I nuovi presidenti delle Camere e le colpe del centro-sinistra

di Pancho Pardi - 15/10/2022
Se oggi abbiamo ai vertici delle istituzioni parlamentari due personaggi che sfigurano l’immagine della Repubblica la responsabilità è tutta del centro-sinistra, passato e presente

Che impressione fa vedere presidenti al Senato un ex-fascista orgoglioso di esserlo e alla Camera un integralista cattolico omofobo e amico di Putin? Se si pensa che questo esito d’inizio legislatura faccia parte dell’autobiografia della nazione non si può fare a meno di considerare i momenti decisivi che hanno messo in moto il processo. Ora Berlusconi è la vittima politica della situazione ma è a lui che si deve la cosiddetta “sdoganatura” dei fascisti. Atto soltanto verbale quando (sostenitore del PSI di Craxi e da questo sostenuto) dichiarò che nel voto per il comune di Roma senza esitare avrebbe votato per Fini piuttosto che per Rutelli; atto sostanziale quando strinse poi alleanza col partito di Fini per vincere insieme alla Lega le elezioni nel 1994.

Ma poté fare questo perché il centrosinistra di allora non volle o non seppe sbarrargli cammino. Il Decreto del Presidente della Repubblica 361 del 1957 vietava la competizione elettorale ai titolari di concessioni d’interesse pubblico. Massimo imprenditore nel settore delle televisioni private, Berlusconi era concessionario nell’uso dell’etere e quindi incompatibile con ruoli politici. Il centrosinistra di allora, guidato da Occhetto, non provò nemmeno a sollevare la questione. Ritenne che fosse l’avversario più facile da battere e ne fu invece duramente battuto. Dopo la sua vittoria era impossibile dare esecuzione alla forza di quel decreto. Con l’imprevisto successo del centrodestra prendeva forma, novità politica del tutto inedita, l’anomalia italiana: un monopolista televisivo che disponeva di mezzi essenziali per la manipolazione dell’opinione pubblica si insediava al vertice del sistema politico. Si apriva un’irrimediabile falla nelle istituzioni. Ma la prima avventura di Berlusconi alla guida del governo durò appena un anno, e non per iniziativa del centrosinistra ma per il venir meno dell’alleanza con la Lega. C’era quindi tutto il tempo per rimediare, ma non fu mai usato.

La seconda tappa, dopo la parentesi del governo Dini, è infatti rappresentata dalla successiva inazione del centrosinistra durante i successivi governi Prodi, D’Alema I e II, e Amato, dall’aprile del 1996 al giugno del 2001. Per l’intera legislatura il centrosinistra fu incapace di prendere l’iniziativa per una legge efficace sul conflitto d’interessi. Peggio: durante il governo Prodi la Commissione Bicamerale guidata da D’Alema si impegnò a riscrivere integralmente la seconda parte della Costituzione insieme al centrodestra guidato da Berlusconi. Dichiarata apertamente l’intenzione, si voleva “costituzionalizzare” l’anomalia italiana e gli ormai ex-fascisti da essa sdoganati. La Commissione fallì per volontà di Berlusconi ma la sua “costituzionalizzazione” fu perfettamente compiuta e gli ex-fascisti perfettamente sdoganati.

La terza e definitiva tappa è cronaca dei nostri giorni. Il centrodestra ha saputo utilizzare a proprio vantaggio la legge elettorale Rosatellum voluta a tutti i costi dal PD di Renzi. Il centrosinistra, padre di quella legge, l’ha usata al contrario: ha affrontato un sistema sostanzialmente maggioritario con logica proporzionale. Di fronte al centrodestra unito si è presentato cocciutamente diviso ed è andato incontro alla sconfitta più plateale e prevedibile. E trascuriamo qui, per pura carità, la pertinacia con cui il centrosinistra degli ultimi anni non è stato capace di comprendere e rimediare la crescente perdita di consenso popolare. Quindi se oggi abbiamo ai vertici delle istituzioni parlamentari due personaggi che sfigurano l’immagine della Repubblica la responsabilità è tutta del centrosinistra passato e presente. E’ perfino inutile lamentarsi. C’è solo da risalire la china e impegnarsi a costruire una nuova generazione capace di nuovo impegno politico.

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