Alla ricerca della sinistra perduta

di Barbara Fois - liberacittadinanza.it - 07/10/2022
Parliamone insieme, in attesa del congresso PD allargato

Fra i miei più remoti ricordi c’è un comizio. Siamo in piazza Yenne a Cagliari, una piazza storica e deputata spesso, almeno nel passato, ad accogliere comizi. Sono in braccio al mio papà e davanti a noi c’è un uomo su un balconcino di ferro battuto. Non c’è un palco, ma solo quel poggiolo, avvolto da una bandiera rossa, al primo piano di un edificio molto vecchio e rovinato. Sono i primi anni ’50 e c’è un’aria di festa intorno a noi e tante bandiere rosse. Il mio papà mi sussurra all’orecchio “Guardalo bene, figlia mia, e ricordati per sempre: quello è Pietro Nenni!” io lo guardo e poi mi appisolo serena sulla spalla di mio padre.

Sono nata e cresciuta in una famiglia di socialisti, di antifascisti, di partigiani, sono stata sempre orgogliosa di esserlo, convinta fino al midollo di essere dalla parte giusta, di fare le scelte giuste. Dunque adesso, come molti compagni della sinistra, mi sento amareggiata, delusa, tradita, ma soprattutto non rappresentata. Non mi riconosco in nessuno dei partiti e delle aggregazioni dell’attuale “sinistra” e non credo che il PD possa cambiare se stesso solo mutando il nome, durante una non stop di sedute di autocoscienza. Ma la colpa è anche nostra, di noi militanti: come abbiamo potuto essere tanto distratti, da non renderci conto di quanto stava avvenendo? Siamo stati come la famosa rana nell’acqua calda, che finisce bollita senza accorgersi della temperatura che pian piano aumenta. Eppure c’è stato anche chi lo diceva e aveva predetto lo snaturamento della democrazia parlamentare. Si chiamava Enrico Berlinguer.

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L’11 giugno del 2019 è stata pubblicata una antologia di scritti di e su Enrico Berlinguer dal titolo “Casa per casa, strada per strada”. L’occasione era il 35esimo anniversario della sua morte, avvenuta l’11 giugno 1984 ed è stato uno dei libri più acquistati e letti in Italia in quell’anno.

Il curatore è Pierpaolo Farina, anno 1989, creatore anche del sito dedicato a Enrico Berlinguer. E dire che quando lui è nato Berlinguer era già morto da 5 anni! La prefazione di questo libro invece è firmata da Eugenio Scalfari, che ci ha lasciato a luglio di quest’anno, a 98 anni., ancora lucidissimo.

Sembra che leggere quanto diceva e scriveva Berlinguer tanti anni fa, sia ancora una rivelazione, per molti, ma la dice anche lunga su quanto i militanti della sinistra si sentano smarriti e orfani. D’altra parte a leggere i suoi discorsi e i suoi scritti si rimane sorpresi dalla loro straordinaria attualità, dal rigore del pensiero, dall’analisi puntuale della situazione politica e sociale.

Facciamo qualche esempio? Diciamo subito che la questione morale era per Berlinguer assolutamente primaria e dirimente ed è famosa l’intervista che rilasciò proprio a Eugenio Scalfari nel luglio del 1981 e che vi allego, perché davvero vale la pena di rileggere. Qui ne riporto solo qualche passo: «I partiti non fanno più politica […] Politica si faceva nel ‘ 45, nel ‘ 48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.[….] “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune".
E ancora: "Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo…"

Ma, viene da chiedersi, perché se c’era qualcuno che già allora era in grado di vedere la realtà e di capire cosa bisognasse fare per cambiarla, oggi noi ci troviamo con la sinistra in frantumi e un Pd che non convince ormai nessuno? Il fatto è che, dopo Berlinguer, la sinistra non ha più avuto un suo originale progetto di società e una volta abbandonato il sogno del "sol dell'avvenire", rivelatosi difficoltoso da realizzare, soprattutto dopo l’avvento al potere di Craxi e la distruzione del Partito Socialista, si limita a copiare quello capitalista, accontentadosi di modificarlo un po’qui e un po’ là e così snaturandosi completamente. Da parte sua rappresentanti dello Stato hanno fatto patti con la criminalità, sono morti Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, c’è stata la stagione di Mani Pulite e poi è arrivato Berlusconi, che sulle macerie ha imposto il suo modello di società liberista, fatto anche di successo facile, senza nessuno spessore culturale, di corruzione, di degrado morale, di leggi ad personam, di bunga bunga… Poco a poco tutto si è logorato, stramato, consunto, mentre scuola, Università, Sanità, e tutte le eccellenze conquistate dalla sinistra per i cittadini venivano cannibalizzate dalle strutture private. E intanto la Sinistra invece di opporsi a questo sfacelo morale, sociale, economico, strutturale si lanciava in personali quanto devastanti restyling della propria immagine, fino ad impegnarsi soprattutto a blindarsi in una classe politica sempre più coesa nel perpetrare sé stessa. Altro che differenze fra destra e sinistra! E così in questi ultimi anni abbiamo vissuto nell'ipocrisia e nell'equivoco, continuamente ricattati nei momenti elettorali, senza poter nemmeno scegliere i nostri rappresentanti. E adesso tutti i nodi sono venuti al pettine.

