Che Donald Trump fosse un ignorante patentato non era un mistero per nessuno, ma anche il suo staff non scherza! Tanto che viene da chiedersi: ma che scuole hanno fatto?? Ma chi non lo sa che i pinguini si trovano solo in Antartide? Eppure l’immagine propagandistica che riportiamo qui sopra è prodotta dai creativi della Casa Bianca…che Dio li aiuti… Volevano forse creare un’immagine tenera, poetica, accattivante e quasi patetica e invece hanno fatto ridere tutti a lacrime. Ma che la geografia non fosse il forte di Trump lo avevamo capito da quando ha messo dazi pesanti alle isole Heard e McDonald, abitate solo da pinguini…ancora loro? Ma è una fissazione! Un fatto personale!
Del resto anche la Groenlandia non è proprio molto abitata, anzi: con circa 0,03 ab./km², è il territorio meno densamente popolato della Terra. Il nome Groenlandia deriverebbe da una parola scandinava traducibile con "terra verde". La credenza che il nome sia derivato dal fatto che durante il Medioevo la Groenlandia fosse effettivamente una terra senza ghiaccio è stata smentita dagli odierni carotaggi dei ghiacciai groenlandesi. Qualche studioso suppone che il nome fosse usato nella speranza che attirasse nuovi coloni. Mah… Tutte le notizie che riguardano questa terra desolata durante il Medioevo, ci arrivano attraverso una serie di manoscritti, conosciuti come la cosiddetta “Saga di Erik il rosso”. In particolare i manoscritti sono due e risalgono al XV secolo, ma si tratta di copie di un manoscritto più antico,
probabilmente del XIII secolo, o anche più antico e magari, come accadeva spesso, frutto di una precedente tradizione orale.

La saga contiene una delle più antiche descrizioni scritte del Nord America e delle terre nordiche europee, compresa la Groenlandia, appunto. Il protagonista di questa saga è Erik il Rosso, un personaggio davvero molto interessante: un condottiero vikingo ed esploratore norvegese, nato nel 940, poi esiliato col padre in Islanda, per aver commesso un omicidio. In Islanda si sposò ed ebbe 4 figli e intorno all'anno 982 fu ancora condannato all’esilio, questa volta dall'Islanda e per un tempo tutto sommato breve: 3 anni. Il fatto è che anche questa volta il motivo era un omicidio, compiuto in una rissa. L’uomo non era certo farina da far ostie, come si dice, ma era ardimentoso e con un forte desiderio di esplorare i luoghi intorno a lui. Durante questi anni di esilio esplorò la Groenlandia e fondò il primo insediamento europeo dell'isola. Ecco perché la saga di Erik il rosso è un testo importantissimo, perché descrive il profondo nord ancora inesplorato e la vicina costa americana, 5 secoli prima di Cristoforo Colombo. Questa terra sconosciuta e che il manoscritto chiama Vinland, perché il vino (cioè l’uva) come il grano vi cresce spontaneamente, fu scoperta intorno all’anno 1000 dal figlio di Erik, Leif Ericsson, a sua volta grande esploratore. L’esistenza di questa terra sembrava solo una leggenda, ma nel 1960 una spedizione archeologica confermò la segnalazione contenuta nel documento medievale, infatti trovò un insediamento vichingo a L’Anse aux Meadows, sito che si trova nella parte più settentrionale dell'isola di Terranova, che appartiene al Canada. Il sito nel 1978 è stato classificato come Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e rappresenta l'unico villaggio vichingo del Nord America, al di fuori della Groenlandia.
Il sito venne abitato per pochi anni. Si è ipotizzato, in base a prove sia archeologiche che letterarie, che l'abbandono sia stato causato dalle pessime relazioni con i nativi americani, popolazione algonchina che a sua volta conserva il ricordo di un regno di Saguenay, popolato da una razza di uomini biondi e pelosi.

Ad oggi il villaggio è stato trasformato in una attrazione turistica, ricostruite le capanne e riempite di copie di oggetti ritrovati negli scavi. È un luogo che sembra più Disneyland che uno scavo archeologico, ma certamente a livello divulgativo è molto accattivante e didatticamente interessante.


Ma torniamo alla Groenlandia: fino al 1814 era una colonia della Corona di Danimarca-Norvegia. Quest'unione durò fino al 1814, dicevamo, anno in cui la Francia napoleonica fu sconfitta e si tenne il Congresso di Vienna, che fra le tante cose obbligò la Danimarca-Norvegia, sconfitta a sua volta, a cedere la Norvegia alla Svezia, col trattato di Kiel, pur assegnando alla Danimarca tutti i possedimenti ex norvegesi (Islanda, Groenlandia e Isole Fær Øer ). Dunque fu allora che la Groenlandia passò interamente alla Danimarca, che mantiene ancora oggi il controllo su finanze, politica estera e difesa militare e provvede a un sussidio annuale di circa 3,4 miliardi di corone (pari al 30% del proprio PIL), nonostante nel 2008 ci sia stato un referendum, che ha trasferito al governo locale groenlandese alcune competenze in ambito legislativo, giudiziario e di gestione delle risorse naturali. Ma comunque la Groenlandia non è ancora completamente indipendente. Del resto i sussidi della Danimarca sono ancora fondamentali per la sua economia, basata soprattutto sul turismo e sulla pesca.

