L'arroganza e la democrazia

di Francesco Baicchi - 13/06/2014

E' ormai innegabile che stiamo vivendo giorni cruciali per la sopravvivenza della democrazia nel nostro Paese. L'arroganza con cui un Presidente del Consiglio non eletto intende imporre al Paese una legge elettorale e una riforma istituzionale che comporta la cancellazione delle garanzie e degli organismi di controllo previsti dalla Costituzione repubblicana ha dell'incredibile.

L'espulsione del senatore Mineo dalla Commissione Affari Istituzionali, dopo che ne erano stati allontanati con metodi diversi Chiti e Mauro, dimostra una assoluta indifferenza per le regole democratiche, a partire dall'articolo 67 Cost., che esclude il 'vincolo di mandato'.

Ma non dovremmo stupirci, in fondo è la visione del Parlamento professata da Berlusconi: i parlamentari devono essere scelti dai 'capi', indipendentemente dalle loro competenze, e obbedire passivamente alla loro volontà. Le Camere sono inutili: meglio incontrarsi a cena e decidere in pochi, o meglio ancora in due. Magari al Nazareno.

La legge elettorale già approvata alla Camera, dimostrazione che il berlusconismo sopravvive al suo inventore, peggiora ulteriormente l'incostituzionalità della 'Calderoli', cancellata dalla Consulta, e, impedendo il rapporto diretto fra elettori ed eletti, consegnerebbe tutto il potere nelle mani di una sola persona, in modo quasi casuale.

Infatti l'esito del secondo turno di domenica scorsa, con la vittoria di candidati che al primo avevano raccolto consensi molto limitati (a Livorno, per esempio, Nogarin è passato da meno del 20 al 53%) è la dimostrazione che su di essi si è concentrato un voto trasversale 'contro' il candidato favorito, piuttosto che una scelta fiduciaria.

Applicare lo stesso meccanismo fra liste a livello nazionale costituirebbe la completa negazione del principio di rappresentanza su cui si fonda la democrazia parlamentare.

Con gravi rischi per la stabilità del Paese, perché, comunque vada, in realtà il governo e la maggioranza che si trascina dietro (invece del contrario) avrebbero buone probabilità di rappresentare solo una minoranza degli elettori. Tutti gli altri, cioè chi non ha votato al primo turno la lista vincente, si troverebbero totalmente esclusi dalle scelte politiche, e milioni di elettori addirittura privati (grazie alla soglia dell'8%) di rappresentanza. Quella che Tocqueville definiva 'dittatura della maggioranza', rischierebbe così di divenire la vera e propria dittatura di una minoranza.

Quali strumenti rimarrebbero per esprimere un eventuale dissenso, se non la piazza?

In questo disegno autoritario assume una valenza inquietante anche la volontà di cancellare di fatto il Senato, riducendolo a funzioni insignificanti e individuando i Senatori in modo fantasioso (si pensi ai 21 nominati dal Presidente della Repubblica, alla ipotesi di scioglimento anticipato di un Consiglio regionale, alla scelta operata da una assemblea di sindaci, ecc....).

Curiosamente di fatto lo stesso Renzi, annunciando la possibilità di recuperare al Senato le conseguenze del voto dei franchi tiratori del suo partito (se si è trattato di franchi tiratori …), ha però riconosciuto l'utilità del bicameralismo, anche se non 'perfetto', come esiste nella maggioranza dei Paesi democratici.

In realtà appare ogni giorno più chiaro che l'accordo del 'Nazareno', di cui si continua a sapere ben poco, è basato sull'obiettivo di un bipartitismo obbligatorio, lontano dalla realtà italiana, con due forze speculari che puntano al centro, con programmi sempre più convergenti e la prospettiva del partito unico 'nazionale' già ipotizzato.

In questa fase in cui tutte le prassi democratiche sembrano volutamente ignorate, con un Parlamento di dubbia legittimità perché eletto con un sistema dichiarato incostituzionale, il compito di mantenere nel Paese un assetto democratico sembra affidato esclusivamente ad alcuni settori 'sani' della Pubblica Amministrazione, e alla Magistratura in particolare, che continua a svolgere i compiti di garanzia che le sono assegnati dalla Costituzione con indipendenza e autonomia, con buona pace di chi ha inventato la favoletta delle 'toghe rosse' (e di chi ci ha creduto). Se il ruolo di una Corte Costituzionale autorevole appare fondamentale per evitare derive autoritarie, non meno importante è la lotta alla illegalità e la corruzione.

Forse proprio per questo, dopo gli scandali dell'EXPO 2015 e del MOSE, e il quotidiano stillicidio di notizie di reato e rinvii a giudizio per corruzione, concussione, riciclaggio, appropriazione indebita che hanno coinvolto politici, magistrati e i vertici stessi della GdF, è arrivata la approvazione alla Camera della responsabilità civile diretta dei giudici, che non esiste in nessun altro Paese democratico e può far pensare a una vera e propria intimidazione nei confronti dei Giudici.

A sostegno di una stagione di 'riforme' che vedono contrari quasi tutti i costituzionalisti, appare molto discutibile infine il tentativo di accreditare il risultato elettorale delle europee come una legittimazione popolare del capo del governo e della sua volontà di stravolgere la Costituzione, nonostante le analisi dimostrino in modo inequivocabile che si è trattato di un voto con motivazioni totalmente diverse. Altrimenti non si spiegherebbe la clamorosa sconfitta di Forza Italia, alleato indispensabile e ispiratore decisivo delle 'riforme'.

In realtà, nonostante l'ottimismo di facciata, la situazione rimane gravissima sul piano economico e sociale, su cui si fa ben poco e male, e il rischio che passino riforme drammaticamente sbagliate da sventolare come successi, col sostegno di una stampa scarsamente indipendente e la benedizione di un Presidente della Repubblica che ha dimenticato di aver giurato sulla Costituzione, è molto presente.

E' dunque indispensabile che i cittadini che in questo momento di crisi ritengono che prima di cancellare la Costituzione sarebbe importante cercare di realizzarne i principi di solidarietà e uguaglianza, esprimano unitariamente il loro dissenso, pretendano una pausa di riflessione e ottengano di esprimere la loro volontà.

A meno che non ci contentiamo di consolarci con i complimenti che le alte gerarchie cinesi, note per la loro sensibilità democratica, hanno espresso a Renzi per le 'riforme' realizzate; come ci hanno ossessivamente ripetuto per un giorno intero i telegiornali a reti unificate.

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