Colui che sussurrava nel buio

di Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 07/09/2023
Quello che la gente credeva di aver visto erano forme organiche diverse da qualsiasi altra conosciuta– H.P. Lovercraft ( Whisperer in the darkness )

Lovercraft è stato il primo grande scrittore di fantascienza nera, prima di chiunque altro ad eccezione di Poe, che però è più romantico ed appassionato. Meno fosco e meno anarchico. Nei suoi libri, misteriosi ed inquietanti quanto simbolici – era ben noto il suo enorme disprezzo per lo sviluppo della società americana infiltrata da creature onnivore: i capitalisti di nuova generazione- Howard Philips Lovercraft inventa un mondo lontanissimo. Un pianeta orrendo e buio, che ruota oltre gli anelli di Plutone. Yuggoth. Da lì arriva il male. Nel Ciclo di Cthulhu racconta di alieni mostruosi che si insinuano nelle vite degli umani, cambiandole. Essi, metà anfibi metà insetti, non vogliono conquistare il Mondo, creare delle colonie, o distruggerlo come nella fantascienza maccartista degli anni ‘50. Lui scrive negli anni 20/30, quando finita la prima guerra mondiale per contrastare le rivoluzioni crescono i nazionalismi più cupi.

Gli alieni di Lovercraft sono saprofiti, vogliono usare il mondo, guidarne i destini succhiandone vita. Non sparano laser o bombe al neutrone, essi sussurrano nel buio come l’alieno insinuato nel corpo di Akeley, colui che sarà la chiave di accesso al pianeta. Il personaggio di quel racconto così ipnotico di cui uso qui, l’inquietante titolo. Simbolo di ben altre riflessioni.

Ovviamente non mi interessa parlare di narrativa horror, l’ho letta perché leggo tutto, anche l’autobiografia di Di Maio, che come libro di fantascienza nera non scherza. Data la mia testa, modesta ma positivista e laica, ste robe servono giusto da distrazione. Secondarie, anche davanti a scrittori di qualità come H.P.L . che da solo vale una decina di Stephen King, abile nel fare un mucchio di soldi saccheggiando alla grande l’archivio di incubi del nostro amico Howard.

Parliamo invece di diplomazia parallela, ovvero di servizi di segreti. Per quello che ne possiamo sapere, essendo appunto segreti. Ma se il dottor Sottile, al secolo Giuliano Amato, apre bocca per dire a tutti cosucce di un certo peso, lui che non dice a caso nemmeno ehilà, mi dà un chilo di pere? Allora qualcosina su cui ragionare, tra Cittadini, sui perché il tema e perché ora magari c’è. Almeno, così penso io. Ed a leggere qui e lì, non solo io.

Un mistero chiaro, Ustica.

Giuliano Amato è un uomo abile, assai. Non sta a me giudicare, sono un Cittadino qualsiasi, ma guardo i fatti e dato che con le mie tasse pago da anni il suo mestiere di politico mi consento una valutazione. Abile dicevamo, ma anche intelligente e competente, capace di saper guardare e vedere chiaro, come non vedere pur guardando, se serve. Alla tradizione socialista sta come i cavoli a merenda. Difficile immaginarlo emergere nel partito di Nenni come in quello dell’onesto De Martino. Con Craxi cresce, diventa deputato visibile e pubblico. Lui l’uomo dei consigli, per dirla alla spagnola hombre de cabinete, profondo giurista, emerge alla attenzione dei media dove sa stare con imprevedibile senso dello show.

Naturalmente, dal punto di vista della disinvoltura politica, Amato molla Craxi, quando serve. Non solo sopravvive, ma prospera nell’epoca seguente. Con Prodi, anche lui lodatissimo ( i can’t tell you why ) retaggio dell’epoca precedente, va a braccetto. Fa il ministro, il plenipotenziario, il ponte, ed addirittura il premier. E fa anche, nel secondo Prodi, il ministro dell’Interno. E’ proprio lì che ha accesso, toccandole da vicino, a cose che aveva solo visto o inteso. Tra le varie incombenze del ruolo trova anche il tempo per varare una disposizione omofoba, contro le unioni gay, perché contrarie all’ordine pubblico interno. Sic.

Ai tempi di Ustica ( giugno 1980 ) – di cui ora parla - Amato non contava una cippa. Insegnava Diritto Costituzionale Comparato alla Sapienza ed era un post-Giolittiano, minoranza interna del PSI, lontanuccio dal Craxi. Perché ora ne parla? Ed in aggiunta con l’aria di dire, non vorrei ma la coscienza me lo impone. Coscienza intermittente, verrebbe da dire, assunto che se la matematica non mi inganna sono passati 43 anni, da quel giorno infame su cui solo Andrea Purgatori tentò di azzannare la verità. Coscienza bradipa, almeno.

Di che diamine sta parlando, così grossolanamente, proprio Amato, colui che Scalfari chiamava dottor sottile?

