La nazione del sangue: l’idea di cittadinanza per Meloni&C.

di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 09/04/2026
Estratto dal libro La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, Feltrinelli

L’idea che la cittadinanza sia essenzialmente legata al sangue continua ad agire nelle politiche della dell’estrema destra. “Nell’Italia disegnata da CasaPound, la proposta elettorale razziale per le Politiche del 2018 intende ‘revocare la cittadinanza (…) per reati gravi (stupro, terrorismo, omicidio) agli immigrati divenuti italiani di prima, seconda o terza generazione, determinando un delirante status giuridico basato sul sangue”. Pochi mesi dopo che queste parole, comprensibilmente incredule, dello storico Elia Rosati furono stampate, quella proposta diventò effettivamente legge dello Stato, seppur applicata ‘solo’ ai nuovi italiani di prima generazione, ed entro cinque anni dall’ottenimento della cittadinanza. A compiere questo salto nel buio furono i decreti Sicurezza del governo Conte-1, firmati da Matteo Salvini (…). Se ci si chiede quale affermazione, in particolare, venga violata dell’articolo 3, non v’è dubbio che sia quella che stabilisce che “tutti i cittadini (…) sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di (…) razza”: cioè appunto di sangue, che è l’unico elemento che permette di distinguere, a questo fine, tra cittadini italiani. Questa misura, apertamente razziale, è a tal punto rivendicata dalla destra, che il governo Meloni, con il suo famigerato decreto Sicurezza, ha raddoppiato, portandolo a dieci anni, il periodo in cui la cittadinanza è revocabile ai cittadini di serie B, quelli non per via di sangue.

Nella “mappa concettuale che descriva gli aspetti originali e specifici della individualità” del fascismo, Emilio Gentile include l’adozione di “misure di discriminazione e di persecuzione contro coloro che sono considerati al di fuori della nazione come comunità etnica e morale, perché (…) appartenenti a razze considerate inferiori, o comunque pericolose per l’identità della nazione”. Per chi chiede la pistola fumante di un’identità pienamente fascista, ecco dunque una risposta inoppugnabile: la revocabilità della cittadinanza ottenuta non per via di sangue. E proprio alla ‘revoca della cittadinanza’ l’attuale ministro dell’Istruzione Valditara ha dedicato l’ultimo paragrafo di un mirabile opuscolo di cui è coautore: “Uno dei principi cardine del sistema romano era la revoca della cittadinanza a chi non ne fosse degno (…) Si deve tornare al principio che la concessione della cittadinanza con decreto, e dunque con atto amministrativo, deve essere meritata”. In perfetta sintonia è anche il generale Vannacci, che il 5 settembre 2024 dichiara: “La revoca della cittadinanza italiana agli stranieri naturalizzati che commettono reati gravi è in linea con la nostra Costituzione, che impone il dovere del rispetto della Carta stessa e delle leggi a ogni cittadino”.

Senza alcuna reticenza ci viene così consegnata l’immagine di una società stratificata, in cui la cittadinanza non è più eguale per definizione, ma è anzi essa stessa un fattore di fondamentale diseguaglianza, che ordina le persone in base al sangue: da una parte coloro che sono cittadini per via di sangue, e che non perdono la cittadinanza anche compiendo i più efferati delitti; dall’altra quelli che l’hanno acquisita in forza della legge, e che sarebbero invece esposti a una continua spada di Damocle. (…)

Nel dicembre 2025 questo fatale nesso tra sangue e cittadinanza è tornato ad affacciarsi nel Parlamento della Repubblica italiana, con la proposta di modifica degli articoli della Costituzione “concernenti l’introduzione del requisito della cittadinanza italiana per nascita per l’assunzione degli incarichi di vertice dello Stato e delle regioni”: si tratta di impedire che possa diventare presidente della Repubblica, delle Camere, del Consiglio o di una regione, chi non essendo cittadino per jus sanguinis, cioè nascendo da genitori di sangue italiano, non avrebbe “un legame originario e pieno con la Nazione”. Tecnicamente, una legge razziale.

 

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