Agbogbloshie

di Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 21/02/2023
Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desidero di migliorare la sua sorte con ogni mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena- Tolstoi

Agbogbloshie non è un refuso e nemmeno un codice fiscale. E’ una discarica a pochi chilometri fuori Accra. Tutti i prodotti che i paesi ricchi buttano, specialmente quelli a più continua sostituzione come personal computer, cellulari, televisioni, frigoriferi, finisce lì.

Arrivano in mille modi quei miliardi di pezzi che da anni soffocano la terra un tempo pulita e verde. Tutto ciò che è troppo costoso bonificare – perché plastica ed altri materiali indistruttibili- o riciclare – per la complessa lavorazione estrattiva dei minerali interni a questi oggetti – viene scaricato in Ghana.

L’Europa è tra i continenti maggiormente responsabili dell’inquinamento e dello sfruttamento del paese, ma nessuna commissione di inchiesta si è spesa per tracciarne la rotta e colpire i responsabili di quello che si rappresenta come l’ennesimo massacro di vite e di futuro che l’Occidente ed il capitalismo, impongono ai più deboli. Ovviamente, essendo Africa, non frega niente a nessuno. La UE trova più importante discutere del rischio alimentare del vino o dei cappotti termici da imporre alle case. Imbarazzante.

Spendiamo due minuti del nostro tempo a fare la cosa più inutile del mondo, riflettere su cos’è davvero il male partendo dai fatti. E’ un esercizio inutile perché per un occidentale, abituato all’egoismo ed all’autoreferenzialità, si tratta solo di un bidet alla coscienza. Ed è inutile perché – come diceva Tolstoi - nessuno di noi vuole davvero scendere dalla schiena di un altro essere umano. Se volessimo scendere dalla schiena dei bambini di Accra sarebbe semplice: basterebbe accontentarsi delle tecnologie che abbiamo senza cambiare telefono solo perché fotografa il timballo della zia senza sfocature. Oppure se lo si deve cambiare lo riciclassimo in prima persona, con pochi minuti di lavoro e per le vie più corrette.

Mike Anane

Mike Anane è un giornalista ganese, nato ad Accra. Da più di trent’anni si occupa di rischio ambientale e dello sfruttamento intensivo dei minori. Nella sua lunga militanza ha scritto centinaia di articoli che hanno fatto scalpore ed allarmato gli Europei per quasi 12 minuti. Poi se ne sono ri-fottuti. In Italia è apparso pochissime volte, ne ricordo una ..perché davvero un evento!.. quando fu Presa Diretta ad occuparsi del tema di Agbogbloshie. Era il 2017.

Mike ci racconta come funziona il ciclo di discarica, lo riporto in questo pezzullo. Alle sue preziose annotazioni, che sintetizzo, aggiungo un paio di corollari sul meccanismo economico interno a questo ennesimo processo di sfruttamento dell’Africa. Li metterò in corsivo per distinguerli dal complessivo sistema che Anane ricostruisce dal suo punto di osservazione.

I materiali che compongono un cellulare, a parte lo chassis di plastica ed il vetro sensibile, sono metalli preziosi e terre rare. Abbiamo ad esempio litio o coltan, rame, oro. Singolarmente presi dal cellulare possono valere pochi euro, ma in grandi numeri e pesi sono ricchezza che i produttori di tecnologia, in teoria, perderebbero nelle fasi di distruzione. Mike ci segnala che tutti i mesi il Ghana riceve dai 600 agli 800 container pieni al limite di quegli scarti occidentali di tecnologia superata, si intende dal mercato, certo non dalla necessità, assunto che una ricerca di Cupertino dimostra che di un PC il consumatore medio usa il 20% delle funzioni, quelle ricorrenti.

L’enorme massa di tecnospazzatura viene scaricata ad Agbogbloshie dove verrà lavorata in due fasi : distruzione dei contenitori ed estrazione dei materiali. La plastica degli chassis viene sminuzzata e bruciata in grandi roghi provocando nubi di diossina che si sparge nell’aria. Come sappiamo dai tempi del Vietnam, dove gli USA la spargevano dall’aria senza risparmio, fino a Seveso la diossina è tremendamente cancerogena e contemporaneamente in grado di entrare nel codice genetico causando malformazioni nei feti e talvolta sterilizzando. Di quali quantità e masse parliamo?

Secondo la certificazione ISO un container può trasportare fino a 34 tonnellate. Immaginiamo 800 container al mese ed elaboriamo una semplice moltiplicazione 12 x 800 cnt = 9600 container all’anno. Ora moltiplichiamo la cifra per 34 tonnellate ed otteniamo questo peso 326.400 t di tecnospazzatura, ogni anno. Di queste tonnellate circa la metà è plastica.

Mike osserva che una tale quantità di plastica bruciata e di materiali inquinanti liberati nell’aria e nell’acqua è in grado di minare la salute di tutta la popolazione del suo paese ed ovviamente di influire pesantemente nell’equilibrio climatico mondiale. Infinitamente di più e peggio dello spreco di energia utilizzata per i riscaldamenti evaporati senza cappotti termici che tanto turba la UE.

Nella seconda fase di lavorazione vengono recuperati i preziosi materiali interni alla tecnospazzatura. Un lavoro attento e minuzioso svolto a mano da nugoli di bambini che lavorano nell’enorme discarica ( ed altre simili sparse in Africa ). Il recuperato, oro litio rame, viene consegnato alla mafia ganese che provvede ad consegnarlo a ditte ripulite che lo imballano e rispediscono alle aziende produttrici in tutto il mondo.

