TRUMP, L’ASSO PIGLIATUTTO

di Barbara Fois - liberacittadinanza.it - 17/01/2026
Dopo il Venezuela, ora vuol prendersi la Groenlandia, mettere un piede in Iran e poi, a chi toccherà?

Il senso di incredulità e di straniamento che ci prende ogni volta che Trump apre bocca, non accenna a diminuire.

Anzi, sta diventando sempre più stupefacente quello che continua a inventarsi, la brutalità sprezzante con cui tratta gli altri, come se lui fosse la misura di tutte le cose… beh, non mi invento niente: l’ha proprio detto lui e credo che ci sia anche da proccuparsi quando afferma con decisione che l’unico suo limite è la propria moralità, c’è da dirsi infatti “eh, allora sì che siamo a posto!”

Già, proprio Trump – amico di Epstein, uomo corrotto, pedofilo, stupratore e molto opportunamente morto suicida mentre era in carcere – proprio lui, collezionista di crack finanziari (ben 7!) e di scandali sessuali e non, sarebbe l’unico argine morale alle proprie scelte? Ma per favore, non scherziamo! Uno che rapisce il capo di uno stato sovrano, sia pure esecrabile come Maduro, lo ammanetta e lo porta nel proprio paese per incarcerarlo e giudicarlo, non è proprio uno che abbia chiaro cosa sia il rispetto delle regole! Soprattutto se il motivo sfrontatamente addotto al rapimento è quello di prendersi il petrolio venezuelano. Che faccia tosta! Quella di uno che sa bene che nessuno può fermarlo, che si può permettere di sputare in faccia a tutti, dicendo (come ha detto) di baciargli il culo (sic). E visto che col Venezuela gli è andata bene, adesso prova a prendersi una terra più impegnativa: la Groendandia, che dipende dalla Danimarca e dunque fa parte dell’ONU e soprattutto dell’Europa. Certo, può essere un test interessante: fino a che punto può spingersi? Quanto lo temono? Su chi può contare? Chi, insomma, in Europa avrà la schiena dritta e chi farà il chierichetto turibolante? Troppe domande senza risposte, almeno per il momento. Compresa quella che riguarda solo noi italiani: la Meloni con chi si schiererà? Nel frattempo Trump può, per ingannare l’attesa di una risposta europea, cercare, magari, di giocare su un altro tavolo un’altra partita, meno insidiosa di quella con l’Europa: quella con l’Iran, guarda caso un altro posto ricco di petrolio, e non pesante e impuro come quello venezuelano. Ma soprattutto parliamo di un paese isolato dal contesto mondiale e perfino fra gli stessi paesi islamici.Un paese guidato dal vecchio e malato Khamenei, guida suprema del paese e massimo esponente nazionale del clero sciita. Un paese arretrato e illiberale, soffocato da una religione invasiva e opprimente. E guarda caso un paese che al momento si sta ribellando ad un regime intollerabile. Ma che fortuna insperata! Che straordinaria coincidenza! E Trump? Prima dice agli iraniani di continuare a ribellarsi, che fra poco arriverà lui a dar loro una mano. Ma quale generosità, quanta sollecitudine… peccato che proprio ieri sera abbia cambiato idea, lasciando i ribelli in braghe di tela: ne sono già morti 12mila, nel frattempo. Ma figurati se questa cosa può interessarlo e meno male che è la sua moralità a guidarlo. Quello che lascia basiti non è solo la violenza, la prepotenza, le minacce aperte e spudorate di questo bullo ignorante, ma soprattutto la quiescenza dei minacciati! Lui li sodomizza e loro chiedono scusa di dargli le spalle!! Ma che gente è mai questa?! A che serve la cultura, il passato, la storia se non se ne ha contezza? Se basta un prepotente analfabeta per zittire secoli di scoperte, di invenzioni, di regole, di giurisprudenza, di filosofia, di arte, di civiltà? Non ho parole. Ma c’è un lato ancora più inquietante: è che il suo modo di fare da prepotente maleducato sta facendo scuola fra i ragazzini e sdoganando tutti i cafoni e prepotenti del pianeta.

Ma c’è un ma e bello grosso: anche negli USA sta cambiando tutto e la creazione delle truppe speciali anti immigrazione della cosiddetta I.C.E. (Immigration and Customs Enforcement) sta creando le condizioni per una vera e propria guerra civile. Fra l’altro i membri dell’ICE si comportano secondo il modello di Trump: la violenza è l’unico sistema e usato nello stesso modo: aggrediscono i cittadini, li picchiano o gli sparano addosso, fino ad ucciderli, come è successo a quella povera donna di Minneapolis. E infatti in quella città (ma non solo lì) le proteste si susseguono sempre più violente: la gente non ne può più di questo aspirante dittatore e questo fa pensare che alla fine saranno gli americani a liberarsene, in un modo o nell’altro. I tempi del Far West, quando ci si faceva giustizia da soli e bastava qualche metro di corda per impiccare una persona, con giudizi sommari, non sono ancora finiti, a quanto pare, ma ai cittadini non stanno più bene. E meno male.

