Giorgia for Africa, ed altre cose varie

di Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 19/02/2024
Nel continente nero/ paraponzi ponzi po' – Edoardo Vianello –I Watussi

Ma che diamine di colpa originale devono scontare gli africani? Non hanno pace.

Da circa centocinquant’anni belgi & olandesi fregano i diamanti del Congo, tagliano le mani degli oppositori e sfruttano bambini. In aggiunta a queste porcate – in piedi dall’800 - dal secondo dopoguerra i francesi incaprettano interi paesi con la valuta farlocca l’afro franco per il controllo finanziario dell’apparato coloniale https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_CFA Una vera mascalzonata. Sempre dal secondo dopoguerra si sono aggiunte le multinazionali – molte le americane - che si infilano dappertutto in cerca prima di petrolio ed ora di coltan uranio e terre rare. Sullo sfruttamento intensivo delle multinazionali un link che riassume bene https://www.osservatoriodiritti.it/2020/11/26/multinazionali-in-africa/ . Per ultimi, nel 3° millennio, sono sbarcati i russi & cinesi che organizzano golpe, comprano spazio e porti, costruiscono ferrovie. Double face come sono i capitalisti orientali. https://www.cespi.it/it/ricerche/linfluenza-asimmetrica-della-cina-della-russia-africa

Infine ecco, last but don’t least, abbiamo l’atteso ritorno degli italiani. Questa jattura mancava al Continente senza pace: rivederci seduti nel giardino di casa loro. Infatti con le braghette corte la sahariana ed il casco coloniale areato in testa, come Sordi in un film da rivedere ( https://www.youtube.com/watch?v=ltYzLIH2eRQ ) , ecco che arriva la sora Giorgia.

Piccola e rapida come una 500 Abarth, la/il Premier sfreccia verso sud mentre dai finestrini aperti della vetturetta sgorgano a tutto volume le note, ben note. Faccetta nera/ bell’abissina/ aspetta e spera che già l’ora s’avvicina. Vabbè dai, battutella ovvia ma ci sta, tanto è gratis. Sotto il casco in tela tricolore le gira un’idea da mesi e mesi. L’ha chiamata il Nuovo Piano Mattei. E salita sullo sgabello di cucina, con le mani sui fianchi ed il mento in alto, l’ha annunciato al Paese. Tutti i suoi sodali, ma pure tutti gli italiani, guardando la peperina che ad occhioni sgranati annunciava il progetto epocale erano un filo perplessi. Ma di chi parla?? Pare che La Russa abbia commentato, con le mani a carciofo agitate su e giù.. uora kuminkia sarebbe ‘stu Don Mattei?

Che voleva realizzare, davvero, Mattei?

La sora Giorgia parla di un personaggio straordinariamente importante mai davvero ricordato, ma sempre citato. Un tempo all’uopo, ma ora a capocchia. Ripassiamo the lesson about. In proposito ricordo un bel film di Rosi con Volontè: Il caso Mattei ed allego un link alle teche di Atlantide, del caro Purgatori https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/atlantide-1962-il-caso-mattei-missili-e-petrolio-27-10-2022-457520

Enrico Mattei ha guidato l’ENI dal dopoguerra fino a che non è stato assassinato. Un uomo davvero speciale, un manager visionario e senza riposo. Dopo aver fatto la guerra partigiana come Eugenio Cefis – altro grande manager di Stato - nelle brigate badogliane, venne spedito dal nuovo governo a gestire l’ENI. Lo fece assai bene. All’inizio, e per un pochino, in modo disciplinato e prudente. Poi capì come buttava il futuro del pianeta e cambiò marcia. Nacque così il progetto bilaterale Italia/Africa. Fu il Giorno, la testata direttamente finanziata da ENI ( la diressero però sempre uomini liberi come Baldacci, poi Italo Pietra, capo partigiano, e Gaetano Afeltra ) a chiamare il bilaterale piano Mattei. Un po' agiografico, ma ci sta.

L’ingegnere si era cacciato in testa un’idea incredibile: portare l’Italia tra le grandi potenze economiche internazionali senza fare debito e senza drogare la domanda del mercato interno. Quest’ultima è una ricetta idiota, un boomerang, come si è visto recentemente per il 110%.

