Legambiente - Indagine Beach Litter

di legambiente - legambiente.it - 20/05/2022
Quanti rifiuti si trovano sulle spiagge italiane? Ancora troppi! Con l’indagine Beach Litter 2022 abbiamo censito 834 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. Per la maggior parte oggetti e frammenti di plastica. L’usa e getta tra le principali cause di inquinamento in mare.

Centinaia di volontari dei circoli locali di Legambiente con uno straordinario lavoro di citizen science, anche quest’anno hanno compiuto il monitoraggio dei rifiuti dispersi sulle nostre spiagge.

Ecco i dati, poco confortanti:  su 53 spiagge di 14 regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Veneto), sono stati censiti un totale di 44.882 rifiuti in un’area totale di 271.500 mqUna media di 834 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia (8 rifiuti ogni passo) che supera ampiamente il valore soglia stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, cioè meno di 20 rifiuti abbandonati ogni 100 metri lineari di costa.

La plastica si attesta essere, ancora una volta, il materiale più comune ritrovato, ben l’84% degli oggetti rinvenuti (37.604 sui 44.882 totali), seguita da 2.004 oggetti di metallo (4,5%), 1.920 di carta/cartone (4,3%) e 1.566 di vetro/ceramiche (3,5%). Inoltre, ben il 46% di tutti i rifiuti monitorati nell’indagine, riguarda i prodotti usa e getta, alcuni dei quali al centro della direttiva europea che vieta e limita gli oggetti in plastica monouso, a cui è dedicato uno speciale focus.

Top ten dei rifiuti spiaggiati

Circa i due terzi del totale dei rifiuti ritrovati (il 64% del totale) sono rappresentati da sole 10 tipologie di oggetto (sulle 175 categorie totali). Al primo posto oggetti e frammenti di plastica con una dimensione compresa tra 2,5 e 50 cm (14,7% del totale), seguiti dai mozziconi di sigarette (l’8,5%) e dai pezzi di polistirolo (dimensione 2,5-50cm) pari all’8,4%. E ancora tappi e coperchi in plastica (7,9%) e le stoviglie usa e getta (6,1%). Al sesto posto troviamo bottiglie e contenitori in plastica per bevande (4,8%), al settimo le reti o sacchi per mitili o ostriche (4,7%), seguite dai cotton fioc in plastica (4,5%). Questi ultimi, messi al bando in Italia in favore di alternative più sostenibili e compostabili, sono da considerare proprio simbolo per eccellenza di maladepurazione. Nono posto occupato da oggetti e frammenti in plastica espansa (non di polistirolo) con il 2,0% e chiudono la classifica “altre bottiglie e contenitori in plastica” (1,9%).

>>Infografiche indagine Beach Litter

 

La direttiva Europea SUP (Single Use Plastics)

La direttiva europea SUP prevede la riduzione di alcuni oggetti in plastica monouso, il divieto di produzione e immissione sul mercato di una serie di prodotti in plastica monouso e l’obbligo di marcatura dei prodotti consentiti realizzati in platica monouso. I prodotti in plastica monouso rappresentano il 46% dei rifiuti maggiormente trovati sulle spiagge italiane durante la campagna beach litter. Tra quelli che tengono il primato dei più comuni sulle spiagge al primo posto troviamo bottiglie e contenitori di plastica (inclusi i tappi e anelli) trovati 6.564 volte sulle spiagge monitorate dai volontari del cigno verde; seguono i mozziconi di sigaretta, al secondo posto con 3.836 unità e le reti e attrezzi da pesca e acquacoltura in plastica con 3.610 elementi. E ancora i bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie (il 4% del totale dei rifiuti e 10% degli oggetti della SUP) e le cannucce e agli agitatori per cocktail (3% dei rifiuti totali e il 7% degli oggetti SUP), i contenitori in plastica per alimenti (2% del totale rinvenuto e 5% degli oggetti SUP), i bicchieri in plastica (3% del totale e 6% oggetti SUP) e infine le buste di plastica (2% del totale, 4% della SUP); chiudono gli assorbenti igienici e i palloncini di gomma che, seppure censiti in piccole quantità (rispettivamente 124 e 67 unità), assumono un notevole peso per il loro impatto ambientale.

Il nostro Paese è da tempo all’avanguardia e leader nella lotta alla plastica monouso e nel contrastare il marine litter con norme nazionali, come ad esempio il divieto dei sacchetti di plastica e dei cotton fioc non biodegradabili e non compostabili e il divieto all’uso di microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo, riprese poi dalla direttiva europea.

Ma nella lotta alla plastica monouso non bisogna abbassare la guardia, anzi l’impegno per ridurla da qui ai prossimi anni, promuovendo sempre di più il riutilizzabile, dovrà continuare con più forza e determinazione di prima anche perché con la pandemia, purtroppo, sono tornati prepotentemente gli oggetti di plastica usa e getta.

Per questo sono importanti le campagne di informazione, sensibilizzazione e volontariato per la rimozione dei rifiuti, come Legambiente sta facendo da anni con Spiagge e Fondali Puliti.

 

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