PER COSA VOTEREMO

di Francesco Baicchi - 11/05/2016
Quello di ottobre non sarà un voto su Renzi, nonostante il suo tentativo di trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito da repubblica delle banane

Non sarà però nemmeno un voto ‘tecnico’, centrato principalmente sul superamento del bicameralismo perfetto, perché le modifiche derivanti dal cambiamento di una cinquantina di articoli della Costituzione coinvolgono molti altri aspetti e formano un coerente disegno di accentramento del potere nella figura del capo di un solo partito che ottiene un voto più degli altri, indipendentemente dal numero assoluto dei consensi.

Quella che viene impropriamente definita ‘nuova costituzione’, abbinata alla mostruosità giuridica rappresentata dalla legge elettorale ‘italicum’, cancellerebbe il principio della sovranità popolare abolendo la rappresentatività del Parlamento, la cui composizione non corrisponderebbe alla volontà espressa dagli elettori, e ignorerebbe il ruolo delle minoranze cui verrebbe negata qualunque rilevanza nella definizione degli organi di garanzia e di controllo.

E non è un caso che l’attuale maggioranza parlamentare (di dubbia legittimità costituzionale, e fondata sull’apporto di inquisiti, condannati e trasformisti voltagabbana provenienti da destra e sinistra) abbia deciso di impedirci una valutazione seria sui singoli argomenti, imponendoci di esprimere con un unico SI o NO la nostra opinione contemporaneamente sull’abolizione del CNEL e sulla subordinazione del Parlamento alle esigenze dell’esecutivo, sulla cancellazione del decentramento regionale e sulla elezione della Corte Costituzionale.

In realtà dunque votando NO manterremo la possibilità di affrontare i grandi problemi del Paese (occupazione, ambiente, immigrazione, corruzione, evasione fiscale, ecc…) con gli strumenti della democrazia e del consenso popolare; al contrario il SI garantirebbe la permanenza della attuale classe dirigente e la sua occupazione dello Stato, che ha portato la ricchezza a concentrarsi in un numero sempre inferiore di soggetti che rifiutano non solo i principi della solidarietà e della giustizia sociale, ma anche i semplici controlli di legalità, come dimostrano le recenti vicende bancarie.

In una fase storica in cui il confronto delle idee e l’armonizzazione degli interessi sono l’unica speranza di evitare una catastrofica involuzione, poteri opachi puntano a concentrare il potere politico nelle mani di pochissimi, mantenendo solo le forme esteriori della democrazia, e condizionandola grazie al monopolio della informazione. 

A una sana diffidenza dovrebbe indurre proprio la asfissiante campagna di disinformazione, che cerca di raccontarci di ‘semplificazione’, ‘riduzione dei costi’, ‘riforme attese da anni’, mentre semplicemente ci viene sottratto il potere di giudicare con un voto ‘libero ed uguale’ le responsabilità di chi ha portato il Paese allo sfascio, tollerando o contribuendo al dilagare del malcostume, dei privilegi e del nepotismo più sfacciati. E il fatto che a quanti, magari tardivamente, evidenziano la gravità di questo passo verso un regime autoritario, che richiama i fantasmi di un passato con cui il Paese non ha mai fatto veramente i conti, si risponda con la diffamazione e l’irrisione proprio da parte di chi rappresenta (in persona o per familiarità) gli ambienti ‘border line’ di cui sono piene le cronache giudiziarie.

Per questo è fondamentale che alle elettrici e agli elettori italiani si riesca a far arrivare una informazione oggettiva e completa sui contenuti e sulle conseguenze potenziali delle singole modifiche costituzionali e del loro intreccio con una legge elettorale unica al mondo, ma anche sull’idea di società da cui discendono.

Votare NO e riprendere il cammino della realizzazione degli ideali di eguaglianza, solidarietà, giustizia e pace espressi dalla Costituzione repubblicana del 1948  significa rivendicare il nostro diritto a tenere aperta la strada per un futuro diverso e migliore.

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