Come fare quel miracolo? Facendo dell’Italia un’acquirente diretto del petrolio ( non era così allora. Potevamo comprare solo dagli americani. Libertà obbligatoria, no? ) e dunque diventare un paese indipendente energeticamente. In questo modo avrebbe finanziato lo sviluppo economico senza debito, tagliando approssimativamente del 70% il costo base dei processi produttivi, quello che da sempre distrugge la nostra capacità di competere. Immaginiamo per un attimo un’Italia che acquista energia a prezzi da competizione, produce a basso costo le sue eccellenze, dialoga alla pari con le potenze mondiali. Era questo il sogno di Enrico Mattei, un vero patriota. Questo il suo obiettivo.

Ma non voleva fermarsi lì. Era un uomo concreto e cinico e sapeva molto bene che competere nel sistema capitalista è come giocare al biliardo. Vuol dire non solo fare bene la propria parte, ma rendere difficile agli altri fare la loro. Voilà le monde. Sviluppò dunque una strategia a doppio schema. Da un lato diventare acquirente privilegiato, offrendo alla fonte – i paesi africani - prezzi d’acquisto più alti ( per noi sempre meno che acquistare da seconde mani ) dall’altro imporre uno scossone al prezzo di mercato fottendo i profitti abnormi dei grandi del petrolio yankee, inglesi e francesi. Queste potenze coloniali – avide come sciacalli con il verme solitario - si imbertavano l’oro nero, per tutti i ‘50 e primi ’60 del secolo scorso, pagandolo veramente una cippa.

Era questo il famoso piano Mattei oggi così citato, impropriamente. Costruire delle bilaterali commerciali con i paesi africani, comprare il petrolio ed il gas a prezzi giusti, finanziare a tassi di interesse agevolati i paesi africani sostituendo con le allora banche di stato – BNL ad esempio - le avide banche private americane o inglesi e francesi. Quindi creare opportunità di sviluppo economico in Africa determinando allo stesso tempo un nuovo mercato per i nostri prodotti. Automobili, supporti di elettrica ed elettronica, componentistica, macchinari. L’Italia industriale era allora sorprendente. Era vivace ed innovativa prima che professori tromboni ed autoreferenziali, governanti puttanieri e mediocri, od altri direttamente prezzolati la mandassero in vacca.

Mattei per quel progetto, davvero potente e rivoluzionario, venne assassinato. I mandanti di quell’omicidio sono state le multinazionali del petrolio con l’avvallo dei governi o di Francia, o USA o del Regno Unito, singolarmente od in combutta poco conta. L’hanno fatto ammazzare da killer di piazza in Sicilia. Quelli che dal dopoguerra vengono noleggiati dal sistema di interessi imperialista multinazionale che quando ha bisogno usa la mafia – chiamiamola così per convenzione – che fornisce ruolo di facile colpevole e comodo alibi. In cambio cosa gli è stato dato è ben noto.

Mattei è stato ucciso perché ha fatto quello che non si deve mai fare: ha toccato i profitti capitalisti. In occidente chiunque può dire il cazzo che vuole, siamo nelle democrazie liberali. Come Travaglio che dice ciò che crede e non rischia di certo come Navalnyi, buon’anima. Ma se tocchi interessi veri, soldi e profitti allora si scopre cos’è la democrazia liberale: la faccia incipriata del capitalismo, che in un attimo pratica il potere come un’oligarchia.

Mattei peraltro fece assai di più che un bilaterale ed assai meglio di un master alla Bocconi: insegnò agli africani che si può e si deve negoziare. E guarda il caso si può persino vincere il negoziato. I capi dell’Africa di allora lo impararono assai bene. Infatti sono stati ammazzati uno dopo l’altro. Da allora i capi di stato africani che disturbano vengono messi giù, o se servono vengono tirati su con golpe militari voluti, pagati e sostenuti dalle potenze internazionali neo colonialiste. Dalla Francia all’America fino alla Russia e alla Cina.

Mattei è stato ucciso per punirlo, per dare un esempio ai governanti africani, per continuare a sfruttare senza tregua un intero continente ed infine perché quei governi citati come possibili responsabili della sua morte erano, storicamente e fattualmente, delle merde.