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 A quanto pare, poi, entrare a far parte di queste truppe speciali anti immigrazione è facilissimo: lo ha raccontato una giornalista freelance, certa Laura Jadeed, che ha testimoniato di aver fatto un colloquio di 6 minuti e poi di aver avuto un attestato in cui si poteva leggere che “avevo superato un test di idoneità e una verifica dei precedenti il 6 ottobre, nonostante fosse solo il 3 ottobre. Alla fine ho rifiutato l’incarico.” Ovviamente il dipartimento per la sicurezza nazionale smentisce la giornalista e parla di menzogne, ma la Jadeed conferma tutto e ha prove di quello che dice e una sua spiegazione, che troviamo davvero spaventosa: “Molti critici dell’ Ice temono che l’agenzia stia arruolando criminali pro-Trump – ad esempio gli insorti del 6 gennaio 2021” ma “la verità è forse ancora più spaventosa: la campagna di reclutamento dell’Ice è così approssimativa che l’amministrazione di fatto non ha idea di chi si unirà ai ranghi dell’agenzia. Siamo tutti, collettivamente, all’oscuro di chi lo Stato stia armando, affidandogli i compiti più delicati delle forze dell’ordine e mandandoli nelle strade”. Da parte sua l’NBC, il canale televisivo statunitense, ha rivelato che a causa di un errore, un software di intelligenza artificiale avrebbe indotto diverse reclute ad entrare in servizio pur non avendo ricevuto alcun addestramento. La cosa non stupisce visto quello che sta accadendo e le modalità di certi arresti – a volte condotti anche nelle scuole o posti di lavoro – e persino frutto di raid casa per casa, con episodi di irruzioni illegali con minori violentemente separati dalle famiglie. Per non dire di alcune città, come Washington, presidiate dall’esercito.

Roba da pazzi. Nel 2025 altre 12mila membri si sono uniti ai 10mila già esistenti membri dell’ICE, nei cui centri di detenzione sono già morte 32 persone. Tra queste, si contano sia richiedenti asilo, che stranieri residenti da anni, o persone “indiscriminatamente catturate nei raid”, come scrive il Guardian la settimana scorsa. Tra le cause dei decessi, “convulsioni e insufficienza cardiaca, ictus, insufficienza respiratoria, tubercolosi o suicidio”. In alcuni casi, “secondo famiglie e avvocati, sono morti per negligenza, dopo aver ripetutamente tentato, senza successo, di ottenere assistenza medica”.

Adesso – ultim’ora – le agenzie di stampa ci informano che Trump ha messo sotto indagine il sindaco di Minneapolis e perfino il governatore dello stato del Minnesota, per “ostacolo all’ICE”. La cosa è di una gravità senza precedenti: stiamo parlando degli Stati Uniti, non di un qualsiasi paesucolo sperduto e senza storia. Ma a questo punto, ribadisco, davvero debbono essere gli stessi americani a fare un po’ di chiarezza e a riportare alla civiltà e alla normalità il loro paese, perché alla fine sono loro che avranno da perdere più di tutti.

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E tuttavia ovunque questa situazione sta creando un clima di instabilità diffusa, di precarietà, un senso di inutilità, di insicurezza nel futuro e di conseguente ansia nella gente. Mi ha colpito la reazione di una mia vecchia e cara amica di infanzia, che è diventata bisnonna di recente e che mi confidava con le lacrime agli occhi “Ma che ne sarà di questa piccolina? In un mondo orribile e senza speranza come questo?”. Già. Anche una persona ottimista come me non si sente di azzardare pronostici positivi. Sembra piuttosto di vivere in un mondo distopico, dove la società è controllata da regimi totalitari, tecnologie oppressive e/o catastrofi ambientali,

creando così un'esperienza di vita terrificante, un angoscioso avvertimento sulle tendenze negative del presente e del futuro. Siamo insomma in un brutto filmaccio di scadente fantascienza, di quelli che cerchiamo di dimenticare subito, appena usciti dal cinema. Ma purtroppo questa volta non potrà bastare…

Barbara Fois

Approfondimento:

https://www.dire.it/15-01-2026/1209000-usa-una-giornalista-fa-il-colloquio-ice-assunta-in-6-minuti/

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