestione, la piramide verticale resterà stabile. Un nuovo cerchio magico sostituirà il precedente senza modificare l’impianto e senza consentire di fatto l’apertura e la dialettica tra amministrazione e Cittadino. Avremmo, secondo Holloway, comunque una oligarchia e per combinato una sorta di capitalismo di stato che detiene gli strumenti di produzione, genera plusvalore, e governa in modo autoreferenziale la cosa pubblica. Questa è la sua diagnosi sulla rivoluzione russa e sullo stalinismo inteso come nuova forma di potere verticale che tradisce l’essenza stessa della rivoluzione di classe.

Per John Holloway il capitalismo privato, di stampo anglosassone, e quello di stato, esito della rivoluzione leninista, sono due facce dello stesso male. Essendo imperniati sulla stessa forma piramidale sono generatori della stessa infelicità sociale ed esistenziale. Per spiegare l’intima natura di questa infelicità John ricorre al concetto di alienazione espresso da Marx. Il Cittadino nei sistemi verticali viene espropriato della reale libertà di scelta. Lavora senza sapere il perché, subisce le leggi senza poter partecipare alla loro definizione, non ha chiavi di accesso alla gestione. Anche nella visione ambientalista Holloway ha una chiarissima demarcazione tra la comunità identitaria che protegge i suoi equilibri ( è stato un profondo sostenitore dei vari NoTav ..italiani o francesi ) e il vertice che decide per tutti. Il punto di visione che egli esprime è quasi mistico : se tutti in ogni singola comunità rispettano la natura e l’ambiente in cui vivono l’intero mondo migliora. E’ nell’insieme di piccoli perimetri perfetti che secondo lui trova soluzione il risanamento planetario, non nei protocolli generali che sono redatti per essere smentiti. Non vi è nulla di più rivoluzionario del rispetto ambientale perché esso disarticola di fatto le forme di generazione del profitto che ancora sostanziano l’approccio gestionale dei governi siano essi post-comunisti o liberisti. La radice più profonda dell’antimperialismo è nella lotta per la comunità identitaria, per la difesa della sua autonomia e cultura, come sosteneva anche Thomas Sankara il leader africano ucciso dalla Cia negli anni ottanta.

Dunque per John un altro gioco in città è possibile. Purché non si smetta da un lato di vedere oggettivamente la nuda realtà dei fatti e dall’altro di sognare l’impossibile per realizzare il giusto.

Bisogna fare i conti con questa visione davvero rivoluzionaria se si vuole costruire una nuova identità al socialismo europeo. Ho voluto provare a sintetizzarne la complessa natura perché avere ospitato Holloway ed il suo pensiero nelle pagine di Libera Cittadinanza consente di aggiungere, come scrive Barbara, un altro mattoncino alla costruzione di una casa nuova per la sinistra.

Nuova vuol dire non uguale e non diversa. Non uguale perché se tutto cambia intorno non possiamo rimanere gli stessi.. e non diversa perché in sostanza la comunità identitaria tipica di questi rivoluzionari irlandesi è anche natura del movimento socialista italiano che, prima di stalinizzarsi, è stato ricco di idee libertarie , com’erano i comitati di autogestione operaia voluti da Gramsci od i nuclei contadini dei socialisti emiliani. Si riparte da lì ? Potrebbe essere . Certamente la ricostruzione dal basso della società o della politica ed il ribaltamento di ogni visione piramidale sono l’unica via realistica per ridare al Cittadino il ruolo che gli spetta in una vera Repubblica, cioè essere il punto di partenza di ogni strategia , di ogni scelta, di ogni progetto.

Alla faccia dei vari uomini della provvidenza, siano essi in orbace nero od in grisaglia grigia.

Mentre scorrono i titoli di coda .. alcune piccole cose personali..

Bello vedere una rappresentante di ogni emarginazione ( sessuale, etnica, politica ) come Chloe Zhao vincere gli Oscar .. brutto sentire nei cortei per il 25 Aprile slogan assurdi sul lockdown, tutto mi aspettavo meno che questa cazzata cosmica.. al prossimo giro quale sarà lo slogan ? Lotta come prima per la riforma dell’aspirina .. Ma per favore ! Non abbiamo altri temi un filino più cogenti per marcare le distanze dalla destra?? Bello vedere di nuovo le bandiere rosse sfilare in mano ai ragazzi, segno che le ideologie tanto bistrattate stanno ritornando in vita come discriminante morale .. brutto vedere Letta che polemizza con Salvini per una raccolta firme. Per quanto essa sia idiota è sempre un tentativo di ascoltare il Paese.. in ogni caso sono bisticci da mercato tra due democristiani con giacchette diverse. Bello leggere l’Internazionale che riporta l’attenzione sulla divisione classista che la pandemia evidenzia .. l’India ed il Brasile che non hanno soldi per la sanità pubblica, gli USA che li avrebbero ma non li spendono.. brutto vedere ogni giorno ogni ora in ogni telegiornale la conta dei contagi senza una parola spesa per ricordare, ogni giorno ogni ora in ogni telegiornale, i profughi delle guerre ed i morti per fame nel mondo. Questa esclusione, più di ogni altra menzogna perpetrata, dimostra quale osceno strumento di corruzione culturale sia ormai l’informazione dei network di potere. Anche qui Holloway ha ragione .. solo piccole testate indipendenti costruite e gestite dal basso garantiscono come possono quel che resta di quel grande valore sintetizzato in due stupende parole .. libera informazione. Per questa ragione collaboro con vari siti autonomi .. questo è il piccolo personale mattoncino che porto oggi alla costruzione della nuova casa, nella speranza di poterne aggiungere qualcuno più sostanzioso nel prossimo futuro.

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