Il piano della sora Giorgia porta il nome di Mattei e basta. Sta nella scia del celebre aiutiamoli a casa loro. Ha obiettivi globalmente modesti. Non che sia sbagliata l’idea, ovviamente, è solo gestita in modo superficiale, velleitario ed un filino sciatto.

Comunque va detto che almeno lei, sciocca non è, ha citato e ricordato un momento unico della nostra storia repubblicana, dove davvero abbiamo intimorito il potere internazionale. Se qualcuno delle giovani generazioni – incuriosito dal nome – è andato a cercare la storia del piano Mattei ha scoperto molte cose della nostra storia, dalla corruttela politica dell’allora DC alle complicità con i trust internazionali al cinismo sanguinario dei petrolieri. Bene, è una crescita toccare con mano la realtà. Poteva farlo anni e anni fa Prodi, ma Mattei gli veniva troppo grande. Potevano ricordarlo ora Renzi ora Letta. Non l’hanno fatto. Forse nemmeno lo conoscono. L’ha solo ricordato Draghi ed ora la sora Giorgia. Da cui si capisce – per l’ennesima volta - che razza di cose inutili abbiamo messo a rappresentare il centro sinistra al governo.

Dicevo, raccogliendo commenti ben più autorevoli, l’idea ha un suo costrutto, ma l’Italia non è più una potenza autonoma che può gestire in proprio un cambio di indirizzo. Ormai vive dentro un aggregato governato prevalentemente da Germania e Francia che hanno altre priorità ed altri orientamenti. Specie la Francia storicamente colonialista. In più non abbiamo una lira da mettere sul tavolo dei negoziati. Quindi il piano della sora Giorgia è in realtà il pianino da bambini di Shroeder ( vedi Linus ). Solo che lei non ci suona sopra Beethowen, ma stralunate marcette elettorali. Sic transit, eccetera.

Per finire .. cosucce meste.

Ormai il nostro è un Paese debole. Per decenni è stato dissanguato dalle politiche dissennate messe in campo da ogni governo. La Repubblica è stata calpestata da una mandria di politicanti che oscilla tra l’imbarazzante, il dannoso, il drammatico. Lo sappiamo, ma toccarlo con mano un pochino accora ed indigna. Quanto meno.

Recentemente, per pura curiosità, ho riguardato le copertine di Crozza su Ballarò. Si trovano facilmente su YouTube. Iniziava il secondo decennio del secolo. Appare incredibile la quantità di cose orrende o meschine che un comico ha portato alla ribalta ed è imbarazzante che nessuno le abbia perseguite con accanimento nel tempo, le abbia denunciate senza sosta. Ed è triste che tutti noi Cittadini, sommersi dalla rutilante caterva di nuove porcate, le abbiamo rimosse dalla memoria.

Da quelle copertine di dieci minuti emerge una ridda di personaggi grotteschi ed osceni, da quella cosa vergognosa di Fiorito e le sue feste con parlamentari vestiti da maiali ed odalische, pagate dai contribuenti del Lazio, al duo Scilipoti e Razzi in godimento di vitalizi.

La lista di ruberie sprechi corruzioni è infinita. Sembra che abbiano buttato circa 200 miliardi nel cesso. Opere inutili buone solo ad arricchire speculatori e politicanti. Come sarà il prossimo ponte di Messina. Non è cambiato niente. Niente. Niente.

Nel tempo i parlamentari – bipartisan che ad ora di soldi, prebende e parenti trainati a bordo sono uguali - si sono votati una cinquantina di aumenti di stipendio e rimborsi vari. I parlamentari italioti erano da sempre i meno controllabili di tutto l’occidente, per questo ora sono diventati i più pagati al mondo.

Le loro complessive retribuzioni valgono due volte la media europea in un Paese che paga operai, poliziotti, infermieri e medici meno della metà del resto d’Europa. Per retribuire in modo oneroso il loro compito modesto i politicanti italioti pagano in modo modesto chi svolge compiti onerosi.

Dalle tubature definitivamente rotte della politica italiota rigurgitano liquami che imbrattano tutt’Italia. Nessun partito, nessun segretario, nessun organo costituzionale sa porvi rimedio, perché nessuno vuole.

Non è più una casta questa roba qua. Ormai è una crosta, sopra piaghe infette.

 

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