Si è ripetuto molte volte che il cambiamento della Repubblica voluto dalle forze di destra, in modo particolare da Fratelli d’Italia e dal presidente Meloni, sarebbe avvenuto in maniera per così dire omeopatica: passo dopo passo, senza attaccare frontalmente gli istituti della democrazia repubblicana italiana.
È stato anche osservato, da parte di alcuni noti politici, che la Meloni in questi anni di governo si sarebbe adoperata per costituire nel nostro Paese una sorta di partito conservatore di carattere moderato e non reazionario e si è detto che questo sarebbe il contributo principale che la presidente del consiglio avrebbe dato alla storia della nostra Repubblica, realizzando una compiuta costituzionalizzazione della destra.
Sono entrambe previsioni sbagliate. Nel primo caso, come si vede in questi giorni, c’è stata una fortissima accelerazione in chiave reazionaria da parte dei partiti della destra e anche di Fratelli d’Italia, provocata dall’immissione nella lotta politica di Vannacci e da eventi come la condanna del gioielliere Roggero. Tutti eventi che hanno provocato una dura radicalizzazione in chiave estremista del partito e anche della presidente del consiglio.
Si è avviato un processo di radicalizzazione
Dunque, nessun movimento omeopatico, ma al contrario una dura, feroce presa di posizione qual è quella che stiamo vedendo su una questione delicata come la legittima difesa. Ma anche quest’ultima presa di posizione va inquadrata in un contesto più ampio, tipico proprio di questi ultimi mesi, che sono quelli che precedono di poco l’inizio della campagna elettorale, momento nel quale vanno inserite le scelte delle forze della destra. È una radicalizzazione che procede su due piani: in alto, quello del Parlamento, con la presentazione di una legge elettorale che non potrà non suscitare critiche decisive da parte della Corte costituzionale; in basso, quello della fomentazione del fondo nero che esiste nel popolo e nella storia italiani, e che ogni tanto risale in modo violento in superficie connotando in maniera straordinariamente negativa momenti della storia della Repubblica.
Una volta Giulio Andreotti ebbe a dire che la Democrazia cristiana era come una grande cozza, la quale aveva il compito di spurgare le acque, volendo dire con questo che la DC aveva il compito di costituzionalizzare le forze della destra rimaste fuori dalla storia repubblicana e che anzi si erano costituite in conflitto con la storia repubblicana e in modo specifico con la nostra costituzione, alla cui redazione – e andrebbe sempre ricordato – non avevano partecipato in alcun modo.
Quella cozza non c’è più, le acque nere vengono indisturbate in superficie e in momenti come quelli che stiamo attraversando diventano ancora più violente, più torbide, più impermeabili a qualunque forza che voglia spurgarle.
Tutto questo deriva da un fatto abbastanza ovvio: ci stiamo avviando, e questo è un punto scontato, alle nuove elezioni, con buone possibilità da parte dello schieramento riformatore di riuscire a vincere la battaglia; e da un fatto meno ovvio, e meno prevedibile: l’irruzione sulla scena politica di Vannacci.
E questa imprevedibilità conferma che la politica e la storia in generale non si lasciano per così dire ingabbiare in modo definitivo in quadri in qualche maniera ripetitivi; c’è sempre un elemento di novità nel processo storico, che avviene in maniera imprevedibile, o relativamente prevedibile. In questo caso è costituito dall’avvento sulla scena politica di Vannacci. C’è una grande responsabilità naturalmente, in questo, del capo della Lega, il quale ha pensato di potersi servire di questo generale – e anche sul fatto che un generale abbia un ruolo nella lotta politica italiana, e per la prima volta, occorrerebbe riflettere –, con il risultato di aver creato una sorta di mostro che gli è scappato dalle mani.
L’arrivo di Vannacci ha cambiato gli equilibri della destra
Ma il dato politico di fondo è questo: l’irruzione di Vannacci ha cambiato gli equilibri nel sistema della destra italiana, radicalizzandoli in chiave reazionaria ed estremista, in direzione fondamentalmente anticostituzionale. Oggi appare sempre più chiara la contrapposizione ed evidente l’assetto della nostra Repubblica, non solo per quanto riguarda i princìpi stabiliti in modo formale dalla Costituzione, ma anche per quanto concerne quella che si può definire la religione su cui è costituita la Repubblica: valori etici, politici, perfino religiosi che ne sono alla base. Tutto questo è messo in discussione, e lo si vede benissimo – ma è solo un caso – nella vicenda di Roggero e nel dibattito che si è aperto relativamente alla questione della legittima difesa
Se questo è vero, come io penso, le responsabilità che ricadono sulle forze del centrosinistra sono ancora più profonde: non si tratta più di battersi semplicemente per un cambio di governo, ma di lottare per evitare un rovesciamento di quelli che sono i princìpi fondamentali della democrazia repubblicana italiana. Una sorta di eversione: è questo che oggi comincia a essere in discussione.
Chiamare a raccolta tutte le forze che credono nella Costituzione
Occorre quindi battersi, come si è detto a più riprese, per il programma che bisogna presentare agli elettori; ma questo era un ragionamento che aveva senso soprattutto nel periodo passato, non oggi: il quadro è profondamente mutato e richiede la costituzione di una sorta di fronte di resistenza nei confronti delle forze reazionarie che si stanno mettendo in movimento, con la formazione di un largo campo di alleanza che raccolga tutte le forze che intendono mantenere i princìpi costituzionali della Repubblica italiana – dalle forze liberali alle forze popolari e cattoliche, sino alle forze che si ispirano al socialismo – senza porre alcun veto, perché oggi la battaglia è diventata talmente decisiva da chiedere che tutti si schierino senza più contrapporsi su elementi miseri che non servono a nessuno.
È iniziato un cambio nella vita politica italiana, un mutamento con cui bisogna fare i conti, e occorre farlo intrecciando insieme alla battaglia per il cambio del governo la resistenza nei confronti delle forze che vogliono distruggere i princìpi della Repubblica democratica italiana. Questa è la posta in gioco e bisogna esserne consapevoli. Si dice: attenzione, rischiamo di trovarci la Meloni al Quirinale e Vannacci alla Presidenza del consiglio; ma il problema è ancora più grave e più di fondo. Diceva un grande politico che i corpi misti come i corpi semplici sono destinati a finire, se non ci mobilitiamo. Noi ci troviamo in uno di questi momenti: ci sono forze che stanno mettendo in discussione le fondamenta della Repubblica italiana. E combattere questo richiede la solidarietà di tutti coloro che sono impegnati nel mantenere i princìpi di fondo della nostra Costituzione, in una battaglia che penso che si possa vincere, perché gli italiani, in generale, sono conservatori, ma non reazionari. Non penso, come insegna il referendum, che abbiano intenzione di mandare al macero la nostra Repubblica.


