IL REFERENDUM e le PESANTI INCOGNITE sulla SEPARAZIONE delle CARRIERE

di Gianfranco Avella, Magistrato in pensione - 31/12/2025
Al referendum un deciso NO, a tutela di tutti noi e dei nostri congiunti.

Per un Pubblico Ministero separato, poliziesco, isolato, chiuso in sè stesso e un giorno inesorabilmente sottoposto al Governo?

Dal recinto dei denti o dalla mano che scrive non usciranno su questo argomento mie parole alate, alate parole che lascio ad altri, più capaci di me.

Da persona che ha avuto una non breve esperienza specifica nella materia, mi limiterò a pronunciare o a scrivere solo parole del tutto ordinarie che riguardino noi normali cittadini e le nostre famiglie.

Se ci capita -Dio non voglia, ma può capitare a chiunque- di avere un nostro figlio o un nostro nipote che incappa nei guai, per un intervento giusto, o anche sbagliato, degli organi di polizia, auguriamoci che il PM - che deve controllare che l’organo di polizia si sia mosso nel rispetto delle norme vigenti e della dignità della persona (cosa che non sempre è avvenuto e avviene) - faccia parte di una unica magistratura con la conseguente cultura della giurisdizione.

In tale veste il PM non viene proiettato a fare immediatamente e unicamente il super poliziotto e a cercare solo o soprattutto possibili indizi di colpevolezza, ma è indotto a controllare con prontezza, per il suo stato di magistrato, anche che l’operato della polizia sia conforme alla legge, cioè che avvenga nel rispetto della legalità, senza abusi e senza violenze gratuite (cioè quelle inutili, non imposte o consentite dalle circostanze) e che, parallelamente, tale operato si svolga pure nella direzione di ricercare elementi che provino o conclamino la (possibile) estraneità ai fatti, oggetto delle indagini, della persona inquisita.

Si può, poi, tener presente che nelle polizie di tutto il mondo (nelle dittature, ma anche nelle democrazie) non pochi operatori, non infrequentemente, tendono a considerare le regole poste dalla legge per lo svolgimento delle indagini e degli accertamenti di polizia quasi come degli impedimenti, dei fastidiosi paletti alle stesse attività di polizia.

Ecco, allora, che il PM incardinato nella giurisdizione cioè nella stessa carriera e con la medesima formazione (e mentalità) dei giudici, serve a far rispettare quei paletti, quei giusti confini, che sono propri dello Stato di diritto.

Al referendum, pertanto, un deciso NO, a tutela di tutti noi e dei nostri congiunti.

E se per appartenenza politica o per altra questione non pochi avranno la necessità o l’obbligo di dichiararsi pubblicamente per il SÌ, almeno nella riservatezza dell’urna meditino di votare NO a maggior tutela non solo delle loro persone e dei loro congiunti, ma di tutti i cittadini”.

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