Napoli, sfruttamento e precarietà: i lavoratori dei supermercati trattati come nuovi schiavi

di Ciro Crescentini - ildesk.it - 13/12/2023
Scarsi i controlli. L’avvocata Giuliana Quattromini: “In Italia assistiamo ad un pauroso arretramento di tutela dei lavoratori a causa dell’azione sinergica dello smantellamento delle garanzie normative, del ricatto occupazionale”

Sfruttamento, precarietà, lavoro nero. I lavoratori e le lavoratrici dei supermercati sono trattati come nuovi schiavi. Tantissime le segnalazioni che arrivano ogni giorno a Il Desk.it all’indirizzo mail redazione@ildesk.it.

I lavoratori e le lavoratrici spesso sono costretti a rinunciare alle misure di sicurezza, svolgendo mansioni del tutto diverse da quelle per le quali sono stati assunti. Molti pur avendo un contratto part-time sono costretti a lavorare in condizioni di disagio per 10 – 11 ore giornaliere, senza applicare previsto il riposo settimanale e per una retribuzione di circa 500 euro mensili.

 

 

Oltre a queste gravi irregolarità, alcuni lavoratori riferiscono di essere sottoposti a condizioni di lavoro degradanti e in ambienti insalubri. Inoltre, padroni e padroncini di ogni risma non disdegnano di praticare nei confronti dei lavoratori comportamenti vessatori, offensivi e mobbizzanti.

Scarsi i controlli. Assenti gli ispettori del lavoro. I pochi controlli che sono possibili sono eseguiti solo dai carabinieri e dalla guardia di finanza che non hanno personale sufficiente.

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Lavoriamo quasi il doppio delle ore dichiarate e retribuite, senza contare le costanti pressioni psico-fisiche alle quali siamo soggetti. Un’escalation senza fine, di soprusi e ripicche tutte illegali e tutte perpetrate con lo scopo di accrescere la paura, tenendoci sottomessi al loro potere – denuncia una lavoratrice di una noto supermercato di Fuorigrotta –  Una paura che se affrontata ci vede soccombere perché, come dice la stessa canzone: “Se ti ribelli vai fuori”.

Ti fanno lavorare come uno schiavo e non ti è concesso nemmeno sbagliare. Se sbagli, infatti, paghi, e non a parole, ma nei fatti, principalmente a livello economico: vengono addebitati in busta paga gli errori compiuti per stanchezza e non certo per menefreghismo” – sottolinea Francesco un commesso di un supermercato di Chiaiano – Dobbiamo pagare la bottiglia d’acqua, nonostante siamo 11 ore li dentro. Ci vengono anche addebitati i costi di rotture di beni presenti nel punto vendita, nonostante questi siano assicurati. Tanto per mangiare due volte

 

 

Questo è quello che succede in questi punti vendita e nonostante ci siano state denunce in passato, questo accade ancora, lasciandoci davvero perplessi sul mancato intervento da parte delle istituzioni.

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avvocato Giuliana Quattromini

 

Eloquenti le dichiarazioni di Giuliana Quattromini, avvocata giuslavorista napoletana, punto di riferimento di molti lavoratori e lavoratrici.

In Italia assistiamo ad un pauroso arretramento di tutela dei lavoratori a causa dell’azione sinergica dello smantellamento delle garanzie normative, del ricatto occupazionale, della delocalizzazione all’estero degli impianti produttivi, dello sfilacciamento della rappresentatività sindacale (complice il fenomeno dei contratti collettivi cosiddetti pirata) e della crisi della giustizia del lavoro” – evidenzia l’avvocata.

 

Lavoro è dignità
Lavoro è dignità

 

L’avvocata Quattromini si sofferma sullo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici dei supermercati.

Si può definire oramai una prassi che determina l’annullamento di ogni diritto quella di far lavorare gli addetti al supermercato per 10/11 ore al giorno e pagarne la metà – aggiunge l’avvocata Quattromini – Come si riesce ad ottenere questo?Semplicissimo. Il lavoratore per essere assunto è costretto a firmare un contratto per un falso part time. In realtà è costretto a svolgere una prestazione di circa dieci ore al giorno mentre in busta paga viene pagato come part time. Alle prime rimostranze la risposta classica è: se non ti conviene, la porta è quella. Ma il punto è che quando si chiude la porta quello che aspetta il lavoratore è la disoccupazione. E quindi la scelta oggi è tra lo sfruttamento e la disoccupazione

 

 

La situazione è inaccettabile anche perché il più delle volte nei supermercati non entra nessun sindacato che non sia di comodo e quindi “pirata” che sigla dei contratti che ignorano ferie, tredicesima, quattordicesima lasciando poco o nulla dell’art. 36 della Costituzione.

Ma alle aziende va bene così. Chi ne paga le spese è solo il lavoratore che cerca di far valere iI propri diritti che per ritorsione o viene trasferito o gli viene proposta la conciliazione tombale in cambio di qualche spicciolo – conclude l’avvocata Quattromini – La regolarizzazione del rapporto se il lavoratore non denuncia resta solo una chimera e chi si avvantaggia è sempre il più forte”.  

Ciro Crescentini

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