Non si può, non si deve ridurre la Costituzione a Legge ordinaria

di Rosario Patanè - liberacittadinanza.it - 05/03/2024
La mia coscienza non può che rifuggire inquieta e ferita da tanta incomprensibile cecità di fronte al “cielo stellato sopra di me e alla legge morale dentro di me “ ( Kant )

La decisione della Repubblica Francese di inserire nella Costituzione il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza - che nel parlare comune continua a denominarsi con l’orrendo termine di “ aborto”- è di una gravità eccezionale sul piano giuridico e sul piano pedagogico civile allo stesso modo che lo sarebbe il suo divieto “ costituzionale” che la destra neofascista cerca di introdurre sia in USA che in Italia.

Se prendo a pietra di paragone la nostra inarrivabile Costituzione leggo in essa tutta la sua prima parte dedicata ai “ Diritti” ,specificati della “ Persona” ,ma coniugati in ordine alle relazioni civili e giuridiche con la Società e soprattutto nei confronti del Potere.

Infatti,essi sono diritti civili e non ordinanze morali che attengono alla Coscienza filosofica religiosa o altro che sia della cui custodia e modalità di manifestazione non è dato potere statuire senza ledere il principio assoluto della Indipendenza della Persona rispetto alla Legge sul quale la Costituzione si regge.

Mi viene da osservare immediatamente che lo stesso “diritto alla Vita” che tante volte si invoca lo si ricava nella trasparenza del diritto fondamentale alla Salute , unico e solo così aggettivato nella nostra Carta ,vista peraltro sempre in stretta relazione con l’insieme della Società. Esso pur essendo un diritto che esalta la vita non viene menzionato come tale proprio perché essa ha una sola Titolarità morale che è quella della Coscienza individuale.

Se così non fosse ,la Repubblica si trasformerebbe ipso facto in uno Stato Etico che impone con la forza norme di scelta della coscienza individuale che sono inviolabili e insopprimibili in uno stato di Diritto liberale e democratico.

Spetta alla legge ordinaria regolare questi diritti, come essa già fa e come potrebbe in ogni caso emendare o migliorare o riscrivere. Mai ,una legge ordinaria e neanche una Costituzione potrebbe sancire un “diritto alla soppressione” di un Organismo vivente che in qualunque modo lo si voglia definire possiede in embrione appunto tutte la potenzialità dello sviluppo della vita ,se non per superiori e ineludibili gravi motivi di salute che garantiscano la sopravvivenza dell’Essere umano.

Il pericolo dunque che con questa atto inconsulto si spalanchi la strada alle feroci dittature che abbiamo visto nel secolo scorso ,prima ancora che nella architettura politica lo si correrà nella costruzione passo dopo passo di uno Potere – Stato che priva l’Uomo della Libertà fondamentale che è quella della sua Coscienza.

Quando fu combattuta nell’ormai lontano 1974 la battaglia civile per l’introduzione del diritto alla scioglimento del matrimonio non mi fu difficile neutralizzare i miei dubbi di cattolico e socialista. Infatti ,il matrimonio e anche il suo scioglimento non possono essere elencati tra i diritti “fondamentali” ( anche se della “famiglia” si sarebbe potuto argomentare ) ma fra quelli liberamente possibili e che la legge provveda ad ordinare e quindi il loro riflesso è e resta esclusivamente nell’ambito della coscienza etico-laica o religiosa di ognuno .

Fu decisivo per me il confronto nei quartieri popolari che percorrevamo in lungo e in largo allorché ascoltavamo incessantemente un canto di insostenibile sofferenza esistenziale in presenza di numerosissimi matrimoni-prigioni a causa di una miriade di violenze maschili o di carcerazioni lunghe e penose, o di minacce e violenze fisiche e morali insopportabili. Al contrario la connotazione di classe garantiva a quelle abbienti e altolocate il suo esercizio di fatto mentre precipitava in un inferno l’impossibilità di una se non nuova almeno diversa esistenza per le donne popolane.

Così fu anche, ma con molte piu ambasce ,per l’interruzione della gravidanza ,fenomeno che portava con se tanti interrogativi.

In primo luogo ,avendo la Costituzione sancito la salvaguardia della Salute uguale Vita nell’art.32 ,unico aggettivato come “fondamentale” ,esso poteva essere eccepito soltanto in caso di gravi compromissioni come con la sciagurata pratica dell’aborto clandestino . In secondo luogo, esso non sarebbe potuto essere definito un “diritto” al controllo delle nascite, pratica che fra l’altro squallidamente diffusa tra le classi piu agiate e piu protette dalla conseguenze sociali prima ancora che legali.

E, in terzo luogo, potevano ben adattarsi – ahimè - ad esso le caratteristiche dell’impedimento dello scioglimento del matrimonio considerate le tantissime gravidanze figlie dello stupro familiare in una sorta di esistenza bestiale che si era costretti a sopportare che certamente allora non sarebbe stato possibile denunciare come pian piano ancora oggi si comincia afre. Nè dimentico certamente il vero e proprio attentato alla vita delle donne a causa delle moltissime gravidanze figlie di violenza bestiale contro di esse e che pur ,quand’anche remote, mantengono una possibilità di scelta consapevole.

Infine,a poco vale a mio parere la tanto ripetuta obiezione che l’embrione non è “una Persona” e che pertanto ad esso non si possano applicare meccanismi di sorta di regolazione.Se è vero che non è una Persona compiuta non si puo negare –anche scientificamente - che esso ne sia la scintilla originaria, quella stessa che in Natura si manifesta nel principio di tutte le cose e che contiene un programma rigoroso perfettamente “scritto e compiuto “ in ogni cellula. Sarebbe altrimenti un qualcosa di mostruosamente inanimato , una sorta di “corpo estraneo” racchiuso nel Ventre materno e non generato da due miracolosi esserini unicellulari dai quali dovunque scaturisce la Vita.

In ogni caso, la mia coscienza non può che rifuggire inquieta e ferita da tanta incomprensibile cecità di fronte al “cielo stellato sopra di me e alla legge morale dentro di me “ ( Kant ).

Rosario Patanè

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