Certo, prima c'erano verità semplici: da una parte c'erano i capitalisti e dall'altra la classe operaia. Ma oggi un piccolo imprenditore che lotta per i suoi pochi operai e si suicida per la disperazione di doverli licenziare dove vogliamo metterlo? Non certo fra i "sciur parùn dalli belli braghi bianchi". E la manovalanza dei migranti, supersfruttata dal caporalato, è ignorata dai sindacati, come la nuova categoria dei riders, perché non considerata “classe operaia”. Il fatto è che il lavoro che fai non ti etichetta, non ti incasella più in una categoria, com'era prima. E non è facile per la sinistra che non si è rinnovata se non nei nomi dei partiti, ma senza aggiornare strategie e obiettivi, trovare di nuovo un ruolo e una identità, ma soprattutto dei referenti.

Nell'abbandonare le ideologie hanno avuto troppa fretta di disfarsi di tutto quello che li connotava e hanno "buttato il bambino con l'acqua del bagno" come dicono gli inglesi e adesso la sinistra è un ibrido pieno di contraddizioni, non riconoscibile più da nessuna parte sociale. E comunque mi viene il dubbio che una società di eguali, una società socialista, forse non l‘ha mai voluta realmente nessuno: per molti forse era sufficiente che i più diseredati avessero almeno il necessario... Eppure mio nonno e mio padre non hanno rischiato la vita contro il fascismo per una vaga idea, per una chimera: quel sogno era vero per loro e lo era anche per me nel '68 e fino ad ora, ahimè… Ma del resto noi militanti di base, contrariamente alla dirigenza, non abbiamo mai perso la nostra identità: sappiamo bene qual è la parte giusta, cos’è il rispetto delle libertà, delle differenze, degli obiettivi comuni, del nostro pianeta e delle risorse energetiche. Quale deve essere il nostro ruolo davanti alla povertà, alla discriminazione, ai diritti civili più elementari, alla violenza individuale e di gruppo, al rispetto delle pari opportunità, a un futuro per i giovani e per la ricerca, etc. etc. Ci sarebbe spazio per tutto questo nel futuro “rinnovato” (?) PD? Ho qualche dubbio…

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Magari avessero voluto un partito socialdemocratico! Il fatto è che volevano distinguersi dall’URSS e per far questo erano pronti a negare tutto, a cancellare ogni traccia del passato. Beh, ce l’hanno fatta. E di modifica in modifica, di mutamento in mutamento, di trasformazione in trasformazione, di stravolgimento in stravolgimento, guardate dove sono finiti: dietro a un partito di estrema destra come Fratelli d’Italia. Ma bisogna specificare, tuttavia, che Berlinguer non pretendeva di restare immobile, incatenato a vecchie idee come certi paleocomunisti di oggi. Nel discorso per Dolores Ibarruri del 1975 spiegò: “Occorre che con audacia e con intelligenza ci si sappia liberare da ogni scolastica applicazione della nostra dottrina intesa come dogma, o da orientamenti che non sono più adeguati all’esperienza e alle condizioni storiche attuali, per camminare verso vie nuove di avanzata verso il socialismo”  e infatti, come scriveva su Rinascita: “Non ci può essere inventiva, fantasia, creazione del nuovo se si comincia dal seppellire se stessi, la propria storia e realtà”
"L'esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l'avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un'originale società socialista” e per raggiungere questo obiettivo, bisogna impegnarsi al massimo, contattando e ascoltando tutte le persone : “…casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo…". Nel suo ultimo comizio a Padova, dove fu colpito da un ictus, ci lasciò queste considerazioni: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”.  Padova. 7 giugno 1984  Frasi tratte da “Casa per casa. Strada per strada” a cura di Pierpaolo Farina.

Beh, stai sereno Letta, non ti chiederemo di rifondare la sinistra partendo dal PD e dalla sua rissosa dirigenza: per dirla con Fidel Castro “No los queremos, no los necesitamos”…..

 Barbara Fois

https://www.enricoberlinguer.it/questione-morale-berlinguer/ 

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