Mike osserva: ovviamente ognuna di queste attività, che svolte così uccidono, potrebbe essere realizzata dagli stessi produttori in modo pulito e corretto. La plastica potrebbe essere riciclata in fabbrica riformulando altri chassis e l’estrazione dei materiali svolta con macchinari idonei da personale specializzato. Perché non si fa? La ragione è ovvia. Il profitto.

In Germania, paese presente in ogni ciclo di lavorazione della tecnologia, un operaio specializzato di livello base ha come stipendio 37.493 euro all’anno. Letto a costo azienda, inclusivo di ogni accessorio, parliamo di oltre 60.000 euro. Dividiamo il costo x 220gg lavorativi =fa circa 272 euro e virgole. Dividiamo 272 per 7 ore lavorative ed avremo circa 38 eu all’ora. Un operaio regolarmente assunto in Ghana prende come retribuzione lorda media accertata 85000 GHS ( 6000 eu ) all’anno. I conti e le proporzioni sono facili da fare. Se le imprese produttrici occidentali volessero potrebbero impiantare stabilimenti ad Accra e con contratti giusti localmente, comunque convenienti, creare benessere. Ma una scelta del genere sarebbe infinitamente meno profittevole. Quindi la scelta è fingere di non sapere cosa e come succede, ed arricchirsi sui bambini sfruttati grazie ai quali il costo del lavoro di distruzione e recupero diventa praticamente zero.

Secondo Anane vi è un’intera generazione minata nella salute da questa terrificante macchina di inquinamento, che non avrà vita lunga. Parliamo probabilmente di qualche milione di persone. Una guerra fa meno morti.

Per chi volesse approfondire meglio alcune fonti

Adjei Asare, “Life in Sodom and Gomorrah: the world’s largest digital dump”, The Guardian, 29/04/2014. 

Amoyaw-Osei Yaw, Opoku Agyekum Obed, Pwamang John, Mueller Esther, Fasko Raphael, Schluep Mathias, Ghana e-waste Country AssessmentSBC e-Waste Africa Project, 2011.

Beaumont Peter, “Rotten eggs: e-waste from Europe poisons Ghana’s food chain”, The Guardian, 24/04/2019. 

Chasant Muntaka, “Agbogloshie Demolition: The End of An Era or An Injustice?”, 22/08/2021. 

Donkor Jonathan, “Clean-up at Agbobloshie Market progresses… one week after traders’ eviction”The Ghanaian Times, 08/07/2021. 

GhanaWeb, “Agbogloshie Demolition: Henry Quartey has not been honest with us – Assemblyman”, 02/07/2021. 

Rapezzi Carolina, “The informal e-waste and metal recyclers of Agbogloshie”, Equal Times, 23/10/2020. 

Va annotato che si è tentato più volte di sgomberare queste orrende discariche dove vivono, nello specifico di Agbogbloshie probabilmente 40 000 persone. I risultati di questi sgomberi forzati sono stati, circoscritti nel tempo e comunque marginali.

Di fronte a questo orrore come hanno agito le democrazie occidentali ? In teoria assai bene.

A Basilea nel 1992 si sono poste in vigore uno specifico accordo che impone ai paesi sottoscrittori : 1) non scaricare nei paesi in via di sviluppo le scorie e le tecnospazzature, 2) creare meccanismi interni ad ogni paese di smaltimento e di riciclo materiali. L’accordo di Basilea è stato sottoscritto da 180 paesi con l’impegno solenne di trasformarlo in leggi interne di pronta esecutività. Fantastico.

Sappiamo quanti paesi hanno fatto le leggi conseguenti? Si. Nessuno. Sappiamo quante commissioni di inchiesta con potere di intervento sono state realizzate per vigilare sull’accordo? Si. Nessuna.

Tanto è Africa.

Promemoria

E’ giusto ricordare che da un anno si combatte in Ucraina. Onestamente sarebbe un filino difficile dimenticarlo vista l’attenzione quotidiana, i viaggi di Biden e del suo coniglio Harvey a Kiew e le prolusioni del Putin nel suo circo personale.

Dell’evento ricordo principalmente le migliaia di morti Ucraini e Russi sacrficati, come prima di loro molti altri Popoli, all’altare dell’imperialismo.

E per tutti noi distratti stilo una piccola lista di guerre nella sola Africa, certamente incompleta.

Congo, Camerun, Somalia, Etiopia, Nigeria, Niger, CentrAfrica, Sudan, Sahel, Mozambico. ( fonte: Solidarietà Internazionale ). Sommate e proiettate con una profondità di vent’anni contano in modo molto approssimativo ( non esistono censimenti attendibili ) una cifra vicina ai 20 milioni di morti di cui un quarto, 5 milioni, sono bambini.

Per chiudere, con un filino di retorica, riporto dei bei versi. In una opera teatrale di William Berzotto ( Chisciotte) è inserita una poesia che qualcuno ha attribuito a Shakespeare .. recita così

per tutte le violenze consumate su di lei,
per le umiliazioni che ha subito,
per quel suo corpo che avete sfruttato
per l’intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete tenuta
per quella bocca che le avete tappato
per la sua libertà che le avete negato
per le ali che le avete tarpato
per tutto questo
in piedi, Signori, in piedi davanti a una Donna.

Mi si consenta di farne una versione a lato .. in piedi davanti ad un Africano.

 

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