Mi rendo conto con dispiacere che abbiamo parlato di tutti, ma non abbiamo accennato alla popolazione indigena locale: gli Inuit, come loro chiamano sé stessi, o eschimesi, come li chiamano gli altri. Come è successo per i nativi Americani, anche questa popolazione è stata trattata in un modo orribile dai “bianchi” europei che li hanno invasi. I Danesi hanno sterilizzato gran parte delle donne Inuit. Ho ascoltato sconvolta il racconto di una di queste donne, in un servizio televisivo a cura di Corrado Formigli https://www.youtube.com/watch?v=vKxQ0PsGZic Si trattava come è chiaro di un servizio girato adesso, non nel passato remoto. Leggiamo anche nel sito https://jenniferguerra.substack.com/p/sibilla-42-la-storia-delle-donne ; “La Groenlandia e i suoi quasi 56mila abitanti, di cui l’89% indigeni Inuit, hanno smesso di essere una colonia nel 1953 e sono diventati una provincia autonoma, dopo più di 300 anni di controllo da parte della Danimarca. La colonizzazione dell’isola è sempre stata raccontata come un esempio virtuoso, in cui la popolazione originaria ha potuto mantenere quasi intatte le proprie tradizioni e la propria cultura in cambio della modernizzazione portata dai danesi. Negli ultimi anni, però, anche grazie alla nascita di un movimento decoloniale e indipendentista, il racconto della “colonizzazione felice” ha cominciato a mostrare delle crepe, a partire da quello che i media hanno
ribattezzato lo “scandalo delle IUD”, ovvero la sterilizzazione forzata di migliaia di donne indigene attraverso spirali contraccettive inserite a loro insaputa.”
Insomma i groenlandesi avrebbero tutti i motivi per mandare a quel paese i danesi, in questa occasione in modo particolare, ma non lo fanno perché Trump e i bulli americani piacciono loro anche di meno. E perché hanno visto come gli americani hanno trattato con brutalità e disprezzo le varie popolazioni native, sterminandole, derubandole e rinchiudendole nelle riserve.
La discriminazione razziale è un veleno che impregna persone e cose e può creare disagio, anche assolutamente immotivato, perfino in chi è dalla parte dei nativi. Mi riferisco a un caso che fece scalpore: quello dell’attrice Renèe Zellweger, divenuta famosa con il film Chicago e con il personaggio comico di Bridget Jones. La Zellweger raccolse premi a iosa ovunque, oltre a 2 Oscar, era ormai una star mondiale eppure nel 2014 si fece fare una blefaroplastica che la sfigurò completamente. Uso il termine sfigurare nel suo significato più specifico di rendere irriconoscibile una persona, alterandone i lineamenti e deturpandone l’aspetto. E infatti basta guardare le foto qui sotto per capire cosa intendo. Perché questa scelta scellerata? Fu detto allora che la Zellweger volesse cancellare dal proprio volto quel particolare taglio d’occhi, cioè quei lineamenti che mostravano la propria ascendenza sami (cioè lappone, o più genericamente eschimese).

Infatti la Zellweger è figlia di un ingegnere svizzero e di una infermiera norvegese di etnia sami. Io mi auguro che la motivazione non sia stata quella, ma d’altra parte se si può capire il senso di un “ritocco”, soprattutto per una attrice, non si comprende il motivo di cambiare totalmente la fisionomia, fra l’altro così particolare e tanto amata dal pubblico, se non per un disagio, un malessere profondo, con radici dolorose nella non accettazione di sé e della propria immagine. Non si sarebbe trattato, insomma, solo di un qualsiasi intervento estetico, ma di ben altro, almeno a quanto sostenuto dai tabloid del gossip.
Ma torniamo a Trump: dunque che se ne vuole fare della Groenlandia? Questa terra semi deserta e abitata da una popolazione che gli è apertamente ostile? Lui dice perché vuole proteggere gli USA dalla Russia e dalla Cina… ma da quando Putin è diventato un suo possibile aggressore? Non era un amichetto suo? Non si fa in tempo a stargli dietro a quest’uomo! È ovvio che mente come sempre: materie prime come le terre rare, posizione strategica e terreno edificabile a iosa, quando l’effetto serra dovuto all’inquinamento avrà reso la Groenlandia finalmente davvero verde; queste sono cose interessanti per Trump. E certamente altro ancora, chissà, e intanto dà una mano all’inquinamento rispolverando il petrolio: hai visto mai…

Ma il punto non è questo, il punto è che non può pensare di prendersi quello che vuole, quando vuole e dove e come vuole. Ma soprattutto è intollerabile che nessuno lo contrasti, che sappia dirgli NO con dignità e fermezza. Ma siamo uomini o topi??
Barbara Fois
Guardate questa divertente “storia in pillole”:



