L’inutilità di una repressione autoritaria di fronte al disagio dilagante che resta e viene alimentato a dismisura, rappresenta il divario che emerge dalle recenti misure di ordine pubblico adottate e in via di adozione da parte del Governo Meloni.
La lega rivendica il merito di aver trasformato in decreto parte delle misure contenute nel ddl sicurezza in discussione in Parlamento. Il riferimento è all’operazione Strade Sicure che prevede 500 militari in più per difendere Milano. Temono che si ripeta quanto accaduto lo scorso fine settimana poiché sono già in movimento gruppi Telegram e Signal per una nuova mobilitazione.
Ma chi governa si chiede perché c’è tanto malessere nella società?
Non cambia la linea del Governo: il disagio giovanile non esiste o è solo un alibi per violenti e “maranza”, c’è bisogno di un nuovo decreto sicurezza (sarebbe il sesto) che stringa la vite repressiva, stavolta anche nei confronti dei giovanissimi, con norme che inaspriscono le pene e consegnano alle forze dell’ordine nuovi strumenti di repressione. I precedenti decreti sicurezza hanno urlato alla luna: sono stati inefficaci perché di difficile applicazione di fronte alle dimensioni e all’incidenza dei fenomeni sociali che si succedono senza essere correttamente interpretati, nella loro complessità, da chi ci governa. Saranno pure “delinquenza pura” da “stroncare” (come dice Foti) gli atti di violenza giovanile dello scorso week end, ma vengono in mente gli occhi comparsi sui social di quel ragazzino che esce dal negozio da cui aveva asportato (sembra) qualche capo di abbigliamento griffato. La domanda che viene spontanea, però, è se delle situazioni criminose in cui i minori si trovano coinvolti la classe politica che governa è capace di chiedersi il perché? Il malessere della società: dei giovani, dei lavoratori (tre morti al giorno sul lavoro non sono aria fritta), delle donne, di chi studia e fa ricerca non è un problema di ordine pubblico. E quel malessere deve fare i conti con i continui tagli per la crescita dei giovani, partendo dalla paralisi dei più elementare diritto allo studio garantito dagli artt. 3, 33 e 34 della Costituzione. Cosa ci si attende da giovani privati del loro presente e del loro futuro? È troppo facile parlare solo di delinquenza pura da reprimere.
Ma le classi politiche che governano questo “nuovo” capitalismo che impone principalmente la rinuncia alla capacità critica, che esempio sanno dare ai giovani? È passata nel sentire comune di giovani e meno giovani, dopo decenni di scellerati esempi consolidati, la convinzione che si può ottenere tutto con la violenza, la prevaricazione, la prepotenza, il sopruso; con il disprezzo del diritto ormai relegato ad un optional di cui si può fare anche a meno. Tutti vedono alla luce del sole i comportamenti aberranti (politici e personali) di Trump, Presidente della più grande potenza del mondo e di Netanyahu, capo del Governo genocida di Israele, in base ai quali lo sterminio sistematico di interi popoli, l’occupazione e l’appropriazione violenta di territori, case, villaggi, terre, coltivazioni rappresentano la normalità; lo stupro, la pedofilia, le atrocità sui minori commesse dai potenti non sono perseguiti e il malaffare che si perpetra tramite l’abuso d’ufficio depenalizzato, non è più malaffare. L’illecito diventa lecito, crollano i valori di umanità e di solidarietà.