Per spiegarci il tema raccontiamo una storia sbilenca, ma non all’italiana, bensì come la raccontavano in Francia, tempo addietro. Prendiamola con le molle, ma ha un suo drammatico perché. La riporto per come girava negli ambienti parigini. Da curioso ne ho parlato altrove, in tempi meno clamorosi di questi. Ma va detto che Purgatori sulla vicenda aveva idee assai chiare e le rese pubbliche. Rammentiamone i fatti.

E’ una giornata convulsa quella del 27 Giugno. I servizi di sicurezza internazionale dicono che Kedafi attraverserà il Mediterraneo in volo. Non usa un aereo presidenziale, rientra da un incontro secretato, forse in Spagna. Viaggia con due Mig, aerei da combattimento veloci e manovrabili. Lui è il passeggero sul velivolo guidato da uno dei migliori piloti della caccia libica, l’altro aereo funge da scorta. Avuta notizia del trasporto dalla base di Solenzara, costa corsicana, due Mirage, forse tre, decollano per intercettarlo. Lo scopo non è certo farlo atterrare.

Nel mezzo del Mediterraneo i velivoli si incrociano. Sono quasi le 21. Nel buio le luci di un aereo di linea che viaggia in direzione Palermo. Il conflitto è rapido e cruento. Uno dei due caccia viene colpito e deve tentare la fuga in fiamme. Piomberà sulla Sila. Del pilota non si saprà mai nulla. Nel dubbio che Kedafi sia nell’altro i Mirage lo attaccano. Ma il pilota, cinico e preparato, sa cosa fare. Quando vengono lanciati i missili a guida termica ( seguono il locked target ma anche il calore ) il pilota si scherma. Mi spiegava l’amico Eric, che schermare vuol dire mettersi dietro un altro target attivo, cioè in volo. Così vanno le cose e per questa manovra i missili centrano l’aereo Itavia abbattendolo. Il Mig sparisce nello spazio aereo libico, coperto ormai dalla contraerea.

Nessuno ne può parlare in pubblico, ma lo si sa. Kedafi – atterrato a Tunisi sano e salvo -è ancora al suo posto. L’Italia non vuole guai con la Libia, ma ha sicuramente dato il permesso. Non si sa a chi. A Kedafi, facendosi garante? Ai Francesi lasciando mano libera? Ad entrambe? Inoltre è impossibile che la Nato, comando sud, non fosse informato. Nei cieli d’Italia volavano 4 o 5 aerei imprevisti nei piani e di due nazionalità diverse, di cui una rivale e questo senza essere tracciati dai radar dell’aviazione civile, militare di almeno 4 diverse nazioni? Impensabile. Al Governo di allora Premier era Cossiga. Agli esteri Colombo, agli interni Rognoni. Uomini di apparato nazionale ed internazionale.

Questi i contorni della terribile vicenda che Amato riesuma ora. Se la coscienza lo avesse guidato ai tempi della sua lunga militanza governativa, Purgatori non avrebbe battuto la faccia contro un muro di gomma per lunghi decenni. E tutti noi con lui.

In questo paese non si può sapere nessuna verità, mai, perché sono tutte sanguinose. L’Italia di Sordi sta solo a Cinecittà, la realtà è la Tombstone di Wyatt Earp.

Giugno 1980 Ustica, due mesi dopo, agosto, la strage di Bologna. Possiamo mettere tutte le piste nere che vogliamo, ed anche imputare un terrorista da pistola trasformandolo in esperto di esplosivi. Possiamo fare tutto, siamo in democrazia. Ma forse una domanda sulla connessione/ritorsione ce la potremmo anche fare. Sulla quella bomba e sulla minaccia di cose ancora peggiori venuta dopo, che raggelarono lo stesso governo in carica quell’estate di sangue, non sapremo nulla. Ci fu? E’ una fantasia? Chi diamine lo saprà mai.

Quindi che messaggio sta dando ora - a chi e perché- il dottor Sottile? Siamo davanti ad una grossolana emissione di coscienza dolente? Si vabbè, ci crederemo il giorno che vedremo Babbo Natale far spesa alla Rinascente.

Il tema non è solo cosa è successo nei cieli quel giorno doloroso. Da tempo lo si sa grazie ad Andrea. Il tema è più ampio: cosa prima e cosa dopo. Ustica si colloca in un quadro di riferimento- il terribile anno 80- con i suoi attentati, la tensione internazionale, il disequilibrio evidente.

Giuliano Amato ora lo sussurra nel buio. Ma fa un rumore infernale che tutti si affannano a disperdere. Mistero tra i misteri.

C’è una frase insopportabile nella sua esternazione, la riporto. A 85 anni comincio a ragionare avendo a mente qualcosa di diverso dai cronisti di politica: ho poco tempo davanti e sento che su Ustica c'è qualcosa di incompiuto. Anima cara, quanta umanità.

Ho solo una domanda. Dottor Amato, doveva aspettare la sua età per vedere l’incompiuto? Per fare domande scomode a Presidenti Francesi, per avere il coraggio di un’intemerata?

E’ vero, nel suo caso, quel vecchio adagio popolare. Al diavolo si dà la carne, al Padreterno le ossa. Passata la convenienza dovrebbe trovar spazio la decenza. Forse.

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