Non c’è da stupirsi se la rabbia dilaga anche nell’adolescenza
Come stupirsi che la rabbia dilaghi già dai 13 anni in su? Essa è reale e si esprime nelle piazze, ma non come pretesto per esercitare delinquenza, bensì come voce disperata di chi non è ascoltato e si sente abbandonato dalla politica. Siamo il paese in cui (dati ISTAT) sei milioni di persone hanno rinunciato alle cure, il 9,9 % della popolazione. In prevalenza, hanno rinunciato per le liste di attesa. L’Italia è il paese in cui la spesa per le armi è più alta di quella per scuola e sanità messe insieme. Certo, ci sono anche le teste calde, ma infiltrare provocatori nei cortei pacifici per giustificare interventi violenti della polizia e trasformare la protesta pacifica in guerriglia urbana è una pratica vecchia come il cucco. Chi ha i capelli bianchi la ricorda da sempre. Se accade, pertanto, che su 271 persone arrestate 220 sono minorenni, le istituzioni di una Repubblica democratica qualche domanda devono farsela, dopo averli ascoltati attentamente. In realtà, la destra neofascista trae vantaggi dalle violenze che si sprigionano nelle piazze, per giustificare scelte antidemocratiche e autoritarie; i giovani non hanno opportunità per esprimersi in nessun luogo e le esplosioni di rabbia sono il logico risultato. La più cieca rabbia ha portato alcuni manifestanti sia a saccheggiare i negozi di marca, in una sorta di esproprio proletario, sia a distruggere i libri; in una società in cui si sono normalizzate la sopraffazione, la derisione dell’altro, questa rabbia rappresenta il fallimento del neoliberismo che aveva promesso ricchezze e opportunità per tutti.
Il nuovo pacchetto sicurezza è pieno di niente. Niente che possa effettivamente affrontare l’immenso problema sociale che i giovani riversano nelle piazze. Il Governo mostra incapacità di vedere cosa c’è oltre la punta del naso, ma prova a forzare la Costituzione (che novità…). Crosetto, infatti, aveva annunciato che i 500 militari in partenza per Milano avrebbero ottenuto anche poteri di polizia giudiziaria. Una baggianata! L’art. 55 del Codice di procedura penale determina le funzioni della polizia giudiziaria (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia locale e altri). Basta leggerlo per capire che le sue funzioni sono accertative e repressive del reato e sono svolte sotto il controllo del Pubblico Ministero e del Procuratore generale della Corte d’appello da cui dipende funzionalmente come si evince dal dettato dell’art. 109 Cost. L’esercito fa un’altra cosa, lo sanno tutti (o quasi). Bene ha fatto il Capo dello Stato ad intervenire “fluidamente” (per usare l’espressione ipocrita di Piantedosi) per ricondurre qualche esaltato alla realtà. I militari si limiteranno a presidiare le strade, peraltro, in un numero limitatissimo per turno. Crosetto farà vedere di aver mobilitato l’esercito, almeno nella sua intenzione, ma anche questa gli è riuscita male.
Il tono autoritario nelle dichiarazioni della Meloni, poi, testimoniano la bassezza e l’ipocrisia di chi governa: non ci sarebbe niente di rivoluzionario nel devastare e rubare, per cui chi ruba e devasta deve essere represso. Allora si aggiungono nuovi reati; l’arresto obbligatorio per le devastazioni nelle manifestazioni e, dopo, l’arresto per i danneggiamenti di gruppo sulla base delle identificazioni e delle videoriprese; arriva il reato di danneggiamento aggravato e si estende il fermo preventivo fino a 24 ore; si rafforzano le misure di prevenzione dal momento dell’avviso del questore; si appesantisce l’arresto in flagranza anche per il danneggiamento; i minori saranno sottoposti al fermo preventivo immediato. Sono state annunciate pene per gli organizzatori delle manifestazioni on-line, perché, contrariamente alle idiozie pronunciate da qualche pappagallo, le recenti manifestazioni dei giovanissimi sono state convocate sui social, non nelle sedi dei partiti della sinistra.
Questa destra neofascista è nervosa. Teme di perdere le elezioni e se il superpremio previsto da questa scellerata legge elettorale non lo prendono loro devono solo rinunciare all’obiettivo di stravolgere la Repubblica antifascista nata dalla Resistenza. La grande manifestazione di Roma della Via Maestra dello scorso 17 ottobre ha dato prova di grande maturità, di grande presenza soprattutto di giovani. Hanno ragione di aver paura.


